L'Ia in Pronto soccorso, luci e ombre della svolta digitale
La tecnologia sta cambiando il volto dell'Emergenza urgenza. Pullulano nelle strutture sanitarie i servizi di tracking del percorso del paziente e gli algoritmi che rivoluzionano i triage. Ma la politica stenta e i rischi per il personale non mancano
In prima battuta si tratta ‘soltanto’ di migliorare la comunicazione con i cittadini che accedono a un Pronto soccorso, rendendo più trasparente ed ‘empatica’ la gestione dell’attesa. L’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino ha attivato pochi giorni fa PSinforma, un nuovo servizio Sms pensato per dare agli accompagnatori dei pazienti notizie essenziali rispetto al percorso del degente dal momento della presa in carico in Pronto soccorso. In altre parole, si tratta di una soluzione di tracking che si sta diffondendo a macchia d’olio pure nelle aziende sanitarie della Liguria, attraverso una app che prevede, da parte dei familiari, l’inserimento del codice ricevuto dal paziente al momento del triage e condiviso con assenso esplicito. Sul cellulare dell’accompagnatore iniziano così ad arrivare in tempo reale gli aggiornamenti, per esempio, sul colore del codice assegnato, sulla zona del Pronto soccorso in cui si trova e sulle prestazioni, esami o visite, cui viene sottoposto. Insomma, un sistema di monitoraggio online che a dicembre è stato inaugurato anche nei Ps di Vicenza, Arzignano e Valdagno, mediante l’accesso a un’area riservata del sito dell’Ulss 8 Berica e con l’inserimento del codice fiscale e del numero identificativo del paziente.
All’Umberto I di Siracusa, invece, si sono spinti più in là. Il progetto Ps Smart offre sì il tracking digitale del paziente in tempo reale, ma integra anche una piattaforma di open reporting delle performance sanitarie e la teleassistenza post-dimissione per over 65. “I risultati hanno prodotto un miglioramento dell'efficienza operativa con riduzione dei tempi di attesa e decongestionamento degli spazi – dicono dall’Asp del capoluogo aretuseo – maggiore continuità assistenziale grazie alla diminuzione dei riaccessi impropri e incremento della trasparenza attraverso la pubblicazione dei report di performance”. Il servizio, peraltro, è assolutamente scalabile: infatti è stato già esteso ad altre strutture provinciali ed è disponibile gratuitamente per l’adozione regionale. Un esempio di best practice assurto l’altro giorno alla ribalta nazionale grazie al premio ricevuto nell’ambito del contest ‘PaOk! Insieme per creare valore pubblico’, un'iniziativa, in ambito Pnrr, del Dipartimento della Funzione pubblica, attuata da Formez, che valorizza progetti innovativi delle Pubbliche amministrazioni italiane, da Nord a Sud.
Insomma, l’integrazione delle tecnologie Ict nella sanità sta cambiando il volto dell’Emergenza-urgenza. Ia, realtà aumentata e reti 5G consentono al personale di intervenire con più rapidità ed efficacia sui pazienti. Attenzione: il ricorso al digitale non può certo correggere una gestione inefficace delle liste d’attesa e soprattutto ovviare alla carenza di personale o ai deficit nella presa in carico dell’assistenza territoriale, le cui conseguenze si scaricano poi sui Pronto soccorso. Tuttavia, l’innovazione permette ad esempio agli equipaggi di condividere subito i dati sanitari e i parametri vitali con la struttura di riferimento. È possibile il monitoraggio e il trattamento da remoto già nella fase di trasporto, con una precisione e appropriatezza un tempo impensabili. Non a caso, un recente white paper elaborato da Fpa con Panasonic prende in esame le soluzioni della Sanità aumentata, con un focus sul primo soccorso in ambulanza. Il dossier racconta casi internazionali che evidenziano l’impatto positivo degli strumenti digitali.
Sul fronte dei numeri, siamo ormai a quasi 19 milioni (18,582 milioni) di accessi in Pronto soccorso in Italia, ma il 60% è evitabile (codici bianchi o verdi, da trattare preferibilmente in ambulatorio medico) e un paziente su tre (il 33%) attende troppo, dice Agenas. L’Intelligenza artificiale, però, è sempre più impiegata per elaborare una grande mole di dati, supportando i medici nelle decisioni. Gli algoritmi coadiuvano nella gestione del sovraffollamento dei Pronto soccorso, mentre sistemi di triage basati sull'Ia consentono in massima rapidità di stabilire le priorità di cura in ragione di sintomi e parametri vitali. Poi ci sono i dispositivi indossabili che permettono un attento monitoraggio del paziente da remoto, scremando così gli ingressi in ospedale. Senza dimenticare la crescente diffusione del Fascicolo sanitario elettronico e l’interoperabilità delle banche dati.
Su quest’ultimo fronte, va detto, non tutto fila liscio come dovrebbe: mentre la tecnologica corre, istituzioni e politica zoppicano. Solo a metà gennaio, dopo lunghi ritardi e scadenze prorogate, è arrivato in Gazzetta ufficiale il decreto che stabilisce l’operatività del Profilo sanitario sintetico (Pss), una componente dello stesso Fse che, se correttamente compilata dai medici di base e dai pediatri di libera scelta, dovrebbe consentire un rapido inquadramento del paziente in contesti di emergenza, anche in assenza di un consenso esplicito alla consultazione del Fascicolo sanitario. Il nuovo documento è strettamente collegato all’Ecosistema dati sanitari. Ora, la data cerchiata in rosso sul calendario è il 30 marzo, quando il Fse entrerà a regime su scala nazionale, secondo il cronoprogramma del Pnrr. il nodo rimane però quello del consenso dei cittadini che incide sull’operatività della banca dati. Finora meno della metà della popolazione ha dato il via libera alla consultazione da parte degli operatori della salute.
Infine, è il caso di sottolineare che, accanto ai vantaggi, la digitalizzazione comporta dei problemi rilevanti. Non siamo di fronte al paradiso terrestre. Intanto, c’è il tema della cybersicurezza rispetto ai dati del paziente. Per il personale sanitario, invece, si profilano rischi di burnout digitale di tipo cognitivo e psicologico, collegato all’esigenza e alla sensazione di dover essere sempre presenti e reperibili. Inoltre l’eccesso di alert da parte dei sistemi di monitoraggio remoto potrebbe generare stress e fatica. Tutti nodi che richiedono contromisure sul piano della formazione e soprattutto dell’organizzazione del lavoro; tanto che anche i futuri contratti collettivi non potranno non tenerne conto.
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