10 Marzo 2026

Sanità in pezzi: Salerno, ma non solo. Lo scandalo 'furbetti' imboscati in ufficio

All'ombra del Castello di Arechi il Nursind territoriale torna a denunciare oltre 400 casi di operatori, tra cui pure infermieri, traslocati indebitamente dietro una comoda scrivania amministrativa. Il segretario Tomasco a Nursind Sanità: "Inaccettabile". Vicende simili erano esplose in Sicilia, Basilicata e Puglia

Di Ulisse Spinnato Vega
Foto di Leo Arslan
Foto di Leo Arslan

I reparti degli ospedali sono sempre più sguarniti, la vita in corsia è sempre più dura e alcuni sanitari pensano bene di risolvere il problema imboscandosi in ufficio, dietro una tranquilla scrivania amministrativa. L’ultimo caso sotto i riflettori, anche se si tratta di un déjà vu, riguarda la Asl di Salerno. A smuovere le acque è stato ancora una volta il Nursind, il maggiore sindacato degli infermieri. Il segretario provinciale, Biagio Tomasco, ha inviato una segnalazione alla procura del capoluogo, ai magistrati regionali della Corte dei conti e ai carabinieri del Nas per denunciare il collocamento di operatori della salute in attività e funzioni che nulla hanno a che fare con i fini assistenziali.

Il caos all’ombra del Castello di Arechi era già scoppiato nella primavera scorsa e in agosto era stata aperta un’inchiesta giudiziaria su 370 presunti ‘furbetti’ della Asl, che dal lavoro sui pazienti erano stati traslocati a quello molto più soft sulle scartoffie. Raggiunto da Nursind Sanità, Tomasco spiega: “Dopo l’azione dell’anno scorso, i dipendenti del mio ospedale erano rientrati tutti, mentre in altre realtà era accaduto a macchia di leopardo. Adesso però l’amara sorpresa è che il numero è addirittura aumentato: siamo a 421 unità e la situazione è insostenibile”. Si parla di infermieri, naturalmente, ma anche di fisioterapisti, Oss e, ad esempio, tecnici di laboratorio e radiologia. Impiegati in compiti del tutto estranei alle loro competenze.

Il sindacalista Nursind racconta ancora: “L’azienda in questi giorni chiedeva ai direttori di macro-centro perché non avessero ottemperato, riportando i professionisti in corsia. Così siamo tornati alla carica. La Regione Campania ammette una quota fino al 3% di infermieri nelle direzioni sanitarie, ma la maggior parte non svolgeva attività che hanno a che fare con la salute. E se tu infermiere vai a prendere il posto dell’amministrativo, quest’ultimo non potrà mai arrivare in ospedale”. Poi, oltre al danno c’è la beffa, perché “quando vai a contrattare nuovo personale, la Regione ovviamente ti dice che gli infermieri ci sono”, chiosa Tomasco.

Dal Nursind evidenziano tra l’altro come questo stato di cose crei disparità e ingiustizie tra chi lavora nei reparti, spesso in trincea, e chi si adagia più comodamente in ufficio, pur mantenendo lo stesso trattamento economico. Nel frattempo, tanto per dire, i nosocomi del territorio rimangono sguarniti di almeno 200 Oss, mentre l’Asl punta ad assumerne degli altri. Un paradosso. Il sindacalista sottolinea: “Fossero piazzati in direzione sanitaria, potrei anche capire. Ma molti sono in direzione amministrativa, è inconcepibile”. E infine mette il dito nella piaga: “Qui pesano connivenze, conoscenze, relazioni con politici locali, dirigenti e addirittura sindacalisti. C’è il sindaco o l’assessore di turno che fa favori, c’è il medico competente che concede inidoneità che non esistono o il sindacato che piazza qui e lì i suoi iscritti negli uffici, in modo da accedere pure a informazioni privilegiate e allargare la propria base di consenso”.  

Salerno potrebbe sembrare un caso isolato, ma è la punta dell’iceberg di un fenomeno che contribuisce a indebolire le strutture sanitarie, il personale stesso e in definitiva le erogazioni a beneficio dei cittadini. Basti ricordare che a dicembre scorso, in Sicilia, scoppiò lo scandalo (dalla forte coloritura politica) dei medici con parentele eccellenti catapultati all’assessorato regionale alla Sanità e imboscati con stipendi triplicati. E che dire della vicenda esplosa due anni fa in Calabria? Dilaganti (nei numeri) inidoneità consentivano a oltre 900 dipendenti del Ssn regionale – tra medici, infermieri, Oss, tecnici di radiologia e laboratorio – di starsene con i piedi sotto la scrivania o comunque di godere dell’esonero dal turno notturno. Andando indietro nel tempo, casi altrettanto clamorosi condussero a denunce a Policoro, in Basilicata, o in Puglia, tra Bari e Monopoli. E l’elenco, purtroppo, potrebbe continuare.

 

 

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