04 Febbraio 2026

Dai tumori alle liste d'attesa, Schillaci rivendica l'azione di governo

Il ministro in occasione del World Cancer Day: "Ampliati gli screening sul cancro della mammella e del colon-retto, ora toccherà al polmone". Poi alla Camera replica al Pd: "Abbiamo messo regole e risorse, tocca alle Regioni"

Di NS
Dai tumori alle liste d'attesa, Schillaci rivendica l'azione di governo

Il World Cancer Day 2026 è un momento importante di sensibilizzazione nella lotta contro i tumori, ma anche un'occasione per fare il punto sulle innovazioni scientifiche, terapeutiche e di politica sanitaria. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha salutato la ricorrenza con parole focalizzate soprattutto sulla prevenzione: “La lotta al cancro è una priorità assoluta su cui il nostro impegno è forte e costante per sostenere la ricerca, l’equo accesso alle cure, l’assistenza e la prevenzione, che è una leva fondamentale. Per questo sosteniamo la promozione dei corretti stili di vita e la partecipazione ai programmi di screening oncologici gratuiti del Servizio sanitario nazionale". Poi ha ribadito: "Abbiamo ampliato le fasce d’età per accedere allo screening per il cancro della mammella e del colon-retto e lavoriamo per inserire tra i programmi del servizio sanitario anche quello per il tumore del polmone. Così come abbiamo dato un segnale forte alle persone guarite dal cancro, con la legge sull’oblio oncologico che abbiamo fortemente sostenuto e che è stata approvata all’unanimità dal Parlamento. Nella Giornata mondiale contro il cancro rinnoviamo questo impegno con ancora maggiore forza e determinazione”.

Il delicato terreno di osservazione delle malattie oncologiche richiama immediatamente il nodo delle prestazioni del Ssn e in particolare delle liste d'attesa. Il Partito democratico aspettava oggi al varco Schillaci in Aula alla Camera, durante il question time. Il titolare della Salute non ha potuto che scaricare la responsabilità dei problemi addosso alle Regioni: “Il governo sta facendo la sua parte. Abbiamo messo le regole. Abbiamo stanziato più risorse. Stiamo costruendo gli strumenti di controllo. La partita si gioca nei territori. Nelle corsie. Negli ambulatori. Si gioca lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle. Per questo continueremo a vigilare. A controllare. A intervenire dove serve. Senza sconti per nessuno”. Poi ha rincarato: “Con il decreto-legge 73 del 2024 il governo ha messo nero su bianco regole precise. L'attività libero-professionale intramuraria non può mai superare quella istituzionale. Ripeto mai”. E ha evidenziato: “Quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le Direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche: solo con il ticket”. Infine il ministro ha ricordato: “Abbiamo istituito la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa presso Agenas. Il 9 dicembre 2025 ho firmato il decreto che stanzia 27,4 milioni di euro per renderla operativa. È un sistema unico di monitoraggio che permette di vedere in tempo reale cosa succede. Dove funziona. Dove no”.

Il titolare di Lungotevere Ripa ha sottolineato quindi che mancano ancora due decreti attuativi che giacciono presso la Conferenza Stato-Regioni. Ma questo non è un alibi per nessuno. Infatti Schillaci ha attaccato: “Le norme che ho citato sono già in vigore. Vanno applicate. Il punto è un altro. Le leggi non si applicano da sole. Servono amministratori che le vogliano far rispettare”. E senza giri di parole: “In troppe Regioni le risorse ci sono ma non vengono spese. Non basta dire che servono i medici. Servono più medici in alcune specialità. Se però le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore al giorno mentre la libera professione è disponibile 24 ore, il problema non è il numero di medici. È la volontà di organizzarsi in maniera diversa”. Il Pd naturalmente ha risposto bollando Schillaci come “inadeguato” a fronte di “tempi d’attesa imbarazzanti” e un “Ssn non garantito”. Ma l’intervento del ministro a Montecitorio a un certo punto si è fatto accorato: “Ho fatto il medico in strutture pubbliche per oltre 30 anni. Quando indossi il camice la prima domanda al paziente non può essere ‘quanti soldi hai in tasca?’ ma la prima domanda è ‘Di cosa hai bisogno? Come posso aiutarti?’. Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono medici, sale e apparecchiature disponibili, questo non è scorretto. È disumano”.

La Lega invece ha interrogato Schillaci sull’abuso di psicofarmaci in età evolutiva. Il titolare della salute ha confermato i dati in crescita, ma ha precisato: “Va detto che l’uso degli psicofarmaci in età evolutiva in Italia rimane è al di sotto della media europea. Dopo la pandemia si è accentuato questo fenomeno. Ma attenzione: non siamo davanti a un'onda emotiva post-Covid. I numeri ci dicono altro. Questo è un incremento strutturale della complessità clinica”. Secondo il ministro, il primo punto riguarda il superamento della frammentazione dei dati. “Abbiamo sviluppato il Sistema informativo della salute mentale in età evolutiva – ha spiegato Schillaci – ma dobbiamo anche tracciare l'intero percorso con ambulatori, servizi semiresidenziali”. Poi bisogna ridurre disparità territoriali “inaccettabili” e serve più prevenzione, non a caso l’Iss “sta rafforzando la rete che parte dal riconoscimento precoce dei disturbi del neurosviluppo. Intercettare prima significa curare meglio”. Il tema finale, secondo l'esponente dell'esecutivo, è che “servono specialisti, con competenze specifiche non solo per gestire l'emergenza ma per garantire progetti terapeutici di lungo periodo”. Infine il nodo delle risorse che sono collegate al Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030: si tratta di 80 milioni di euro quest’anno, 85 milioni l’anno prossimo e 90 milioni nel 2028, a regime 30 milioni l’anno dal 2029. “Di questi fondi, 30 milioni all'anno sono vincolati alle assunzioni a tempo indeterminato. Servono medici, psicologi, educatori. Professionisti formati che possano seguire questi ragazzi nel tempo”, ha concluso Schillaci.

Per chiudere, Noi Moderati ha chiamato in causa l’inquilino di Lungotevere Ripa sui disturbi dell'alimentazione e della nutrizione. Schillaci ha evidenziato: “Il Centro nazionale per l'eccellenza clinica dell'Istituto superiore di sanità stima oltre 14mila assistiti. Ma sappiamo che i numeri reali sono purtroppo più alti. Per questo abbiamo avviato un progetto strategico proprio con l'Istituto superiore di sanità, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. Un'indagine epidemiologica nazionale per produrre dati aggiornati sulla prevalenza dei disturbi e mappare la rete dei servizi dedicati. Vogliamo una fotografia precisa: bisogni assistenziali, tempi di attesa, disparità territoriali. Perché nei disturbi alimentari il tempo è tutto”. Sul fronte delle risorse, Il Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione ha stanziato 15 milioni di euro per il 2022; 10 milioni per il 2023; altri 10 milioni per il 2024. Questi hanno sostenuto i Piani di intervento regionali, rafforzato i servizi dedicati. Decisivo però è stato l'aggiornamento dei Lea, con l’inserimento di prestazioni specifiche per anoressia e bulimia, cicli di terapia psicoeducazionale individuale e di gruppo. Secondo Schillaci è “una svolta: queste prestazioni diventano strutturalmente erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. E questo è fondamentale per superare le differenze territoriali”. Anche qui però “serve formare gli operatori, creare équipe multidisciplinari, collegare i servizi di neuropsichiatria infantile con quelli per adulti, perché molti disturbi iniziano in adolescenza e proseguono. I disturbi alimentari – ha chiuso il ministro – sono patologie serie. Complicate. Non possiamo permetterci improvvisazione o sottovalutazione. Ogni paziente che arriva deve trovare un sistema competente e organizzato”.

 

 

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