Ictus, la stimolazione cerebrale cambia il recupero neurologico. Ecco come
Si tratta di tecniche che non invasive e non richiedono interventi chirurgici. Tra i beneifici la portabilità di alcuni dispositivi, oltre al recupero psico-motorio. La sfida è l'accessibilità dell'innovazione tecnolgica, come spiegano gli esperti dell'Italian society of neuromodulation and neurotechnologies
Nella fase post-ictus l’uso della neurostimolazione ha prodotto risultati incoraggianti. Le tecniche di neurostimolazione non invasiva offrono il vantaggio di non richiedere interventi chirurgici e essere somministrati molto precocemente dopo l'ictus, anche nel periodo iperacuto o acuto in cui la propensione del cervello alla plasticità è massima.
Le ultime evidenze raggiunte sono state illustrate durante la prima giornata del Congresso nazionale della Italian society of neuromodulation and neurotechnologies (ISNeT), in programma fino a domani nella sede della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma.
I BENEFICI DELLA NEUROSTIMOLAZIONE
L'obiettivo principale delle varie metodiche è potenziare la neuroplasticità, in risposta alla riabilitazione, agendo sulla modulazione dell'eccitabilità neuronale e sull'attivazione di reti specifiche. Un ulteriore beneficio pratico è la portabilità di alcuni dispositivi, come quelli per la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS), adatti all'uso domiciliare, e la sicurezza, visto che non aumentano il rischio di crisi epilettiche. Oltre al recupero motorio, la neurostimolazione nella fase post ictus può essere applicata per un ampio spettro di deficit funzionali, quali ad esempio il miglioramento dell'afasia. Tra i contributi più interessanti la dimostrazione che la stimolazione magnetica trasncranica combinata con l'elettroencefalogramma (EEG) permette di misurare in tempo reale lo stato funzionale dei circuiti cerebrali dopo una lesione, aprendo nuove prospettive per capire quando e come intervenire con la neuromodulazione in fase riabilitativa.
"La neuromodulazione sta cambiando profondamente il modo in cui concepiamo la riabilitazione neurologica. Non si tratta più solo di esercizio ripetuto: stimolare il cervello o il midollo spinale nel momento giusto, in sinergia con il movimento, significa amplificare la capacità del sistema nervoso di riorganizzarsi. Nei pazienti post-ictus e in quelli con lesioni midollari, questo approccio sta aprendo possibilità che fino a pochi anni fa sembravano inaccessibili", dichiara Sofia Straudi, professore associato e direttore Scuola di specializzazione di Medicina Fisica e Riabilitativa, Università degli studi di Ferrara, oltre che tesoriere ISNeT.
IL RUOLO DELLA NEUROSTIMOLAZIONE PER COMPRENDERE LE LESIONI MIDOLLARI
A completare il quadro sui meccanismi, attraverso cui la stimolazione cerebrale induce plasticità sinaptica (dalla sinapsi singola alle reti distribuite), e sui nuovi target emergenti dalle neuroscienze sperimentali in neurologia e psichiatria, è il contributo di rilievo che riguarda il ruolo della stimolazione non invasiva nella comprensione delle lesioni midollari, con dati traslazionali che suggeriscono possibili finestre terapeutiche finora inesplorate.
Anche il campo delle Interfacce Cervello-Computer (Brain-Computer Interface - BCI) applicate alla neuromodulazione è in pieno sviluppo. Queste interfacce acquisiscono e decodificano l'attività cerebrale del paziente in tempo reale per guidare la stimolazione o controllare dispositivi di assistenza, creando un canale diretto tra l'intenzione del paziente e la risposta terapeutica.
LA SFIDA DELL'ACCESSIBILITÀ
Al centro del confronto sono state poste le condizioni necessarie perché l’innovazione tecnologica si traduca in un beneficio accessibile, equo e sicuro per i pazienti nel contesto del Servizio sanitario nazionale.
“Le neurotecnologie stanno già cambiando la pratica clinica in neurologia, psichiatria e riabilitazione. Ma la vera sfida è garantire che queste innovazioni siano accessibili, applicate secondo standard evidence-based e integrate in percorsi di cura multidisciplinari. È esattamente per questo che ISNeT è nata: creare uno spazio condiviso tra discipline diverse, con un linguaggio comune e obiettivi concreti per il paziente”, ha concluso Graziella Madeo, neurologa e direttrice medica Brain&Care Group, segretario generale ISNeT, co-responsabile scientifico del congresso.
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