Fine vita, il centrodestra prende tempo nel giorno dell'addio di Lucia
Proprio oggi l'80enne triestina ha avuto accesso al suicidio assistito in Svizzera, dopo il rifiuto del Friuli. Intanto la legge del Pd arriva in Aula al Senato, ma la maggioranza riporta tutti in commissione
Che sia uno scherzo del destino o la segreta geometria delle coincidenze, a volte l’incrocio tra i duri fatti di cronaca e le molli contorsioni della politica di palazzo può avere un sapore tragico e paradossale. Proprio nel giorno in cui è morta Lucia, l’80enne triestina che ha avuto accesso alla pratica di suicidio assistito in Svizzera dopo il dinego da parte del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia, una legge nazionale sul fine vita, impantanata da tempo in Parlamento, ha fatto finalmente capolino nell’Aula del Senato. Tuttavia, si trattava di quella del Partito democratico e dunque c’è stato immediatamente il dietrofront per tornare in commissione. Come non detto, abbiamo scherzato.
Il testo base del centrodestra ha visto profondi dissidi in maggioranza, soprattutto tra la ‘nuova’ Forza Italia targata Marina Berlusconi e il resto della coalizione. Materia del contendere, in particolare, la totale esclusione del Ssn dalle procedure per il suicidio assistito, prevista dall’articolato di Pierantonio Zanettin (lui stesso di Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). Un passaggio sul quale gli azzurri hanno avuto però un profondo ripensamento nell’ultimo periodo, mentre il meloniano Zullo non ha cambiato idea e ritiene che il suicidio assistito debba restare estraneo “alle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale”.
I dem hanno approfittato dell’impasse per incunearsi e portare in aula la legge del senatore Alfredo Bazoli, che pure è incorporata nel testo base della maggioranza, seppur nel quadro di una diversa impostazione. Ma poco fa il capogruppo FdI a Palazzo Madama, Lucio Malan, è intervenuto e ha spiegato: “Alla luce di quanto riferito dal presidente Zaffini, constatando che il lavoro sta andando avanti, perché il presidente Zaffini ci ha riferito di emendamenti in corso di presentazione, non certamente al fine di procrastinare i tempi ma di trovare una soluzione su questa delicata materia, presento una questione sospensiva nel senso di rinviare il provvedimento nelle commissioni per proseguire l’esame del testo base unitamente agli altri disegni di legge sull’argomento, incluso quello di iniziativa popolare".
L’evocato Francesco Zaffini è il presidente della commissione Sanità che sta affrontando la delicata materia assieme alla commissione Giustizia. Malan ha fatto riferimento al tentativo del centrodestra di trovare un compromesso tra alleati, riaprendo i termini per gli emendamenti e salvando così il testo base dal cestino della spazzatura. Lo stesso Zaffini ha infatti ricordato che la nuova scadenza è fissata al 9 giugno. E oggi si è rimesso all’assemblea “circa il prosieguo dell’iter dei lavori”, precisando che "è stato possibile procedere grazie all’iscrizione dell’odg dell’Aula che ci ha consentito di superare la mancanza del prescritto parere della commissione Bilancio".
Naturalmente le opposizioni si sono scatenate sul passo del gambero della maggioranza, parlando di farsa, di manovra che serve solo ad affossare la legge, di pietra tombale o stigmatizzando il rimpallo. Mentre la nuova capogruppo forzista Stefania Craxi, intervenendo nell’emiciclo, ha promesso: “Serve un lavoro contingentato che ci permetta di tornare in questa Aula prima dell'estate con un testo il più possibile condiviso". Vedremo se la maggioranza sarà di parola o se per l’ennesima volta la strada verso l’inferno sarà lastricata di buone intenzioni.
Poi la rivendicazione azzurra: "La richiesta di tornare in commissione sul fine vita non è una strategia dilatoria. Saremmo i primi a denunciarla, se lo fosse. Noi di Forza Italia – ha rincarato Craxi – abbiamo scelto di riportare questo dossier al centro della discussione perché riteniamo che il Parlamento non possa più sottrarsi a una materia che riguarda la persona, la sua libertà, la sua dignità. E questa discussione deve essere libera. Non c'entra il governo, non c'entrano le maggioranze o le opposizioni". Tuttavia, il percorso sarà irto di ostacoli e lo dimostra la presa di posizione dell’Udc che con il senatore e segretario nazionale Antonio De Poli ha messo paletti molto precisi: “Non possiamo permettere che il Servizio sanitario nazionale sia erogatore di morte ma, al contrario, dobbiamo rafforzare il principio della cura e quindi implementare le cure palliative, destinando più risorse su questo fronte come in parte è stato già fatto nella scorsa Legge di bilancio".
Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram