12 Marzo 2026

Infermieri sotto pressione tra violenze e tensioni interne

Secondo i dati Fnopi, sono quasi 3mila i professionisti vittime di aggressioni in un anno. La maggioranza sono donne. Delicato il ruolo delle ostetriche, denuncia Fnopo. Nursind: "Pesano pure le frizioni con i medici"

Di NS
Infermieri sotto pressione tra violenze e tensioni interne

Ben 12mila episodi di violenza ai danni degli infermieri, per una media di 6 l’anno. Lo rivelano i dati raccolti dalla Fnopi e consegnati all'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità per la sua relazione annuale. Un’indagine, quella condotta dalla Federazione a gennaio scorso, alla quale hanno risposto oltre 6mila professionisti (6.232, per l’esattezza), che ci racconta molto.

LA SURVEY FNOPI
Innanzitutto che in 2.771 hanno dichiarato di essere stati aggrediti negli ultimi 12 mesi. Rappresentano il 44% del totale, la maggioranza sono donne e lavorano nel settore pubblico. Sappiamo inoltre che le adesioni maggiori alla survey sono state registrate in Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. Scopriamo inoltre che nell’88% dei casi si è trattato di infermieri e nel 2% di infermieri pediatrici e che prevalgono i casi di violenza verbale. E infine che i luoghi in cui si verificano la maggior parte delle aggressioni sono principalmente ambulatori pubblici, spazi comuni delle strutture sanitarie, interni o esterni, reparti di degenza, pronto soccorso, servizi territoriali.

LE VITTIME AL FEMMINILE E IL LAVORO DELICATO DELLE OSTETRICHE
Dal canto suo, la Fnopo, analizzando i dati dell’Osservatorio, si sofferma in particolare sulle vittime al femminile, che rappresentano più del 60%, per richiamare quindi l’attenzione sul lavoro delicato che svolgono le ostetriche. “Lavorano accanto alle donne e alle famiglie in uno dei momenti più intensi e delicati della vita. Il parto è un evento straordinario, ma può anche trasformarsi in una situazione di grande vulnerabilità emotiva, soprattutto quando insorgono complicazioni o quando l’esito non è quello atteso”, ha evidenziato la presidente della Federazione, Silvia Vaccari.  Secondo Vaccari, proprio la dimensione emotiva che caratterizza il percorso nascita può talvolta generare tensioni che sfociano in comportamenti aggressivi nei confronti dei professionisti sanitari: “Quando si verificano situazioni impreviste o drammatiche, il dolore, la paura e la frustrazione possono trasformarsi in reazioni di rabbia. È fondamentale comprendere queste emozioni, ma allo stesso tempo non si può accettare che si trasformino in aggressioni verso chi sta lavorando per tutelare la salute della madre e del bambino”.

LE TENSIONI INTERNE AL SSN
Tuttavia, il fenomeno delle aggressioni è molto sfaccettato, come avverte il sindacato Nursind. Il segretario nazionale Andrea Bottega, infatti, ha invitato ad allargare l’orizzonte: “La violenza, sia essa fisica che verbale, di cui gli infermieri sono tra i principali bersagli, non ha mai attenuanti. Fatta questa premessa, occorre con molta onestà anche ammettere che è figlia del mal funzionamento del nostro Ssn. E, con la stessa onestà, riconoscere quanto sia peggiorata la situazione, dal momento che alle tensioni dall’esterno, frutto della rabbia dei pazienti o dei loro familiari, cominciano ad affiancarsi frizioni generate nel cuore stesso del Servizio sanitario”. Secondo Bottega, infatti, “sarebbe utile cominciare a monitorare pure alcuni episodi che testimoniano di un rapporto che si sta facendo via via teso tra medici e infermieri”. Un’analisi che scaturisce da un’osservazione sul campo: “In linea di massima il lavoro d’equipe funziona bene, ma diversi casi di cui iniziano a riempirsi le cronache sono un campanello d’allarme. A tal proposito, va anche detto, non aiutano dichiarazioni fuori luogo come quelle del presidente Fnomceo, Filippo Anelli, entrato a gamba tesa sul tema delle lauree specialistiche degli infermieri che non è affatto di sua competenza, rischiando così solo di avvelenare i pozzi”, ha punto Bottega. Prima di tirare in ballo anche un “uso troppo disinvolto dei gettonisti”: “Si tratta di professionisti che non sempre riescono a uniformarsi allo spirito e alle regole del Ssn e che il più delle volte non hanno neppure alcun interesse a fare squadra e instaurare rapporti con colleghi e pazienti”.

LA PROPOSTA
Di qui la proposta: “Servono interventi concreti per guarire la nostra sanità. Tanto per cominciare un’iniezione di risorse per rafforzare il personale del Ssn e una cornice legislativa chiara così da delineare nuovi ruoli e responsabilità in capo ai diversi operatori sanitari per una risposta adeguata ai bisogni dei cittadini”.

 

 

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