Liste d'attesa: la radiografia della sanità italiana è online
Arrivano i primi dati della versione aggiornata della piattaforma Agenas: nel primo quadrimestre 2026 migliorano i tempi per visite ed esami in 16 Regioni. Mentre Sicilia e Piemonte non registrano variazioni rispettivamente per prime visite e diagnostica, in Calabria rimane il nodo dell'appropriatezza prescrittiva. Schillaci: "Invertita la rotta"
I trend e i buchi nella gestione delle prestazioni sanitarie visibili a tutti. Grazie alla piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa, istituita dalla legge n.107/2024 e sviluppata da Agenas, è ora possibile analizzare nel dettaglio le prenotazioni delle prestazioni sanitarie effettuate tramite il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Si tratta di uno strumento che si è a lungo attirato critiche, soprattutto per i ritardi e per l'effettiva fruibilità. Ora arriva la versione aggiornata del cruscotto. I dati di questa versione, presentata a Roma, parlano chiaro: tra gennaio 2025 e aprile 2026 sono stati gestiti ben 65 milioni di appuntamenti tra strutture pubbliche e privato accreditato. Il confronto tra il primo quadrimestre del 2026 e lo stesso periodo del 2025 evidenzia un progressivo miglioramento a livello nazionale. I progressi riguardano tutte le classi di priorità, sia per le visite specialistiche che per gli esami diagnostici. Per le prime visite, la percentuale di rispetto dei tempi massimi di attesa è salita dal 76,1% al 78,7%. Per gli esami diagnostici, l'efficienza del sistema è passata dall'83,0% all'84,7%. Questo trend positivo coinvolge ben 16 Regioni su 21 ed è particolarmente evidente per le prestazioni urgenti (da erogare entro tre giorni) e per quelle in classe B (entro dieci giorni). Si tratta di un segnale cruciale, che dimostra una maggiore reattività del sistema nel rispondere ai bisogni clinici più complessi e immediati dei cittadini.
LA MAPPA DELLE REGIONI TRA CHI ACCELERA E CHI MANTIENE LO STANDARD
L'analisi territoriale mostra un quadro complessivamente incoraggiante, sebbene non privo di asimmetrie. Per quanto riguarda le prime visite: 16 Regioni su 21 ottengono performance positive. Tra queste, nove hanno registrato netti passi avanti rispetto all'anno precedente, mentre sette hanno confermato gli ottimi standard già raggiunti nel 2025. Per gli esami diagnostici i risultati positivi interessano 15 Regioni su 21 (sei in forte miglioramento e nove stabili su livelli di eccellenza). Alcune realtà territoriali, pur non registrando variazioni positive rispetto allo scorso anno, riescono comunque a garantire una buona tenuta del sistema. È il caso della Sicilia per le prime visite e del Piemonte per la diagnostica, entrambe capaci di mantenere una percentuale di rispetto dei tempi superiore all'80%. Come detto, accanto alle luci c'è anche qualche ombra. In Calabria, per esempio. Qui Agenas riconosce i miglioramenti in corso, ma va spinto l’acceleratore sulla appropriatezza prescrittiva. “Vediamo – ha spiegato Angelo Tanese, direttore generale di Agenas – che in Calabria c’è un numero di prescrizioni a 120 giorni più elevato che in altre regioni e questo, chiaramente, bisogna approfondirlo e capirlo. L’obiettivo è evitare che nelle prime visite ci siano visite di controllo, oppure cercare di avere una prescrizione più aderente al quesito diagnostico. Ma questo, come per tutte le regioni, è il lavoro che dobbiamo fare".
TRASPARENZA E RESPONSABILITÀ
“Oggi abbiamo dati che prima non avevamo”, ha continuato Tanese. “Nel momento in cui trasformiamo le informazioni in strumento possiamo individuare meglio le criticità, responsabilizzare gli attori e definire nuovi indicatori”. Per garantire che questo monitoraggio non resti un esercizio isolato, Agenas pubblicherà un bollettino trimestrale analizzando numeri e criticità. L'obiettivo è sollevare il velo sulle inefficienze e spingere ogni singola realtà regionale verso una maggiore trasparenza.
"COLMATO UN VUOTO NORMATIVO E ORGANIZZATIVO"
Anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha sottolineato la portata storica di questo traguardo, parlando di un vuoto normativo e organizzativo colmato dopo quasi mezzo secolo. Fino ad oggi, infatti, l'Italia sanitaria viaggiava a macchia d'olio, frammentata in sistemi regionali non comunicanti e privi di una visione d'insieme. Il ministro ha poi precisato lo spirito del progetto: “La collaborazione con le Regioni non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi. Questa piattaforma non nasce per fare classifiche o cercare colpevoli, ma per aiutarci a governare meglio il sistema”.
Il vero valore aggiunto della nuova piattaforma risiede nella sua capacità di trasformare i numeri in azioni concrete di programmazione e decisione politica. Sapere esattamente dove si concentrano i rallentamenti permette interventi mirati sulle strutture in affanno. L'obiettivo finale della riforma resta l'equità sociale: garantire un Servizio sanitario nazionale efficiente e vicino alle persone, indipendentemente dalla disponibilità economica del cittadino o dalla regione in cui risiede. "Oggi e ora finalmente lo possiamo fare", ha concluso Schillaci, "e dove si applica la legge le cose funzionano".
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