"Oltre 66mila infermieri in pensione entro il 2030". Italia viva lancia l'allarme
La senatrice Furlan incalza il governo: "Senza un piano straordinario, il rischio è una progressiva riduzione dei livelli essenziali di assistenza". Sul tema un'interrogazione al ministro Schillaci
“L’Italia è oggi il Paese più anziano d’Europa. A fronte di questo dato strutturale, che comporta un aumento esponenziale delle patologie croniche e della fragilità, il nostro Servizio sanitario nazionale si trova a fare i conti con un personale infermieristico tra i più anziani del continente. Secondo le analisi della Fondazione Gimbe su dati Mef, oltre il 50% degli infermieri del Ssn ha più di 50 anni e l’età media si colloca attorno ai 56-57 anni, circa 15 anni in più rispetto ai principali partner europei. Le proiezioni parlano di oltre 66mila pensionamenti tra il 2026 e il 2030. È evidente il rischio di un vero e proprio ‘doppio invecchiamento’: popolazione sempre più anziana e infermieri sempre più vicini alla pensione. Così il sistema non può reggere”. Lo dichiara la senatrice di Italia viva Annamaria Furlan, che depositerà un’interrogazione al ministro della Salute.
“Già oggi – prosegue Furlan – la carenza di personale rappresenta una delle principali criticità del sistema sanitario pubblico, con ripercussioni sulla continuità assistenziale. Chiediamo al Governo quali iniziative urgenti intenda adottare per fronteggiare il picco di pensionamenti previsto nei prossimi anni, se sia prevista una revisione strutturale della programmazione del fabbisogno formativo con un aumento dei posti nei corsi di laurea in infermieristica e un rafforzamento delle borse di studio, e quali misure concrete si intendano mettere in campo per rendere più attrattiva la professione, sotto il profilo retributivo, delle condizioni di lavoro e delle prospettive di carriera”.
“Il sottofinanziamento del personale sanitario non è più sostenibile. Senza un piano straordinario sugli infermieri – conclude la senatrice -. il rischio è una progressiva riduzione dei livelli essenziali di assistenza e un arretramento del diritto alla salute dei cittadini. Il governo dica con chiarezza quali scelte intende fare, perché il tempo a disposizione sta finendo”.
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