12 Febbraio 2026

"Equo compenso per tutti i medici e i dentisti. Ne va della salute del paziente"

La legge a tutela dei professionisti ancora non funziona a pieno regime e il presidente Amolp Di Martino spiega a Nursind Sanità: "Va applicata in modo concreto e allargata. Ne va anche del decoro delle categorie coinvolte"

Di Ulisse Spinnato Vega
"Equo compenso per tutti i medici e i dentisti. Ne va della salute del paziente"

La legge sull’equo compenso per professionisti è una promessa tradita o comunque non ancora mantenuta: esiste da tre anni, ma il campo di applicazione è ristretto e manca una parte delle norme attuative. Dunque latitano gli effetti concreti a tutela delle prestazioni rese verso i cosiddetti “contraenti forti” (grandi imprese, banche, assicurazioni, pubbliche amministrazioni) e non solo. Tra l’altro la norma non si estende retroattivamente ed esiste un vulnus nel coordinamento con il Codice degli appalti, senza dimenticare che l’apparato sanzionatorio e disciplinare appare ad oggi in fase di assestamento.

L’emergenza nell’emergenza riguarda il settore sanitario che innanzitutto chiede da tempo l’emanazione di un decreto ministeriale per la determinazione giudiziale dei parametri di liquidazione dei compensi per i medici e gli odontoiatri, passaggio necessario in un regime come il nostro che da 20 anni ha abrogato le tariffe, minime e massime, per le professioni regolamentate. E poi invoca l’estensione della legge ben oltre il perimetro delle imprese con più di 50 lavoratori e ricavi annui superiori a 10 milioni di euro, fino a includere tutte le prestazioni rese in regime di mercato, anche nei confronti delle persone fisiche.

“Con l’abolizione dei tariffari minimi voluta ai tempi di Bersani, è partita una corsa al ribasso in virtù del principio della concorrenza che ha fatto proliferare, pensiamo all’odontoiatria ma non solo, le catene low cost. E la situazione continua a peggiorare, a scapito della salute del paziente”, denuncia a Nursind Sanità Sergio Di Martino, presidente Amolp, l’Associazione dei medici e odontoiatri liberi professionisti.

Presidente, quali sono i rischi che paventate?
Ci sono costi e spese incomprimibili che dobbiamo affrontare per offrire prestazioni di un certo livello. Pensiamo a uno studio professionale, medico o dentistico, che ha tasse, contributi, esborsi assicurativi e deve mantenere certi standard sul fronte delle forniture, delle apparecchiature, dei materiali. Tutto questo rappresenta in primis una garanzia per il paziente e poi ha a che fare con il decoro della professione. Obiettivi chiave che rischiano di allontanarsi con un abbassamento indiscriminato delle tariffe.

Facciamo qualche esempio concreto.
Si pensa spesso all’odontoiatria, ma il problema riguarda, ad esempio, pure un ginecologo o un endocrinologo. Sa qual è la differenza tra un ecografo nuovo e uno vecchio? Potrei vedere o meno delle immagini importanti. Ovviamente la differenza la fa sempre l’operatore e non è solo il costo che fa la prestazione, però gli strumenti diagnostici contano moltissimo.

La legge 49 del 2023, tuttavia, non sembra al momento risolutiva.
Si tratta di un punto di partenza importantissimo, ma la sua applicazione, almeno nel settore sanitario, è di là da venire. Già se fosse operativa nella sua versione attuale, cambierebbe i nostri rapporti con le assicurazioni o con le Pa nel caso, ad esempio, dei medici del lavoro. Senza dimenticare i compensi non adeguati dei colleghi che lavorano presso strutture convenzionate con il Ssn che ormai hanno raggiunto le dimensioni contemplate dalla norma.

Voi però ne chiedete l’estensione erga omnes. Non pensate che tagliare le unghie ai grandi marchi delle cure low cost sia sufficiente a riequilibrare il mercato?
È importante estenderla al cliente ordinario per tutelare la sua salute e il nostro decoro professionale. Già una decina di anni fa la situazione era molto difficile, ora va sempre peggio.

Come fa una tariffa regolata a proteggervi dentro un mercato transnazionale aperto? Pensiamo al dumping che deriva dal turismo sanitario, soprattutto odontoiatrico ma non solo, verso Albania, Balcani o Turchia.
Anche qui servirebbero regole precise. Mi sembra assurdo associare l’idea delle cure a quella del turismo. Ci segnalano casi di pazienti arruolati in modo approssimativo e poi accadono vicende tragiche come una, poco tempo fa, in Puglia. Un recente ordine del giorno parlamentare ha persino aperto la discussione sul tema del blocco delle detrazioni per spese legate al turismo odontoiatrico. È inaccettabile che si possa operare senza parametri e senza norme precise.  

Si, però per una pulizia odontoiatrica non si va all’estero e le tariffe dei dentisti italiani non sono sempre così economiche.
Una pulizia va fatta con la massima cura e mi riallaccio al discorso del medico e della qualità, ad esempio, delle ecografie. Il fulcro è sempre la salute del paziente e debbo dire che il clima sta cambiando.

Si riferisce ad alcune iniziative parlamentari per l’estensione della legge?
Anche. Siamo fiduciosi. Abbiamo avuto contatti proficui con tutti gli interlocutori politici e istituzionali. Chiediamo intanto l’applicazione puntuale della norma e poi il suo allargamento. E chiediamo al ministero della Giustizia una giusta interlocuzione anche sull’attività dell’Osservatorio nazionale previsto dal provvedimento.  

 

Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram