Fine vita, la maggioranza prova a uscire dallo stallo
Al Senato il centrodestra riapre il termine per gli emendamenti in commissione. Forza Italia, contraria al testo base sul ruolo del Ssn, punta anche a convergenze con le opposizioni, che restano guardinghe
La nuova Forza Italia, in ossequio agli input di casa Berlusconi, inizia a strattonare la maggioranza sui temi sensibili e sulle battaglie di caratura liberale che hanno a che fare con i diritti civili. E, almeno in questo caso, prova ad avvicinarla alle opposizioni. La discussione in Senato sulla legge che punta a regolare il fine vita si trasforma così in un delicato terreno di confronto tra gli azzurri e gli alleati di governo, FdI in testa. Dopo un lungo stallo nelle commissioni Giustizia e Affari sociali – presso cui giacciono il testo del centrodestra, con Pierantonio Zanettin (Fi) e Ignazio Zullo (FdI) in veste di relatori, e quello del Pd a prima firma Alfredo Bazoli – finalmente si è rimesso oggi in pista il provvedimento, puntando anche a una possibile convergenza tra gli schieramenti. La maggioranza ha deciso infatti di riaprire i termini per gli emendamenti al suo testo, con una nuova convocazione delle commissioni congiunte prevista per martedì 26 maggio.
Il confronto odierno a Palazzo Madama dei partiti del centrodestra, alla presenza del ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, del viceministro alla giustizia Paolo Sisto, dei capigruppo di maggioranza Lucio Malan (FdI), Massimiliano Romeo (Lega) e Stefania Craxi (Fi), con i presidenti della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, e della Affari sociali e Sanità, Francesco Zaffini, senza dimenticare lo stesso relatore Zanettin, ha suggerito di evitare il prolungarsi di uno stallo che potrebbe risultare molto pericoloso in vista della scadenza del 3 giugno prossimo. In quella data dovrebbe arrivare in aula il testo Bazoli: in tal caso, senza accordo, la proposta del centrodestra rischierebbe di finire nel cestino e il voto degli azzurri secondo libertà di coscienza potrebbe scatenare un terremoto nella maggioranza. In presenza di un’intesa, invece, si dovrebbe tornare subito in commissione, ma con l’intenzione poi di accelerare.
L’assenza di una legge nazionale sul fine vita, chiesta perentoriamente e ripetutamente anche dalla Consulta, mette infatti fretta al Parlamento, ma è risaputo che i forzisti non amano il testo base del centrodestra, soprattutto nel passaggio che esclude il Servizio sanitario nazionale dalle procedure sul suicidio medicalmente assistito. Non a caso la capogruppo dei senatori azzurri Craxi, longa manus di Marina Berlusconi e portatrice in Parlamento della sua linea liberal, ha lavorato per tenere insieme i pezzi con l’obiettivo di rivedere e rendere più solido e accettabile per tutti gli alleati il testo Zanettin-Zullo. Meglio ancora, a questo punto, se con il puntello delle opposizioni, attraverso qualche apertura di merito.
E proprio nel merito, pare che il punto di caduta in seno al centrodestra, circa il ruolo del Ssn, potrebbe essere quello di affidare la somministrazione alla scelta volontaria e gratuita del medico generico che avrebbe facoltà di farlo anche via intramoenia. È evidente comunque che se il termine per gli emendamenti si riapre, allora i tempi si allungano e dunque bisognerà cercare di accelerare per la condivisione di nuovi contenuti, come fa notare la leghista Bongiorno. Mentre per il forzista Sisto è chiara la necessità di un approfondimento su una materia così delicata. FdI dal canto suo rimane fredda, soprattutto per la spinta della componente cattolica del partito che non vede di buon occhio ulteriori concessioni nel testo base.
Sull’altro lato della barricata, le opposizioni ovviamente non chiudono, ma restano guardinghe. La vicepresidente del Senato del M5s, Mariolina Castellone, chiede infatti che la riapertura degli emendamenti non si trasformi in un pretesto per prendere e perdere altro tempo. Sulla stessa linea il dem Bazoli che dichiara la disponibilità a valutazioni su proposte di merito, ma paventa ulteriori slittamenti. E poi, circa il proprio testo, avverte: “Se ci sarà un voto in aula per il ritorno in commissione vorrà dire che il centrodestra avrà deciso di affossare definitivamente il disegno di legge sul fine vita. Sarebbe l'ennesima resa della politica e delle istituzioni, incapaci di dare una legge che la Corte costituzionale chiede da oramai otto anni”.
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