Tubercolosi, in Ue un caso su cinque rimane non diagnosticato
Pubblicato il Rapporto sulla sorveglianza Oms Europa-Ecdc. Preoccupano i casi resistenti ai farmaci. Da non trascurare i pazienti Hiv positivi con TB. La popolazione carceraria risulta quella a rischio più elevato
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l'Ufficio regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno pubblicato oggi il rapporto congiunto "Sorveglianza e monitoraggio della tubercolosi in Europa 2026". Il rapporto rivela che la Regione europea, che comprende 53 paesi tra Europa e Asia centrale, inclusi i 30 paesi dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo (Ue/See), continua a non raggiungere gli obiettivi regionali e globali per l'eradicazione della tubercolosi su due fronti: una persistente difficoltà di individuazione, con un caso di tubercolosi su cinque non diagnosticato o non segnalato, e livelli di resistenza ai farmaci che rimangono di gran lunga superiori rispetto ad altre regioni. Queste due crisi sono inseparabili. Le persone a cui viene diagnosticata la tubercolosi in fase avanzata hanno maggiori probabilità di trasmetterla ad altri e sono più difficili da curare. Una maggiore trasmissione della tubercolosi può comportare un elevato numero di fallimenti terapeutici, che rappresenta una delle principali cause della resistenza. Colmare il divario nell'individuazione e contrastare la resistenza ai farmaci non sono priorità parallele, ma parte della stessa lotta.
REGIONE EUROPEA OMS LONTANA DAGLI OBIETTIVI 2030
Sebbene l'incidenza della tubercolosi nella Regione europea dell'OMS sia diminuita del 39% dal 2015 e il numero di decessi del 49%, entrambe le cifre sono ben al di sotto degli obiettivi del 50% e del 75% fissati per il 2025 dalla Strategia per porre fine alla tubercolosi. Analogamente alla Regione europea, i casi di tubercolosi all'interno dell'Ue/See sono diminuiti del 33% e il numero di decessi del 17%, tuttavia la maggior parte dei paesi dell'Ue/See non raggiungerà i propri obiettivi per il 2030, con conseguenti migliaia di nuove infezioni e decessi che potrebbero essere evitati.
PESANO LE LACUNE DIAGNOSTICHE
Nel 2024, sono stati segnalati 161.569 nuovi casi di tubercolosi diagnosticati in 51 dei 53 paesi della Regione, eppure solo il 79% dei casi stimati di tubercolosi, sia nuovi che recidivanti, nella Regione europea dell'OMS sono stati notificati. Nell'Ue/See, i progressi rimangono insufficienti. Sebbene i tassi di notifica si siano stabilizzati, persistono lacune diagnostiche e una mancanza di follow-up a causa delle limitazioni dei sistemi sanitari. Una persona su cinque che inizia il trattamento per la tubercolosi nell'Ue/See non viene valutata dopo un anno: una lacuna critica che riguarda anche i bambini di età inferiore ai 15 anni. “Nell'ultimo decennio, i paesi dell'Ue e dello Spazio economico europeo hanno registrato una diminuzione del 33% dei casi di tubercolosi e del 17% dei decessi. Questo progresso è il risultato del forte impegno degli Stati membri e dei nostri sforzi congiunti - ha dichiarato la direttrice dell'Ecdc, Pamela Rendi-Wagner -. Per raggiungere gli obiettivi del 2030, sono necessari sforzi continui e una stretta collaborazione nella diagnosi precoce e nel follow-up costante a supporto delle persone a cui è già stata diagnosticata la tubercolosi".
"Una persona su cinque affetta da tubercolosi nella Regione europea non viene ancora individuata dai servizi sanitari. Questo non rappresenta solo un fallimento nella diagnosi, ma anche un'occasione persa per intervenire precocemente, prevenire le sofferenze e arrestare l'ulteriore trasmissione - ha affermato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell'Oms per l'Europa -. Abbiamo fatto progressi, con una riduzione del 39% dell'incidenza della tubercolosi e del 49% dei decessi dal 2015. Ma non stiamo ancora procedendo abbastanza velocemente e la tubercolosi farmaco-resistente rimane una delle minacce più gravi che dobbiamo affrontare”.
I CASI DI TUBERCOLOSI FARMACO-RESISTENTI
La Regione europea dell'OMS rappresenta una quota sproporzionata del carico globale di tubercolosi resistente alla rifampicina o multiresistente. I ceppi resistenti ai farmaci sono considerevolmente più difficili da trattare, richiedono regimi terapeutici più lunghi e complessi e sono responsabili di una mortalità sostanzialmente più elevata. Nel 2024, nella Regione europea si sono registrati 26.845 casi confermati di tubercolosi resistente alla rifampicina o multiresistente; il numero di casi nell'UE/SEE è stato di 817. Mentre a livello globale il 3,2% dei nuovi casi di tubercolosi e il 16% dei casi precedentemente trattati sono resistenti alla rifampicina o multiresistenti, nella Regione europea queste cifre sono rispettivamente del 23% e del 53%. Ciò equivale a circa sette volte la media globale per i casi resistenti alla rifampicina e tre volte la media globale per quelli multiresistenti.
LA CONVIVENZA TRA TUBERCOLOSI E HIV
C’è poi un altro fattore da non trascurare. Si stima che nella Regione europea siano stati registrati circa 23.000 casi di TB in pazienti Hiv-positivi, l'80% dei quali concentrati nella Federazione Russa (52%) e in Ucraina (28%). Nonostante gli elevati tassi di test Hiv tra i pazienti affetti da TB (93%), la copertura della terapia antiretrovirale rimane al di sotto dell'obiettivo universale dell'Oms.
POPOLAZIONE CARCERARIA QUELLA PIÙ A RISCHIO
Ma quali sono i soggetti più a rischio? Nell'Ue/See, le persone detenute corrono un rischio molto maggiore di contrarre la tubercolosi. Con un tasso di notifica di tubercolosi di 121,6 casi ogni 100.000 persone nella popolazione carceraria, il rischio relativo è 13 volte superiore rispetto alla popolazione generale. La raccolta dati sulla tubercolosi nelle carceri rimane insufficiente in tutta la Regione.
BAMBINI OBIETTIVO SENSIBILE
I bambini, infine. Anche loro sono a rischio. Diversi paesi della Regione europea segnalano un tasso di notifica di tubercolosi infantile superiore a 10 casi ogni 100.000 persone nella fascia di età 0-4 anni, a dimostrazione delle persistenti disparità all'interno della Regione.
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