Medicina generale, i camici bianchi Smi pronti alla mobilitazione
Schillaci: "Dobbiamo dare ai cittadini una sanità più moderna". Nel mirino del sindacato la retribuzione a obiettivi e il debito orario obbligatorio: "Bisognerebbe valorizzare gli studi periferici finanziando personale e diagnostica anziché centralizzare i servizi"
Continua la ferma opposizione dei medici di medicina generale alla riforma targata Schillaci. Neanche il tempo di incontrare le sigle sindacali, infatti, che subito il ministro della Salute ha dovuto registrare la levata di scudi da parte dello Smi-Sindacato medici italiani, pronto alla mobilitazione se la bozza dovesse rimanere quella attuale.
Ma riavvolgiamo il nastro. All’incontro con i sindacati avevano partecipato oltre al titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, anche il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato e diversi presidenti di Regione. Convitato di pietra il testo di riforma predisposto dalle autonomie sulla base della proposta presentata a fine aprile dal ministro. "Dobbiamo dare ai cittadini una sanità più moderna e più vicina - ha sottolineato Schillaci -. Vogliamo dare più servizi ed evitare che vi siano ancora cittadini di serie A e serie B con zone scoperte dai servizi territoriali. Spero in un rapido e sereno confronto su una riforma che è attesa da tempo e guarda ai diritti dei cittadini".
RETRIBUZIONE A OBIETTIVI E DEBITO ORARIO OBBLIGATORIO NEL MIRINO
Entro il prossimo giovedì le organizzazioni sindacali dovranno inviare al Ministero le loro proposte sul testo in esame. Ma evidentemente lo Smi si è portato avanti: “Aspettiamo una prossima convocazione, che non siamo sicuri se vi sarà, per esprimere un giudizio compiuto, ma se la bozza dovesse rimanere la stessa di quella che abbiamo discusso non avremo che scegliere la via della mobilitazione, per tutelare il lavoro dei medici e garantire la salute ai cittadini”, hanno comunicato in una nota. Pomo della discordia il debito orario obbligatorio: “Dalla categoria, da tutta Italia, abbiamo recepito una forte contrarietà a quello che la bozza definisce il debito orario obbligatorio all’interno delle Case di comunità per i medici - ha sottolineato lo Smi -. Bisognerebbe, invece, valorizzare gli studi medici periferici finanziando i loro fattori produttivi (personale e diagnostica) anziché centralizzare i servizi. Allo stesso tempo si leva una forte opposizione a logiche che trasformano la retribuzione legandola prevalentemente al raggiungimento degli obiettivi”.
“PRONTI ALLO SCIOPERO”
“Dopo la proclamazione dello stato di agitazione – ha concluso il sindacato - avevamo sperato che il governo cogliesse la sofferenze e le richieste di cambiamento dei medici”. Se così non fosse però, è l’annuncio, “siamo pronti a difendere il loro lavoro e la loro dignità con tutte le azioni, compresa quelle dello sciopero e della chiusura degli ambulatori”.
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