Le terapie del dolore e la frontiera di farmaci sempre più mirati
Le nuove prospettive in uno studio coordinato dall'Università di Padova. I dettagli
Farmaci antidolore più efficaci ma anche con meno effetti collaterali. È questa la prospettiva aperta dallo studio Comprehensive transduceromic profiling of NOP receptor ligands at different Gα subunits, coordinato dal Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università di Padova e pubblicato sul British Journal of Pharmacology. La ricerca, condotta da Davide Malfacini, Riccardo Camilotto, Michele Maritan, Erika Morrone, Stephen Afriyie Boateng, Anna Vacilotto, Salvatore Pacifico, Remo Guerrini, Nurulain T. Zaveri, Girolamo Calò, si concentra sulla nocicettina/orfanina FQ, un neuropeptide prodotto dall’organismo che regola diverse funzioni, soprattutto a livello cerebrale. Questa molecola agisce attraverso il recettore Nop, appartenente alla famiglia degli oppioidi ma dotato di caratteristiche specifiche. Lo studio, al quale hanno collaborato anche l’Università di Ferrara, che ha sviluppato parte dei composti analizzati, e la società statunitense Astraea Therapeutics, ha approfondito in particolare il ruolo analgesico del sistema Nop, contribuendo anche alla comprensione del possibile effetto antidepressivo e ansiolitico dei suoi antagonisti.
Per analizzare il comportamento del recettore, il team di ricerca ha utilizzato la transduceromics, una metodologia avanzata che consente di osservare in modo integrato le vie di segnalazione attivate nella cellula. L’approccio permette di capire non solo se una molecola attiva il recettore, ma anche quali risposte intracellulari innesca e con quale intensità, offrendo così una mappa funzionale più precisa.
“Abbiamo mostrato con grande dettaglio come molecole diverse possano attivare in modo distinto il recettore Nop, un bersaglio farmacologico vicino ai target oppioidi classici coinvolti nel dolore, nell’insonnia e in altre funzioni centrali e periferiche - ha spiegato Davide Malfacini, primo autore dello studio e ricercatore dell’ateneo patavino -. Comprendere meglio come composti diversi modulino lo stesso bersaglio potrà favorire, in futuro, lo sviluppo di farmaci più selettivi, con un miglior equilibrio tra efficacia e tollerabilità”.
Lo studio si inserisce nel filone della selettività funzionale o biased agonism, secondo cui molecole diverse, pur legandosi allo stesso recettore, possono produrre effetti biologici differenti. Un aspetto che potrebbe tradursi in terapie più precise e meglio tollerate.
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