23 Aprile 2026

Assistenza territoriale, medici di famiglia in trincea sul decreto

La nuova Convenzione, la retribuzione per obiettivi e non più per numero di assistiti, le specializzazioni per l'assunzione a tempo indeterminato: i dettagli del provvedimento. Fimmg: "Testo mai discusso con la catgoria, pericoloso per i pazienti". Fnomceo: "Riforma inutile e dannosa"

Di NS
Assistenza territoriale, medici di famiglia in trincea sul decreto

Il doppio canale, quello ordinario della Convenzione (anche se rinnovata con tutta una serie di obblighi per i medici) e quello di una dipendenza selettiva, più in funzione dello sviluppo territoriale. Per un sistema che sposta, appunto, il focus dal rapporto individuale a una funzione territoriale organizzata. E poi ancora: una diversa modalità di remunerazione, non più in base al numero di assistiti, ma a obiettivi (sempre nell’ambito della convenzione rinnovata), inclusa l’attività programmata all’interno delle Case di comunità. Del resto, proprio le Cdc diventano il luogo strutturale del nuovo modello di medico di medicina generale. Sono alcuni dei punti chiave del decreto legge per il riordino dell’assistenza territoriale e della medicina generale che il ministro della Salute Schillaci ha illustrato alle Regioni.  

IL RUOLO DELLE REGIONI  e GLI OBBLIGHI PER I MEDICI
Proprio le Regioni, secondo il testo, assumono un ruolo centrale, dovendo definire tra le altre cose, fabbisogni di attività nelle Case della comunità, priorità territoriali, standard minimi organizzativi e informativi. Il nuovo modello prevede tutta una serie di obblighi in capo al medico - si va, come detto, dall’attività programmata nelle Case della comunità alla partecipazione effettiva alla rete territoriale, dall’utilizzo di sistemi informativi interoperabili alla presa in carico dei cronici e fragili, da audit, verifiche e monitoraggio al lavoro integrato con infermieri, amministrativi, specialisti e servizi territoriali -, ma non solo.
Il testo, infatti, punta anche sull’interoperabilità dei sistemi, la digitalizzazione dei flussi, la telemedicina e il telemonitoraggio.

LA PLATEA DELLA RIFORMA
Non meno importante, infine, la platea della riforma. Non tutti i medici sono destinati a diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale, la trasformazione, come riporta la bozza, sarà graduale, selettiva e programmata. Nella fase transitoria, inoltre, le aziende e gli enti del Ssn possono assumere a tempo indeterminato i medici in possesso di una specializzazione.

LA FIMMG CONTRO
Un decreto che tuttavia, non incontra il favore dei diretti interessati e cioè dei medici di medicina generale. A stroncare subito la riforma è stata la Fimmg - Federazione Italiana medici di medicina generale- che ha parlato di “un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti". Al centro della contestazione, proprio il cosiddetto "doppio canale" che prevede la dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale destinati alle Case della comunità hub.

 

LE CONTRADDIZIONI CHE PESANO
Due le contraddizioni tecniche denunciate come insanabili. La prima riguarda la generazione mediana: il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili. Solo una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso tale incompatibilità. L'intera generazione di Mmg attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata. La seconda contraddizione, secondo Fimmg, riguarda i medici giovani. In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità. Il risultato sarebbe un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili, con un ritorno ipotetico tra cinque anni in un contesto di ancor maggiore instabilità. Un segnale devastante per i laureati in medicina chiamati a scegliere il proprio percorso formativo. "Chi governa questo decreto ha costruito una norma che incentiva i giovani medici ad andarsene adesso  e si chiede poi perché nessuno voglia fare il medico di famiglia", avverte il sindacato, mettendo in guardia anche  sul l rischio concreto di un vuoto fiduciario sul piano dell’assistenza: spostare medici verso funzioni strutturate in un contesto di già grave carenza produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, disuguaglianze territoriali in peggioramento.

POLLICE VERSO DALLA FNOMCEO
Parere negativo anche dalla Fnomceo. “È una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini: inefficace, inutile e dannosa”, sintetizza il presidente Filippo Anelli. “Mette in discussione -spiega – un principio fondamentale per questo tipo di assistenza. Oggi il medico di famiglia è il medico del cittadino, il medico della persona che lo sceglie e ha come ottica quella di tutelare la sua salute. Diversamente, diventerebbe il medico dell’azienda, di chi eroga le prestazioni, tutelando l’interesse aziendalistico. Mettere in discussione questo principio porta una serie di perplessità ma soprattutto porta la preoccupazione che i cittadini non abbiano più i loro medici”.

 

 

Lo schema di decreto

 

 

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