11 Marzo 2026

Invecchiare in salute con la scienza. E senza falsi miti

I passi avanti compiuti dalla medicina della longevità, dal ruolo delle cellule all'impatto del microbiota intestinale, senza trascurare i segni del tempo nella pelle. Ecco cosa dicono gli esperti

Di NS
Invecchiare in salute con la scienza. E senza falsi miti

Integratori, test genetici, protocolli anti-aging: l'offerta promette molto, ma la scienza avverte. Un conto infatti è inseguire magari sulla rete il famoso elisir di lunga vita un altro è la medicina della longevità. Che non vende formule magiche, appunto. Perché non ce ne sono. La medicina della longevità parte dalla persona, studia i meccanismi profondi dell'invecchiamento e costruisce percorsi basati su evidenze. In un mercato affollato di soluzioni miracolose, dunque, mettono in guardia gli esperti, distinguere la ricerca seria dal rumore di fondo è diventato urgente. 

VIVERE PIÙ A LUNGO NON VUOL DIRE VIVERE MEGLIO 
“Vivere meglio non significa rendere il corpo performante e iperattivo per tutta la durata della vita”, ha sottolineato Salvatore Pennisi, medico specializzato in medicina funzionale e dei sistemi integrati e anima del convegno Vivere meglio, vivere più a lungo. Le opportunità cliniche vs i falsi miti". “Solo attraverso la conoscenza dei meccanismi molecolari, biochimici e fisiologici è possibile far funzionare a lungo questa macchina progettata per essere perfetta”. Una conoscenza che è anche la migliore difesa da predatori commerciali e divulgatori improvvisati: “Confondere il desiderio di vivere più a lungo con quello di vivere meglio – ha avvertito – è un errore concettuale che mescola presunzione e ignoranza”.

PROCESSI D’INVECCHIAMENTO E TEST DEL DNA
Il primo tema sul quale interrogarsi e fare quindi chiarezza è l’invecchiamento, processo che, indubbiamente spaventa. Ma che cosa bisogna sapere? Tanto per cominciare che “non è determinato da un unico "gene della vecchiaia", come ha chiarito Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ordinario di Genetica medica e presidente Fondazione Lorenzini di Milano. È invece “il risultato di un'interazione complessa tra il nostro genoma, l'epigenoma (l'insieme delle modifiche chimiche che attivano o silenziano i geni) e l'ambiente”. Da analizzare sono “i principali meccanismi molecolari, noti come i "segni distintivi dell'invecchiamento" (hallmarks of aging), tra cui l'instabilità genomica, l'usura dei telomeri (i "cappucci" protettivi dei cromosomi) e le alterazioni epigenetiche. Capire questi meccanismi significa gettare le basi per un intervento mirato e scientificamente fondato”. Il Professor Novelli ha smitizzato inoltre il concetto di determinismo genetico: “La vera medicina della longevità – ha invece ribadito – non si riduce a un'analisi del Dna, ma si fonda su una valutazione olistica dell'individuo, in cui i dati genetici rappresentano un tassello, non la risposta definitiva. Solo così potremo restituire alla ricerca il suo ruolo di garanzia e di verità, promuovendo un invecchiamento non solo più lungo, ma davvero più sano e consapevole”.

L’INNESCO DELL’INVECCHIAMENTO    
A questo punto, però, viene naturale chiedersi che cosa inneschi l’invecchiamento. Carlo Alberto Redi, biologo cellulare, ordinario di Zoologia all’Università di Pavia, presidente del comitato di etica della Fondazione Veronesi, e accademico dei Lincei, ha illustrato come la senescenza cellulare sia il vero innesco dell'aging. “La senescenza cellulare – ha osservato – è oggi riconosciuta come uno specifico stato indotto sia da fattori esogeni sia endogeni e caratterizzato in particolare dal blocco del ciclo cellulare, l’espressione delle proteine inibitrici la kinasi ciclino dipendente, l’attività della b-galattosidasi. Sarà la dissezione dei diversi ruoli giocati da queste sostanze a fornire utili indicazioni per lo sviluppo di interventi mirati a bloccare selettivamente le differenti senescenze cellulari: la senescenza cellulare è infatti il motore (la prima causa aristotelica) nel determinare il ruolo meccanicistico delle diverse popolazioni cellulari nel fenomeno aging”. 
A proposito di cellule, tuttavia, non si può tralasciare la loro architettura energetica e cioè i mitocondri. L’equilibrio dello stress ossidativo è fondamentale poiché, se l’attività è a livelli fisiologici, agisce da segnale vitale, quando invece i livelli sono in eccesso l’integrità richiede un approccio clinico, rigoroso, lontano da soluzioni di benessere superficiali. “Inquadrare il metabolismo mitocondriale e lo stress ossidativo, come componenti strutturali dell’invecchiamento, – ha illustrato – offre una base rigorosa per distinguere gli interventi fondati sull’evidenza dagli approcci eccessivamente semplicistici nella scienza della longevità. Preservare l’integrità mitocondriale non è una strategia periferica, ma un requisito centrale per mantenere la funzione cellulare e la resilienza tissutale nel corso della vita", ha ricordato Ennio Tasciotti, direttore del Programma longevità umana, Irccs San Raffaele Roma.

IL MICROBIOTA NON È AFFATTO UN COMPRIMARIO
Anche il ruolo giocato dal microbiota intestinale è da considerare nella partita: “Conoscere al meglio gli aspetti correlati all’enterofenotipo ci permette di  aumentare il livello di comprensione dell’impatto dell’intestino sulla longevità, riconducendo, nelle varie fasi  della vita, il ruolo centrale del microbiota intestinale alla risposta a quegli eventi perturbativi che lo possono  influenzare, quali stili di vita, trattamenti farmacologici, cicli circadiani, fumo di sigaretta”, ha sottolineato Lorenza Putignani, direttore dell’Unità microbiomica presso l'Ospedale pediatrico del Bambino Gesù di Roma. “Questo fa sì che la valutazione del profilo del microbiota intestinale possa di fatto, nel contesto di una nuova visione olistica dei processi fisiopatologici umani, completare il ruolo dei processi primari ed antagonisti noti nella comprensione dei processi dell’invecchiamento”. 

I SEGNI DEL TEMPO NELLA PELLE    
Uscendo dal laboratorio e quindi dagli aspetti più legati alla ricerca scientifica, non c’è dubbio che i segnali più evidenti della longevità li manda la nostra pelle. Il motivo? È semplice: poiché riflette l'impatto dell'esposoma (l'insieme di fattori interni ed esterni come UV, inquinamento, dieta e stress). Questi elementi accelerano l'invecchiamento cutaneo parallelamente a quello dell'intero organismo, con la differenza che sulla pelle i processi degenerativi risultano immediatamente evidenti. “La dermatologia – ha detto non a caso Pucci Romano, medico specialista in dermatologia, presidente Skineco Associazione internazionale di ecodermatologia - sta guadagnando un ruolo centrale nella medicina della longevità con una particolare attenzione alla dermocompatibilità e alla possibilità di suggerire comportamenti mirati alla prevenzione. Promuovere e tutelare la salute della pelle, non solo per migliorare l’aspetto estetico, rappresenta una progettualità fondamentale per custodire e salvaguardare la salute dell’intero organismo durante il cammino biologico della vita, specie quando questa si allunga”.

COSA FARE PER INVECCHIARE BENE    
Tirando le somme, una volta che la ricerca ha chiarito che l’invecchiamento biologico non è un processo “monolitico”, ma una somma di alterazioni progressive in meccanismi chiave che vanno dall’infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) al declino della funzione mitocondriale, alla perdita di flessibilità metabolica e all’accumulo di cellule senescenti, che cosa possiamo fare? A venirci in soccorso è Giovanni Scapagnini, nutrizionista, biochimico e neuro gerontologo, vicepresidente Sinut, Società italiana di nutraceutica: “La novità - ha spiegato - è che questi meccanismi sono sempre più misurabili (con biomarcatori integrati) e, in parte, modulabili. Qui entra in gioco la nutrigeroscienza, cioè la traduzione pratica della geroscience in scelte alimentari e protocolli di stile di vita. L’idea centrale è semplice: oltre a evitare ‘fattori di danno’, possiamo introdurre nella dieta elementi funzionali positivi—alimenti e composti bioattivi—capaci di agire su nodi biologici dell’invecchiamento, migliorando le prospettive di un invecchiamento in salute”.

 

 

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