14 Maggio 2026

Medicina generale, "Rischiamo lo svuotamento del sistema pubblico"

Pollice verso alla riforma targata Schillaci per la Fimmg. ll vicesegretario Bartoletti a Nursind Sanità: "Un progetto senza visione all'origine". Nel mirino il trasloco dei medici di base nell'organico delle Case di comunità: "E' mancata la programmazione sul personale"

Di Elisabetta Gramolini
Medicina generale, "Rischiamo lo svuotamento del sistema pubblico"

Una mancanza di visione all’origine che ora sta mostrando tutti i nodi al pettine. Questa l’idea che si è fatta la Federazione italiana di medici di medicina generale (Fimmg) della riforma delle cure primarie, annunciata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e che in particolare vorrebbe portare i medici di base nell’organico delle Case di comunità. Per Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale vicario della Fimmg, il sistema sanitario sta affrontando le conseguenze di una progettazione del Pnrr profondamente errata fin dalle origini, poiché focalizzata esclusivamente sul finanziamento delle strutture edilizie senza prevedere alcun investimento parallelo sul personale. “Questa mancanza di visione – ha dichiarato Bartoletti a Nursind Sanità – ha generato un'urgenza tardiva e ingiustificata: si è scelto di costruire gli edifici ignorando che sarebbero rimasti vuoti, nonostante le criticità fossero note già dal 2021. La mancanza di programmazione è il difetto strutturale del Paese, che si ritrova ora a rincorrere scadenze comunitarie con soluzioni di ripiego per evitare sanzioni dall'Europa”.

IL DISORIENTAMENTO DEI PAZIENTI
L'idea di spostare forzosamente i medici di medicina generale all'interno delle Case di comunità rappresenta una sfida per il rapporto di fiducia tra medico e paziente, secondo la Federazione. Trasformare lo studio medico territoriale, punto di riferimento accessibile e capillare, in strutture standardizzate e burocratizzate rischia di disorientare l'assistito, che non troverebbe più la continuità assistenziale a cui è abituato. Ma non solo: la diversità delle planimetrie e delle strutture esistenti rende impossibile un'applicazione uniforme del modello. “In molti contesti urbani o piccoli comuni – ha sottolineato Bartoletti –, gli spazi non sono fisicamente in grado di accogliere tutti i professionisti del quartiere, rendendo l'accorpamento un falso problema rispetto alla reale necessità di far funzionare i servizi”.

LA DERIVA VERSO LA PRIVATIZZAZIONE
L'Italia sembra intenzionata a replicare gli errori commessi dal sistema sanitario britannico, che ha rincorso la prestazione a breve termine distruggendo la medicina personalizzata e preventiva. “Il rischio attuale - ha osservato il sindacalista - è quello di uno svuotamento del sistema pubblico a favore del privato convenzionato: mentre il pubblico soffre per carenza di fondi, personale e lacci burocratici, il privato può utilizzare le infrastrutture pagate con i soldi del Pnrr per offrire prestazioni rapide, innescando un meccanismo di competizione sleale”. Questo processo non fa che privatizzare i profitti e collettivizzare i debiti, “offrendo autostrade pubbliche ai pazienti verso gli erogatori accreditati, mentre il servizio pubblico rimane una scatola vuota incapace di rispondere ai bisogni complessi”.

LA CASA DI COMUNITÀ COME HUB
Per evitare il collasso, la Casa di comunità non dovrebbe essere intesa come un ammasso forzoso di professionisti, ma come un hub tecnologico e di servizi. “La struttura – ha commentato infine Bartoletti – dovrebbe fornire ai medici di medicina generale, che restano nei propri studi sul territorio, strumenti diagnostici di secondo livello, consulenze specialistiche e una gestione efficiente dei dati sanitari. L'obiettivo deve essere la salute del cittadino e la valorizzazione della professionalità, non la mera saturazione fisica di un edificio per compiacere i parametri europei. Senza un investimento serio sui salari del comparto pubblico e una revisione coraggiosa del progetto, la toppa politica applicata oggi rischia di essere peggiore del buco che tenta di chiudere”.

 

 

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