19 Maggio 2026

Aborto: senza ricovero è possibile solo in 4 Regioni

Si tratta di Lazio, Emilia Romagna e Campania, oltre alle province autonome di Bolzano e Trento. Lo ricorda l'associazione Luca Coscioni che punta l'indice contro lo spreco di risorse per il servizio sanitario senza aumentare la sicurezza della procedura

Di NS
Aborto: senza ricovero è possibile solo in 4 Regioni

Al momento l’aborto senza ricovero, oltre che nelle province autonome di Bolzano e Trento, è possibile solo nel Lazio, in Emilia-Romagna e - da poche settimane- in Campania. Se in Toscana sono previsti 3 accessi e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa, in Umbria è possibile soltanto sulla carta. Mentre va da sè che nlle altre Regioni non sia possibile. A ricordarlo è l'associazione Luca Coscioni in vista dell'anniversario della legge 194 (il 22 maggio prossimo ). Non senza evidenziare anche il caso della Lombardia, regione in cui "l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo. Questo comporta un ingiustificabile spreco di risorse". Proprio l'associazione ha lanciato la campagna "Aborto senza ricovero" per garantire alle donne il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie.

"L’iniziativa nasce per sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi che rendano effettivamente applicabili le disposizioni già previste in Italia dal 2020 in materia di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale e consultoriale, inclusa la possibilità di autosomministrazione del secondo farmaco a casa". Secondo l'associazione, infatti, "il ricovero per l’aborto farmacologico non è necessario, non aumenta la sicurezza della procedura e comporta, oltre a uno spreco di risorse per il servizio sanitario regionale, un potenziale rischio di infezioni che dovrebbe essere evitato. Il secondo farmaco può essere assunto a casa, se la donna lo richiede". Tuttavia, "in diverse Regioni questa modalità non è ancora garantita".
"Finalmente anche in Campania le donne potranno scegliere di prendere il misoprostolo a domicilio - commentano la vicesegretaria e le consigliere generali dell'associazione Luca Coscioni, Mirella Parachini, Anna Pompili e Chiara Lalli - Ci auguriamo che sarà presto possibile ovunque. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla Regione in cui viviamo”.

Dall'associazione infine sottolineano l’importanza di avere dati aperti, aggiornati e non aggregati per medie regionali (l’ultima relazione ministeriale è stata pubblicato con un ritardo di un anno e con i dati del 2023) e la possibilità di segnalare, in maniera riservata e anonima, eventuali problemi o la mancata applicazione della legge 194. 

 

 

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