05 Maggio 2026

Riforma del Ssn, "Una terapia senza una diagnosi corretta e condivisa"

Luci e ombre nel parere di Salutequità che nel ddl delega intravede "una volontà di ammodernamento" ma anche "criticità di metodo e merito". Manca una Relazione sullo stato di salute del Paese e del Ssn, non sono previste risorse aggiuntive e persiste una visione ospedalocentrica a discapito dell'assistenza territoriale. Le proposte dell'associazione

Di NS
Riforma del Ssn, "Una terapia senza una diagnosi corretta e condivisa"

C’è una “volontà di ammodernamento” ma anche “criticità di metodo e di merito”. E’ un giudizio fatto di luci e ombre quello che arriva da Salutequità sul ddl delega di riforma del Ssn. Si arriva direttamente alla terapia da somministrare al Ssn senza avere prima identificato e condiviso, con tutti gli attori del Ssn, la corretta diagnosi, gli obiettivi da raggiungere e le azioni di riforma necessarie”. Così tira le somme il presidente Tonino Aceti, audito oggi in commissione Affari sociali del Senato.

IL PRINCIPALE LIMITE DELLA RIFORMA
Secondo Salutequità, il principale limite del provvedimento è l’assenza di una diagnosi aggiornata dello stato di salute del Paese e del Ssn. Il ddl viene infatti presentato senza che sia stata realizzata una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese, ferma agli anni 2017-2021 e pubblicata nel 2022, nonostante si tratti di uno strumento essenziale per valutare condizioni di salute della popolazione, risorse impiegate, risultati conseguiti, attuazione dei piani regionali e indirizzi per la programmazione sanitaria. 
A questo si aggiunge la mancanza di un Piano sanitario nazionale aggiornato: l’ultimo risale al triennio 2006-2008, mentre il nuovo Piano 2025-2027, più volte annunciato come prioritario, non risulta ancora disponibile in bozza pubblica. Anche il Patto per la Salute è fermo al 2019-2021 ed è prorogato per legge.
Una riforma di questa entità, per essere efficace, secondo Salutequità, dovrebbe partire da una valutazione aggiornata, trasparente e partecipata dei bisogni, delle criticità e degli obiettivi del sistema sanitario.

GRAVE IL RUOLO RESIDUALE DEL PARLAMENTO 
Tra le principali criticità secondo Salutequità c’è anche il ruolo residuale del Parlamento. Il DDL prevede infatti che gli schemi dei decreti legislativi siano trasmessi alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante, con un termine di soli trenta giorni.
Altro nodo quello della tempistica, difficilmente sostenibile nella versione presente nel DDL. La scadenza del 31 dicembre 2026 per l’adozione dei decreti legislativi è poco realistica, considerando che il DDL è ancora in fase di approvazione, che dovranno essere scritti i decreti attuativi, quantificati gli impatti economici, individuate le coperture, acquisito il via libera del Ministero dell’Economia, raggiunta l’intesa in Conferenza Stato-Regioni e raccolti i pareri parlamentari.

 

LA PECCA DELL'ASSENZA DI RISORSE AGGIUNTIVE 
Critica è poi la previsione che dall’attuazione delle deleghe non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Per Salutequità, tale impostazione rischia di rendere la riforma inefficace o destinata a restare sulla carta.
Il DDL prevede infatti interventi rilevanti, come l’aggiornamento degli standard dell’assistenza territoriale, l’introduzione di ospedali di terzo livello, la definizione di standard di personale per l’assistenza residenziale e semi-residenziale e nuovi standard per la presa in carico dei pazienti cronici complessi: misure difficilmente realizzabili senza risorse aggiuntive certe.

VISIONE ANCORA TROPPO OSPEDALOCENTRICA E POCHE INNOVAZIONI STRUTTURALI
Salutequità evidenzia inoltre uno sbilanciamento ospedalocentrico del provvedimento. I criteri direttivi più specifici e concreti riguardano infatti l’assistenza ospedaliera, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, degli ospedali elettivi e di nuove reti tempo-dipendenti. Anche le uniche risorse economiche previste risultano concentrate in questo senso, mentre l’assistenza territoriale, i cittadini e il principio di equità sono marginali nel testo.
“Il ddl – ha aggiunto Aceti - contiene inoltre poche innovazioni realmente strutturali. Mancano riferimenti alla revisione dei meccanismi di rimborso delle prestazioni sanitarie, con il passaggio da una logica a prestazione a una basata sui percorsi diagnostico-terapeutici e sugli esiti di salute. Manca anche un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e valutazione delle performance dei servizi sanitari e degli esiti delle cure, soprattutto sul territorio”. 

LE PROPOSTE DELL'ASSOCIAZIONE
Per queste ragioni, Salutequità propone tre passaggi prioritari. Primo: procedere rapidamente alla stesura e pubblicazione di una Relazione aggiornata sullo stato sanitario del Paese, per poter disporre di evidenze certificate sullo stato di salute della popolazione, sull’attuazione delle politiche sanitarie e sulle indicazioni necessarie per programmare gli interventi. Secondo: approvare in tempi brevi il nuovo Piano sanitario nazionale, accompagnandolo con risorse dedicate all’attuazione, con un ruolo centrale del Parlamento e con il coinvolgimento effettivo di Regioni, associazioni di pazienti e altri attori del Ssn.Terzo: costruire un provvedimento normativo di riforma del Ssn fondato su tempi realistici, Parlamento protagonista, partecipazione degli attori istituzionali e sociali, valutazione di impatto multidimensionale e coperture finanziarie certe.

 

 

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