Epatite A in Campania, dai sintomi alla via maestra del "vaccino per tutti"
Il suggerimento arriva da Fabrizio Pulvirenti (Asp Caltanissetta), il medico siciliano noto per aver contratto e sconfitto l'ebola. Dall'igiene delle mani alla cottura dei cibi, ecco le raccomandazioni dell'esperto. Intanto, salgono a 54 le persone ricoverate al Cotugno di Napoli
Sono salite a 54 le persone ricoverate per epatite A all'ospedale Cotugno di Napoli. E anche se le autorità escludono al momento l’identificazione di casi gravi, l’attenzione è massima sulle raccomandazioni per prevenire l’epidemia. Gli esperti consigliano a tutti di evitare il consumo di frutti di mare crudi e la vaccinazione dei soggetti fragili in particolare. La cautela ha spinto nei giorni scorsi diverse amministrazioni, da Napoli a Benevento fino ad Avellino, a emanare ordinanze di divieto nei pubblici esercizi. Allo stesso tempo, il timore tra i consumatori ha causato un drastico calo delle vendite al dettaglio, nonostante le rassicurazioni sulla sicurezza dei prodotti tracciati e ben cotti.
I NAS IN CAMPO TRA CONTROLLI E SEQUESTRI
Sul fronte della sicurezza, i carabinieri del Nas hanno intensificato i controlli e i sequestri di mitili dalla provenienza incerta, la cui commercializzazione è sempre proibita ma ora considerata ancora più pericolosa. A completare il quadro degli interventi, c’è il potenziamento da parte della Regione Campania delle indagini epidemiologiche, dei campionamenti sui molluschi e di un attento monitoraggio ambientale nonché un rafforzamento dell'offerta vaccinale gratuita contro il tipo di epatite per le categorie più esposte, che includono il personale sanitario, gli operatori alimentari, i pazienti fragili e la popolazione pediatrica maggiormente a rischio.
"LA VACCINAZIONE ANDREBBE ESTESA A TUTTA LA POPOLAZIONE"
In realtà “la vaccinazione dovrebbe essere estesa a tutta la popolazione”, suggerisce Fabrizio Pulvirenti, direttore dell’Unità operativa complessa di malattie infettive dell'ospedale di Gela, parte della Asp Caltanissetta, noto per aver contratto e sconfitto l'ebola nel 2014 mentre lavorava in Sierra Leone per Emergency.
DALL'ITTERO AL VOMITO, I SINTOMI PRINCIPALI
L'epatite A è una patologia che presenta solitamente un'evoluzione benigna. “Sebbene possa manifestarsi in modo drammatico con ittero severo e un innalzamento significativo delle transaminasi – spiega l’infettivologo –, nella stragrande maggioranza dei casi si risolve spontaneamente. L'organismo riesce infatti a eradicare il virus portando alla guarigione e conferendo al paziente un'immunità permanente. I sintomi principali sono legati alla disfunzione epatica e includono, oltre all’ittero, una profonda stanchezza, febbre, urine scure e feci chiare. In alcuni casi possono comparire anche disturbi gastrointestinali come nausea e vomito”.
L'INCUBAZIONE E LA TRASMISSIONE
A differenza dell'epatite B, che ha tempi più lunghi, l'epatite A ha un'incubazione intermedia che si aggira mediamente intorno alle tre o quattro settimane. “Improbabile dunque - precisa Pulvirenti - che le persone risultate positive siano venute a contatto con il virus durante le feste natalizie così come è stato ipotizzato”. Più plausibile la tesi che a causa delle intense precipitazioni delle scorse settimane gli impianti fognari si siano saturati inquinando temporaneamente tratti di mare usati per l'allevamento dei mitili. “La via di trasmissione principale – osserva l’infettivologo – è quella fecale-orale, spesso legata al consumo di frutti di mare crudi. Poiché i molluschi filtrano l'acqua concentrando virus e batteri, la loro contaminazione è un indicatore della qualità delle acque, specialmente in zone costiere dove possono verificarsi scarichi fognari. Il contagio però può avvenire anche attraverso pratiche sessuali specifiche, come i rapporti oro-anali, o tramite il consumo di verdura e frutta cruda lavata con acque contaminate. Per questa ragione – raccomanda Pulvirenti – è fondamentale cuocere bene i cibi”. Anche la scelta compiuta dal comune di Sala Consilina, in provincia di Salerno, di sostituire nelle mense scolastiche fino a nuovo ordine la frutta fresca con purea pastorizzata di provenienza industriale in monoporzioni sigillate risponde a una logica precauzionale, volta a eliminare il rischio derivante da processi di lavaggio potenzialmente insufficienti in contesti collettivi. “Igienizzare accuratamente i vegetali crudi e la frutta con soluzioni a base di ipoclorito di sodio dovrebbe essere il consiglio da seguire sempre”, ribadisce l’esperto.
LA PREVENZIONE VACCINALE
Sul fronte della prevenzione, la misura più efficace è la vaccinazione, che garantisce un'immunoprofilassi attiva. “Sebbene il vaccino sia consigliato a tutta la popolazione, in particolare nelle regioni meridionali dove il virus è più presente, esso è fortemente raccomandato per i soggetti più esposti, come gli immunodepressi”. In caso di diagnosi accertata, non esiste una terapia antivirale specifica contro l'epatite A: “il trattamento – conclude Pulvirenti – è esclusivamente di supporto e si basa sull'idratazione e sul riposo, in attesa che la malattia faccia il suo corso naturale”.
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