Lea aggiornati dopo nove anni. Ma restano nodi e criticità
Il varo del Dpcm sui Livelli essenziali di assistenza attende solo il parere della commissione competente in Senato. Molte le innovazioni importanti: entrano ad esempio i tumori mammarici e ovarici Brca-correlati. Non mancano le critiche delle opposizioni. Salutequità: "Incongruenze normative"
Cambiano i bisogni di cura degli italiani, mutano approcci e tecnologie terapeutiche, dunque era necessario un ‘tagliando’ dei Lea (Livelli essenziali di assistenza): aggiornamento peraltro atteso da ben nove anni. Dopo l’intesa in Conferenza Stato-Regioni dell’ottobre scorso sul Dpcm (Decreto della Presidenza del consiglio dei ministri) che aggiorna quello del gennaio 2017, l’ultima curva dell’iter prima del varo definitivo passa in questi giorni dal parere delle commissioni parlamentari competenti. La Affari sociali della Camera si è detta favorevole all’unanimità e il presidente Ugo Cappellacci ieri pomeriggio ha comprensibilmente esultato: “L’aggiornamento dei Lea significa più prevenzione, diagnosi più precoci e cure più appropriate. Significa estensione degli screening neonatali, nuove prestazioni in ambito oncologico e genetico, maggiore attenzione alle patologie croniche e invalidanti, nuovi ausili per le persone con disabilità e l’introduzione di percorsi di supporto psicologico per disturbi gravi, come quelli del comportamento alimentare. Tutte prestazioni che entrano a pieno titolo nel perimetro del Servizio sanitario nazionale”. Ora l’impegno, ha concluso il parlamentare di Forza Italia, è quello di “non lasciare più trascorrere tempi così lunghi tra un aggiornamento e l’altro. La salute non può aspettare”. Si attende quindi soltanto la commissione Sanità del Senato che non ha ancora trovato la quadra per un parere favorevole che sia condiviso in modo trasversale.
LE NOVITA’ DEL TESTO
Nel merito, il provvedimento, tra le altre cose, tiene conto di tre nuove malattie croniche esenti dalla partecipazione del paziente ai costi delle prestazioni, con l’indicazione della soglia temporale minima dell’attestato di esenzione: si tratta della sindrome fibromialgica, della idrosadenite cronica suppurativa e della malattia polmonare da micobatteri non tubercolari. Entrano nei Lea pure le prestazioni specialistiche per il controllo della gravidanza fisiologica. Non mancano nemmeno due erogazioni nuove connesse alla terapia psicoeducazionale per disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, sia per sessioni individuali che collettive. Inoltre, vengono aggiornati i Diagnosis related group (Drg) sui ricoveri di degenza ordinaria ad alto rischio di non appropriatezza. Aggiornate pure le prestazioni di assistenza termale e le liste delle malattie rare che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni.
ENTRANO I TUMORI MAMMARI E OVARICI BRCA-CORRELATI
Ma una delle innovazioni più attese sul fronte Lea riguarda la prevenzione oncologica e genetica: viene varato infatti il programma per i tumori mammari e ovarici Brca-correlati. In pratica si tratta di un piano di sorveglianza attiva per le donne che hanno familiarità con il cancro della mammella e dell’ovaio. Il nuovo percorso contempla la rilevazione delle varianti patogene dei geni Brca1 e Brca2 nelle pazienti già affette da tumore, seguita da uno screening regolare per le familiari sane risultate portatrici della mutazione. Nel programma entrano dunque erogazioni come visite mammografiche, senologiche, ecografie, risonanze e consulenze oncologiche e ginecologiche. Lo scopo è anticipare la diagnosi, puntando sulla medicina di precisione predittiva e personalizzata. Il costo stimato è di 11 milioni di euro annui e il target potenziale è di 10mila donne all’anno. Come accennato, inoltre, gli screening neonatali vengono allargati a otto nuove malattie genetiche rare: malattia di Pompe, malattia di Fabry, malattia di Gaucher, immunodeficienze combinate gravi (Scid), mucopolisaccaridosi di tipo I (Mps I), adrenoleucodistrofia legata all’X (X-Ald) e altre glicogenosi. Anche in questo caso, la diagnosi precoce è cruciale: il piano dovrebbe avere un target di 390mila neonati l’anno con un costo stimato di oltre 14 milioni di euro, coperti in parte con risorse già in cassa.
CRITICHE LE OPPOSIZIONI
Le novità (riportate nel testo in calce) sono comunque molteplici. Le innovazioni meritorie non mancano, ma nemmeno i punti critici. Dalle opposizioni in Parlamento, ad esempio, si leva la voce della senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Guidolin, che evidenzia gli altissimi costi gravanti sulle famiglie di malati di Alzheimer e chiede con urgenza un adeguamento del Piano nazionale per le demenze con finalità assistenziali. La collega di Italia viva, Annamaria Furlan, auspica invece l’inserimento nei Lea delle prestazioni di cura dei grandi ustionati, mentre ancora il senatore pentastellato Orfeo Mazzella fa notare il forte incremento dei casi di scabbia, che pone il nodo del passaggio dei farmaci per tale patologia dalla fascia C alla fascia A.
SALUTEQUITA’: “INCONGRUENZE NORMATIVE”
Poi ci sono i rilievi puntuali che da tempo fa il think tank sulle politiche sanitarie Salutequità. Anche nella recentissima audizione a Montecitorio in merito al decreto, il presidente Tonino Aceti ha parlato di provvedimento “positivo” ma con “criticità”. Aceti ha evidenziato in primis un problema di trasparenza nel processo di selezione delle prestazioni incluse: dalla relazione tecnica non risultava inizialmente quante proposte fossero giunte al dicastero della Salute. Nel corso dell’audizione è emerso che su 370 proposte di integrazione sottoposte al ministero quelle approvate sono state pari a 91. Tra i nodi più gravi, secondo il presidente di Salutequità, figurano poi “alcune incongruenze normative. La cefalea primaria cronica, riconosciuta come malattia sociale dalla legge 81/2020, non è inserita nei Lea con un codice di esenzione. Analoga situazione per molti pazienti con psoriasi severa a placche, che ancora non possono godere del codice di esenzione 045, e per la dermatite atopica, patologia cronica altamente impattante ancora esclusa dai codici di esenzione”. Sul fronte oncologico, Aceti ha giudicato positivo l’inserimento dei test diagnostici per l’accesso ai nuovi farmaci, ma ha segnalato un corto circuito strutturale: “Aifa approva nuovi farmaci più velocemente di quanto il Ssn aggiorni il rimborso dei test necessari per accedervi, con il rischio di compromettere l’accesso effettivo alle cure”. Perplessità anche sulla previsione di sole dieci sedute di terapia psicoeducazionale per i disturbi alimentari, giudicate “insufficienti rispetto alla complessità clinica di queste patologie”.
“RIFORMARE IL MECCANISMO DI AGGIORNAMENTO”
“Tra i nodi strutturali – ha continuato Aceti – emerge con forza il tema dell’odontoiatria, oggi in gran parte fuori dal perimetro del Servizio sanitario nazionale e a carico dei redditi delle famiglie. È necessario avviare una riflessione seria sull’ampliamento dell’offerta pubblica”. Salutequità ha espresso timori pure sull’attuazione concreta dei Livelli essenziali dell’assistenza. “I Lea vigenti e questo nuovo aggiornamento – ha evidenziato Aceti – a seguito dell’annullamento del Decreto tariffe da parte del Tar Lazio, rischiano di essere cancellati se non si provvederà alla stesura e all’approvazione entro settembre 2026 di un nuovo Decreto tariffe. Per questo è fondamentale garantire in questo iter un coinvolgimento tempestivo delle Regioni”. Ulteriore elemento critico, sottolineato nell’audizione, riguarda l’incognita dell’impatto finanziario e le coperture dell’aggiornamento Lea, costruiti sulla base di un decreto tariffe poi annullato, appunto, dal Tar. L’associazione ha quindi sollecitato una riforma del meccanismo di adeguamento dei Lea, giudicato “troppo lento e burocratico, non al passo con i bisogni dei cittadini, le innovazioni tecnologiche, organizzative e professionali del Ssn”. La proposta è istituire un’autorità stabile e indipendente. Altro scoglio evidenziato è l’applicazione a macchia di leopardo dei Lea e l’inadeguatezza del sistema di monitoraggio. Infine, il vulnus del finanziamento: “Oggi – ha chiuso Aceti – mancano sia una metodologia robusta per calcolare il costo reale dei Lea sia una cornice strategica di riferimento”. Dunque, “è indispensabile rivedere anche i criteri di riparto del Fondo sanitario e superare il rimborso a prestazione, puntando invece sul finanziamento dei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali e sugli esiti di salute”.
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