Aids, ecco la legge che abbassa a 14 anni l'età per i test
Secondo le nuove norme non servirà più l'autorizzazione dei genitori. La pdl, che punta sulla prevenzione e il contrasto anche dell'Hiv e dell'Hpv, ha ricevuto l'ok in Commissione ed è pronta per l'Aula di Montecitorio. I dettagli del provvedimento
Dopo 35 anni, le malattie sessualmente trasmissibili tornano in Parlamento con una legge che abroga e aggiorna quella del 1990 (la n 135 del '90). Arriva il primo via libera dalla commissione Affari sociali della Camera alla proposta, a prima firma Mauro D'Attis di Forza Italia, con il voto favorevole della maggioranza e l'astensione dell'opposizione. I gruppi di minoranza rimandano all'approdo in Aula (sarà il deputato D’Attis stesso a riferire nell’emiciclo sulla legge) per avanzare alcune proposte di miglioramento. Soddisfatto il presidente della Commissione Ugo Cappellacci (FI) che vede nella legge "un passo concreto e moderno nella prevenzione e nel contrasto delle infezioni sessualmente trasmesse: più diagnosi precoce, più informazione, più presa in carico e, soprattutto, meno stigma e discriminazioni”.
UNA SORTA DI 'LEGGE QUADRO' SU PREVENZIONE E CONTRASTO DELLE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI
Il testo si propone come una sorta di 'legge quadro' per la prevenzione e il contrasto dell’Hiv, dell’Aids e dell’Hpv, mettendo in campo un Piano nazionale di interventi che sarà adottato dal ministero della Salute con il confronto con le Regioni.
C'è in particolare una novità nella lotta all'Aids: viene abbassata l'età in cui è possibile fare il test senza l'autorizzazione dei genitori. Altro elemento importante è l'attenzione al Papilloma virus, una infezione su cui cresce l'allarme dei medici, perché può degenerare in malattie oncologiche. Sul fronte dell'Aids i numeri della Lila (Lega per la lotta contro l'Aids) indicano nel 2024 un aumento delle infezioni rispetto all'anno precedente, con 2.379 nuove diagnosi, pari a un’incidenza di 4 nuovi infettati ogni 100.000. Guardando al papilloma l'arma c'è ed è il vaccino, offerto gratuitamente ai ragazzi di 12 anni, ma la copertura va implementata soprattutto sui maschi, che hanno un accesso al vaccino molto inferiore alle ragazze.
COME NASCE LA LEGGE
Il testo votato oggi ha una storia che viene da lontano. Come ha spiegato a Nursind Sanità il primo firmatario D'Attis, l'idea nasce "nel 2019, nella scorsa legislatura. Allora ho costituito, insieme ad altri colleghi, un Intergruppo parlamentare che si chiamava l'Italia ferma l'Aids. Sono gli anni in cui la malattia era ancora causa di tante vittime, quelli della generazione del preservativo, c'era il terrore di contrarre la malattia".
Ora, a distanza di anni, la situazione è cambiata, ma resta la necessità di non spegnere i riflettori. "Dal punto di vista del contrasto della malattia abbiamo fatto passi avanti – ha sottolineato il deputato azzurro - le cure sono migliorate, ma è peggiorata la realtà dell'infezione, nel senso che se ne parla poco. E poi è arrivato il Covid e il tema dell'Hiv è stato completamente sommerso".
D'Attis ha quindi ripresentato un testo in questa legislatura, a cui si sono affiancate altre proposte di legge sullo stesso tema da Pd, Avs e M5s. Si è arrivati a un testo base alla Camera, che conta già su un certo finanziamento.
LE RISORSE A DISPOSIZIONE
"Nelle leggi di Bilancio 2025 e 2026 sono stati inseriti degli stanziamenti sulla lotta all'HIV che implementano quelli previsti dalla legge vigente, la 135 del 90, difficilmente quantificabili perché sono multidisciplinari. Ora, in più abbiamo 5 milioni per la lotta all'Aids e 1 milione specifico per i farmaci prep", quelli utili a prevenire il contagio per soggetti a rischio.
LE NOVITÀ LEGISLATIVE
La novità più rilevante si trova all'articolo 5. Mentre oggi solo dai 18 anni, quindi con la maggiore età, si può fare il test Hiv senza autorizzazione, con la nuova legge l'età scende a 14 anni. Lo scopo è quello di facilitare e allargare la platea di chi fa il test, spingendo sulla diagnosi precoce.
C'è poi una nuova attenzione al ruolo delle associazioni nella lotta al virus. "Nella vecchia legge – ha spiegato ancora D'Attis - le associazioni erano considerate volontariato, oggi sono enti del terzo settore, hanno una personalità giuridica e operativa più forte. In questa legge il terzo settore svolge un ruolo fondamentale, ci aiuta a supplire alle carenze del servizio sanitario e a raggiungere una più ampia comunità nella prevenzione, che, in attesa di un vaccino, è l'arma fondamentale che abbiamo".
All'articolo 1 si precisa che ci saranno infatti "interventi di prevenzione della salute mediante attività di screening per il conseguimento di diagnosi precoce su tutto il territorio nazionale, in ambito ospedaliero e territoriale, anche ricorrendo alle attività di screening sul modello community-based, realizzate da enti del Terzo settore, e riconoscendo il ruolo di operatori non appartenenti alle professioni sanitarie adeguatamente formati".
Alla lotta al papilloma virus è dedicato l'articolo 2: allo scopo di contrastare la diffusione delle infezioni da HPV si mettono in campo "attività di prevenzione e cura" tramite "programmi di screening oncologici gratuiti". D'Attis ha evidenziato infatti che rispetto alla proposta del 2019 "entra nella legge questo virus che è più facile da combattere, perché c'è il vaccino ma su cui bisogna aumentare la copertura. Il problema è che i maschi sono asintomatici ma lo possono trasmettere e qui riscontriamo un problema culturale. Molti genitori fanno resistenza a vaccinare i figli di 12 anni per una malattia trasmissione sessuale. Bisogna quindi scuotere le coscienze, come è successo per l'Aids negli anni Novanta". La lotta all'Hpv si rende particolarmente necessaria "per l'allarme dei medici su una infezione che può degenerare in malattie oncologiche", ha rimarcato. Per questo il legislatore prevede per tutte le malattie a trasmissione sessuale che "il ministero della Salute realizza campagne di sensibilizzazione e informazione" anche nell'ottica di "contrasto dello stigma e dei pregiudizi". Un'azione che vedrà in prima linea anche il ministero dell’Istruzione coinvolgendo "gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado".
IL FRONTE DELLE OPPOSIZIONI
Rispetto alla scelta dell'astensione da parte delle opposizioni, il deputato M5S Andrea Quartini ha spiegato al nostro giornale che si tratta di una "disponibilità verso un'impostazione abbastanza condivisa, ci sono alcune questioni che vedremo di migliorare in Aula con gli emendamenti". In particolare, "andrebbero aumentati i finanziamenti", bisognerebbe spingere di più sulla "prevenzione con campagne più diffuse" e affrontare il tema dei farmaci prep, "che sono molto costosi, ma costituiscono una protezione importante ad esempio per le coppie che hanno questo problema". C'è poi la questione che riguarda gli operatori sanitari che possono entrare in contatto con chi ha questo virus. "Credo che bisognerebbe superare la richiesta di un consenso scritto per accertare l'Hiv, sarebbe più ragionevole che venisse chiesto durante lo screening iniziale", ha concluso Quartini.
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