Aviaria: in Lombardia il primo caso europeo di contagio umano
Si tratta di un individuo fragile che è arrivato in Italia dopo aver contratto l'infezione in un Paese extraeuropeo. Lopalco a Nursind Sanità: "Va seguito, ma non rappresenta di per sé l'introduzione di un virus. Rischi limitati per le persone"
Il ministero della Salute getta acqua sul fuoco: “Non è mai stata riportata trasmissione da persona a persona” e “attualmente non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata”. Tuttavia, il caso di virus influenzale A (H9N2), ossia di aviaria, registrato in Lombardia è il primo in Europa che coinvolge un essere umano.
Si tratta di una persona fragile con comorbilità proveniente da un Paese extra-Ue, nel quale ha contratto l’infezione. “Sulla base delle informazioni scientifiche ad oggi disponibili, il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati. I casi umani sono caratterizzati da malattia lieve”, precisano dal Lungotevere Ripa.
Il ministero chiarisce poi che “tutte le verifiche previste sono state tempestivamente effettuate e i contatti del caso sono stati individuati, nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza”. È stato inoltre attivato il coordinamento con la Regione Lombardia, l’Istituto superiore di sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale.
Ridimensiona l'allarme anche l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, raggiunto da Nursind Sanità: “Un caso isolato da un ceppo di aviaria va registrato e seguito, ma non rappresenta di per sé l’introduzione di un virus. Se si tratta di un ceppo puramente aviario, si diffonde tra uccelli e animali e saltuariamente può colpire l’uomo”.
Circa la potenzialità di trasmissione tra esseri umani, lo studioso spiega: “Si tratta di una capacità bassissima: ci sono stati casi secondari, ma serve un contatto molto stretto. Sono eventi estremamente rari: parliamo di ceppi che se rimangono tali, senza modifiche sostanziali di genoma, generano casi isolati che non si trasmettono in comunità”. Poi Lopalco chiude: “L’osservato speciale è l’H5N1, questo invece non ha dato segni particolari di diffusione”.
Intanto, l’Iss ha aggiornato il decalogo sull’aviaria e ribadisce che si tratta di una infezione virale riguardante soprattutto gli uccelli selvatici, in primis acquatici. Sono loro il veicolo principale di diffusione di questi virus, che poi possono essere trasmessi, ad esempio, agli animali da allevamento, “provocando danni economici ingenti, e, sporadicamente, all’uomo. I virus aviari hanno una grande capacità di mutare e, recentemente, alcuni di questi ceppi virali sono stati trasmessi anche ai mammiferi, tra cui bovini, e animali da compagnia, in particolare gatti”.
Secondo Iss, “la maggior parte dei virus aviari è relativamente innocua per l’uomo, tuttavia qualche ceppo virale può presentare mutazioni che aumentano il potenziale di infettare altre specie, compreso l’uomo. I casi umani possono essere asintomatici o con sintomi lievi. Al momento non c’è nessuna conferma della possibilità di una trasmissione da uomo a uomo dei virus aviari”. Dunque, appunto, al momento non c’è evidenza di uno spillover.
In Italia la sorveglianza dei virus dell’influenza aviaria è affidata ai servizi veterinari, con il coordinamento del ministero della Salute. La principale via attraverso cui è possibile contrarre l’infezione dagli animali è l’inalazione di particelle solide o liquide contaminate dal virus dovuta, ad esempio, all’esposizione ad animali o a prodotti infetti.
Per quanto riguarda infine i nostri amici a quattro zampe, il rischio è considerato basso, ma comunque è meglio evitare “il contatto con uccelli selvatici, in vita o deceduti, soprattutto in aree in cui è stata riscontrata la presenza di virus aviari”. Ed evitare, secondo Iss, “di alimentarli con carne cruda o altri prodotti (es. visceri) provenienti da allevamenti non controllati durante i periodi di circolazione virale”.
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