04 Maggio 2026

Protesi mammarie, su 70mila interventi il 55% sono ricostruttivi

Tra agosto 2023 e dicembre 2025, invece quelli estetici si fermano al 44%. Presentati i dati del Registro nazionale. Schillaci: "Strumento che ci pone all'avanguardia rispetto ad altri Stati, è fiore all'occhielo del nostro sistema sanitario". Tutti i numeri del Rapporto annuale

Di NS
Protesi mammarie, su 70mila interventi il 55% sono ricostruttivi

Sono 68.776 gli interventi chirurgici eseguti in Italia dal primo agosto 2023 al 31 dicembre 2025. Nel 55,7% dei casi per finalità ricostruttive e nel 44,3% per finalità estetiche. Nel 68,4% dei casi l’intervento è stato bilaterale (procedure chirurgiche effettuate su entrambe le mammelle), nel restante 31,6% si è trattato di interventi monolaterali. Sono alcuni dei dati raccolti nel Rapporto annuale del Registro nazionale impianti protesici mammari (Rnpm), presentato al ministero della Salute. 
Ancor più nel dettaglio, sono 66.796 gli interventi chirurgici in cui è stata impiantata una protesi mammaria (posizionata per la prima volta o in sostituzione di una protesi precedente) e 1.980 gli interventi chirurgici in cui è stata effettuata soltanto la rimozione (senza sostituzione) della protesi mammaria.

 

IMPIANTO DOPO DIAGNOSI DI NEOPLASIA MAMMARIA NEL 71,1% DEI CASI
Il numero totale di protesi mammarie impiantate è di 112.924, mentre quello delle protesi mammarie rimosse è di 33.605. In ambito ricostruttivo, nel 71,1% dei casi l’impianto è stato effettuato a seguito di una diagnosi di neoplasia mammaria, prevalentemente dopo mastectomia con risparmio di cute e capezzolo. In presenza di una neoplasia mammaria, nel 92% dei casi la protesi è stata impiantata nell’immediato dopo mastectomia conservativa: un dato che riflette l’efficacia degli screening e l’aumento di diagnosi precoci che favoriscono interventi demolitivi conservativi e una ricostruzione mammaria in un unico tempo.

46 ANNI L'ETÀ MEDIA DEI PAZIENTI
L’età media dei pazienti registrati, che si sono sottoposti ad intervento di impianto o rimozione di una protesi mammaria è di 46,0 anni: 51,9 anni è l’età media dei pazienti che hanno impiantato per la prima volta protesi (intervento primario) per ragioni ricostruttive e 38,5 anni quella dei pazienti che lo hanno fatto per finalità estetiche.
Ma il Rapporto ci dice anche altro. Ad esempio che il 37,4% degli interventi registrati sono stati eseguiti in strutture pubbliche, il 33,6% in strutture sanitarie private, il 29% in strutture private accreditate o equiparata a pubblica.

IMPIANTI PROTESICI E MIGRAZIONE SANITARIA
Dai dati apprendiamo inoltre,  che c’è un fenomeno di migrazione sanitari anche in questo ambito. Solo guardando alla chirurgia ricostruttiva, ad esempio, scopriamo che tra le regioni la Lombardia primeggia nell’attirare pazienti da altri territori, superando i 3.400 interventi sul periodo di riferimento. La regione, invece, che sta peggio nel saldo tra il totale degli interventi subiti dai residenti e la quota degli stessi che vanno fuori dal territorio è la Basilicata con oltre il 61% di migrazioni. 

EVENTI AVVERSI
Con l’istituzione del Registro nazionale degli impianti protesici mammari, come ricorda il Rapporto, il legislatore ha  previsto l’obbligatorietà dell’inserimento dei dati relativi alle procedure di impianto e di espianto delle protesi mammarie da parte dei chirurghi operanti sul territorio nazionale. Di conseguenza si dispone di una banca dati anche sugli eventi avversi. In totale nel triennio 2023-2025, sono circa 14.300 gli eventi che possono essere classificati come “incidenti gravi” dalla normativa europea e che hanno portato i pazienti a sottoporsi a nuovo intervento chirurgico di sostituzione o rimozione dell’impianto. Al primo posto si colloca la contrattura capsulare occorsa entro 10 anni che rappresenta appunto l’incidente più frequente, seguono la rotazione/dislocamento della protesi e la rottura della protesi.

"REGISTRO DEGLI IMPIANTI UN FIORE ALL'OCCHIELLO"
“Il Registro degli impianti protesici mammari rappresenta un fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario e ci pone all’avanguardia rispetto ad altri Stati per alcune sue peculiarità, come l’obbligatorietà dell’inserimento dei dati, la gestione e il finanziamento da parte di un’istituzione indipendente, la raccolta ed elaborazione dei dati in tempo reale”, ha sottolineato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto alla presentazione dei dati. “Questo prezioso patrimonio di dati ha dimostrato che il nostro Servizio sanitario è pronto a misurarsi con un monitoraggio esteso ad altri dispositivi medici impiantabili. Con questa consapevolezza abbiamo presentato un disegno di legge che istituisce il Registro unico dei dispositivi medici impiantabili, attualmente all’esame del Senato”.

 

"VERSO UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ ORIENTATA AI DATI"
“Il Registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili rappresenta un elemento centrale per il futuro del nostro Servizio sanitario, configurandosi come uno strumento che segna un passaggio decisivo verso una sanità sempre più orientata ai dati, agli esiti e alla tutela del paziente, con particolare attenzione alla sicurezza, alla qualità e alla sostenibilità nell’utilizzo dei dispositivi impiantabili”, ha aggiunto durante l’evento di presentazione il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. “Si tratta di una profonda innovazione che supera la frammentazione esistente, creando un sistema unitario che integra le esperienze già maturate e le estende ad altre tipologie di dispositivi ad alto impatto clinico ed economico”.

 

Il Rapporto

 

 

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