Una legge del Pd contro la dittatura degli algoritmi
Le pratiche vietate e le sanzioni previste. Standard rafforzati per i minori. I senatori firmatari Nicita e Basso: "Per la prima volta introduciamo la responsabilità oggettiva delle piattaforme a cui gli utenti potranno chiedere risarcimenti"; "Non vogliamo limitare l'uso della tecnologia, ma le pratiche manipolatorie"
I giganti del web sul 'banco degli imputati' per gli effetti degli algoritmi sulla salute psichica degli utenti, a partire da giovani e giovanissimi, sempre più dipendenti dalla fruizione dei contenuti sulle piattaforme digitali. Un livello di dipendenza di cui ormai si discute anche nelle aule di tribunale. Risale a ottobre scorso la class action che ha visto in prima fila il Movimento italiano genitori-Moige contro Meta e TikTok, a difesa dei minori con la richiesta, tra le altre, di rimozione dei sistemi di dipendenza algoritmica. I legali del Movimento si ritroveranno a discuterne con la controparte il prossimo 14 maggio al Tribunale civile di Milano. Non solo più slot machine, insomma: il fenomeno delle dipendenze si allarga e coinvolge le nuove tecnologie, che mettono a rischio l’equilibrio psicologico e cognitivo, in particolare degli adolescenti. Il Partito democratico con i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso ha presentato un disegno di legge a Palazzo Madama che vieta ben tre pratiche di condotte algoritmiche, tutte con effetti negativi.
NO ALLA DIPENDENZA E INFLUENZA ALGORITMICA
La prima è quella che attiene alla sfera sanitaria, ossia la dipendenza algoritmica. Si tratta, come spiega Nicita, della capacità da parte delle piattaforme di favorire un "uso compulsivo della tecnologia che di fatto compromette la possibilità dell'utente di interrompere volontariamente la fruizione del servizio". Il fondamento scientifico della pericolosità è riconosciuto: ci sono alcune pratiche utilizzate dalle piattaforme che causano il rilascio di una sostanza, la dopamina, in risposta a stimoli gratificanti, un meccanismo che spinge chi usa i device a ripetere comportamenti piacevoli. "Le neuroscienze hanno documentato questi effetti sugli adolescenti, ma è un fenomeno che non riguarda solo i più giovani", avverte il senatore. La seconda pratica che viene vietata dalla proposta di legge è quella dell'influenza algoritmica, ossia la profilazione fatta in modo non trasparente e non richiesta da chi naviga. Si tratta di quel fenomeno per cui all'utente vengono proposti contenuti ad hoc, personalizzati in base alle sue preferenze a scopi commerciali, per vendere prodotti o servizi e per tenere incollati allo schermo.
LA MANIPOLAZIONE ALGORITMICA E IL CASO PRESIDENZIALI IN ROMANIA
La terza questione su cui c'è allarme è la manipolazione algoritmica selettiva, pratica che si riscontra quando vengono amplificati o eliminati alcuni contenuti "per finalità politiche, commerciali o propagandistiche", spiega il ddl. Il caso più noto è quello delle elezioni presidenziali in Romania del 2024 annullate dalla Corte Costituzionale rumena. Un esito arrivato dopo l'accertamento di una distorsione del consenso, causata proprio da manipolazioni digitali e disinformazione che hanno finito col dare maggiore visibilità al candidato poi risultato vincitore Georgescu.
IL RUOLO DELL’AGCOM E LE SANZIONI
Il testo della legge, in tutto 16 articoli, vieta quindi queste tre pratiche e lo fa coinvolgendo l'Agcom, soggetto chiamato ad elaborare "linee guida tecniche vincolanti" per le piattaforme, che costituiscano appunto delle norme da seguire. Questi divieti, secondo l’articolato, valgono per tutti i dispositivi, con tanto di sanzioni pecuniarie per i trasgressori.
Mentre l'articolo 13 inserisce la responsabilità civile delle piattaforme, è l'articolo 11 a stabilire il "regime sanzionatorio" con multe che variano a seconda del fatturato della azienda e vengono aumentate se la vittime è un minore e se le violazioni avvengono a ridosso di un appuntamento elettorale. Con i proventi delle multe, inoltre, viene istituito, (articolo 14), un Fondo per l'alfabetizzazione digitale presso la presidenza del Consiglio, che destina le risorse a programmi scolastici sul digitale e campagne pubbliche di sensibilizzazione.
Poi "per la prima volta - osserva ancora Nicita - introduciamo la responsabilità oggettiva delle piattaforme, per cui in caso di violazioni gli utenti potranno chiedere risarcimenti".
STANDARD RAFFORZATO PER I MINORI
Infine, c'è l'attenzione per i più piccoli che sono vittime inconsapevoli dei meccanismi messi in atto dalle piattaforme. Il ddl introduce all'articolo 6 uno "standard rafforzato", si legge nel testo, per i minori di 18 anni. “Si tratta - sottolinea il parlamentare Pd - del livello di tutela più alto possibile, a livello di sistemi operativi. E non più, come si fa ora, a livello delle singole app, con una selezione a monte dei contenuti a cui poter accedere".
“UNA LEGGE CONTRO LE PRATICHE MANOPLATORIE”
A firmare la legge, come detto, anche il senatore dem Basso: “Questo ddl non vuole limitare l'uso della tecnologia e l'innovazione, ma imporre regole e agevolarne l'utilizzo, eliminando gli elementi tossici. Non vogliamo vietare, ma evitare pratiche manipolatorie", precisa, ricordando come il fenomeno ricordi "il gioco d'azzardo compulsivo che lede la libertà individuale e porta a patologie".
“ORA SERVE UN CONSENSO BIPARTISAN”
Lo scopo adesso, come spiega Nicita a Nursind Sanità, è "aprire un confronto con i partiti della maggioranza: è un tema che necessita di un approccio bipartisan e che richiede il contributo di diverse Commissioni. Credo che andrà esaminato dalla prima (Affari costituzionali), dalla ottava (Innovazione tecnologica) e dalla decima (Affari sociali e sanità) proprio perché incrocia i temi del digitale e della salute".
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