Covid, il ricordo delle vittime e i nodi sanitari aperti
A sei anni dall'inizio della pandemia, troppe deroghe emergenziali e obiettivi mancati sulle terapie intensive. Nursind: "Lavoriamo ancora come se ci fosse il virus". I microbiologi: "Serve una sorveglianza strutturata"
Nel 2020, e precisamente il 21 febbraio, l’Italia scopriva il primo paziente colpito da Covid-19. Sono passati ormai sei anni (tre ne sono trascorsi da quando l’Oms ha dichiarato la fine dell’emergenza pandemica). Nel frattempo, da 5 a questa parte, ogni 18 marzo l’Italia ricorda le vittime del coronavirus (la legge 18 marzo 2021 n.35 ha istituito la Giornata nazionale).
FNOMCEO E CROCE ROSSA RICORDANO IL SACRIFICO DI MEDICI E VOLONTARI
Un giorno in cui, come è doveroso, il pensiero va appunto alle vittime della pandemia, numerose anche nelle fila del personale sanitario. La Fnomceo, per esempio, riporta in una pagina listata a lutto del suo sito, l’elenco di tutti i medici caduti. Dal canto suo, la Croce rossa italiana con il presidente Rosario Valastro ricorda il sacrificio dei suoi volontari: "La pandemia ha segnato profondamente le nostre comunità. Davanti ad un nemico silenzioso e tanto difficile da affrontare, le Volontarie e i Volontari della CRI sono stati in prima linea fin dall'inizio dell'emergenza. Hanno offerto aiuto senza sosta, con coraggio e dedizione- ha detto Valastro- Hanno assistito i malati, sostenuto i più fragili e supportato le istituzioni. Alcuni di loro hanno pagato con la vita il loro impegno. Nella giornata di oggi ricordiamo le vittime del Covid-19: familiari, amici, colleghi che non ci sono più. E rendiamo omaggio a chi ha continuato a esserci, anche nei momenti più difficili: personale sanitario, medici, operatori e volontari che, con senso del dovere e responsabilità, davanti a questa grave crisi, scelsero di prendersi cura degli altri e di non lasciarli soli".
IL MINISTRO ZANGRILLO A BERGAMO "LUOGO DELLA MEMORIA NAZIONALE"
Tra le voci istituzionali più autorevoli quella del ministro per la Pa, Paolo Zangrillo, intervenuto a Bergamo, città simbolo del Covid: “Oggi Bergamo è, per tutti noi, un luogo della memoria nazionale. È il nome di una città che coincide con un tempo che credevamo impossibile da attraversare: un tempo in cui tutto si è fermato, ma il dolore no”, ha detto il titolare di Palazzo Vidoni. "Se c’è un messaggio che Bergamo consegna all’Italia è questo: dal dolore si può uscire, ma non da soli. È questo l’impegno che, come istituzioni, rinnoviamo oggi: tenere viva la memoria e farne responsabilità, ogni giorno”.
LA DENUNCIA NURSIND: "TROPPE MISURE STRAORDIANRIE DIVENTATE ORDINARIE"
Gli infermieri del Nursind, invece, al ricordo delle tantissime vittime mietute dal virus hanno unito una forte denuncia sui cambiamenti mancati nella nostra sanità. Interventi promessi durante la pandemia per non essere in futuro mai più impreparati di fronte a nuove emergenze sanitarie e mai realizzati. “Inutile girarci intorno: sono passati sei anni e noi, spiace dirlo, non siamo ancora usciti dal Covid-19. Ci siamo dentro, nel senso che stiamo lavorando a tutti gli effetti in regime pandemico”, esordisce il segretario nazionale Andrea Bottega. Prima di pungere: “Non un bel modo per ricordare e onorare le tante persone che ha pianto l’Italia durante l’emergenza”.
Nel mirino del sindacato alcune misure contenute nel decreto Milleproroghe: “Tanto per cominciare la proroga al 31 dicembre 2029 della norma emergenziale che permette l’esercizio temporaneo della professione di sanitario e socio-sanitario con titolo di studio conseguito all’estero, in deroga al riconoscimento da parte del ministero della Salute”, spiega Bottega. Per poi argomentare: “Ciò significa che per altri 48 mesi si continuerà a esercitare senza dare la giusta e doverosa attenzione alla qualità delle cure. Che dire poi – incalza - di un’altra proroga di peso quale ad esempio quella per gli incarichi ai medici specializzandi senza passare per i concorsi, come se veramente fossimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica?”.
LE TERAPIE INTENSIVE E L'ASTICELLA SEMPRE PIÙ BASSA
Ma non finisce qui. Il Nursind ricorda anche che “l’Italia non ha affatto centrato l’obiettivo del potenziamento delle terapie intensive con i quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi previsti. Siamo passati infatti dal decreto Rilancio del 2020, che aveva programmato la realizzazione nel giro di meno di un anno di 7.656 letti in più di terapia intensiva e sub-intensiva, agli obiettivi via via sempre meno ambiziosi del Pnrr, con l'asticella che si è abbassata a 5.922 posti letto complessivi in più (2.692 di terapia intensiva e 3.230 di semi-intensiva) come target minimo da raggiungere entro giugno di quest’anno. Un risultato che, tra l’altro, pare anch’esso difficile da realizzare se appena il mese scorso ne mancavano all’appello ancora quasi 1.700”.
Un elenco di obiettivi mancatati tra i quali il sindacato annovera infine le Case della comunità: “Al dolore per le vittime mietute dal virus pure tra i nostri colleghi, infine, si aggiunge la beffa di una medicina territoriale che stenta a decollare. Ma davvero ci si illude ancora di farcela senza gli infermieri, visto che ne mancano all’appello 9.600 dei 20mila previsti per le Case della comunità? Ecco perché - conclude il segretario del Nursind - prima le istituzioni prendono atto che il Covid è finito da un pezzo e prima si cominceranno a programmare interventi strutturali, misure cioè che abbiano finalmente un respiro e un orizzonte non più emergenziali”.
L'ALERT DI AMCLI ETS: "LA MICROBIOLOGIA CLINICA NON È SOLO UNO STRUMENTO DI RISPOSTA ALLE CRISI"
Anche l’Associazione microbiologi italiani batte sui nodi aperti. In particolare sulla necessità di continuare a investire nella sorveglianza microbiologica proprio sulla scia dell’esperienza pandemica. Il Covid-19, sottolinenao dall’Associazione, ha reso evidente il valore strategico della microbiologia clinica. Non si tratta solo di uno strumento di risposta alle crisi, ma di una componente strutturale del sistema sanitario, essenziale per la diagnosi, la sorveglianza e il controllo delle infezioni.
“Nella fase successiva alla pandemia è emersa con chiarezza la necessità di consolidare e rendere omogenee le reti di microbiologia clinica sul territorio nazionale - commenta Tiziana Lazzarotto, direttore scientifico di Amcli Ets -. La capacità di intercettare tempestivamente i patogeni, analizzarne le caratteristiche e condividere i dati rappresenta oggi un fattore determinante per la gestione delle infezioni emergenti”.
“La pandemia ha reso evidente il valore della diagnostica microbiologica e della sorveglianza molecolare per la sicurezza sanitaria. È necessario garantire continuità agli investimenti e valorizzare il ruolo dei laboratori all’interno del sistema sanitario”, rincara infine Pierangelo Clerici, presidente Amcli Ets. Prima di concludere: “Ricordare le vittime significa anche trasformare l’esperienza della pandemia in un patrimonio condiviso di conoscenze e strumenti. La microbiologia clinica è una risorsa imprescindibile per individuare tempestivamente nuove minacce e garantire una risposta efficace a tutela della salute pubblica”.
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