Ebola, "Cresce la curva epidemica"
Ma non velocemente come ipotizzato all'inizio. L'epidemiologo Rezza analizza i dati aggiornati provenienti da Repubblica Democratica del Congo e Uganda. "A livello regionale il rischio di diffusione rimane alto o molto alto, ma è basso a livello globale"
Non si arresta l'epidemia di ebola. I dati aggiornati, segnalati in Rebubblica democratica del Congo sono 452, di cui 82 deceduti, mentre in Uganda dove oggi si è recato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono 19 (con due decessi). A cercare di fare chiarezza sul virus in Italia è l'ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute al San Raffaele di Milano. L'epidemiologo, che attraverso i suoi canali social aggiorna costantemente sulla situaizone, ha sottolineato come "il trend" non sia "del tutto chiaro" e che "la curva epidemica cresce, sebbene non tanto rapidamente quanto suggerito in un primo momento da un report pubblicato su Nature".
Rezza ha spiegato quindi: "A questo proposito, a seguito dell'esecuzione di un gran numero di test, i casi sospetti sono diminuiti da oltre 900 a 116 (nella maggior parte dei casi si trattava di malaria o altre sindromi febbrili). Per ora l'epidemia ha un impatto rilevante soprattutto nella provincia di Ituri, seguita dal Kivu, mentre sembra relativamente sotto controllo in Uganda". Per poi precisare: "Tre candidati vaccini ed un farmaco da utilizzare per la profilassi post-esposizione sono attualmente in fase di sperimentazione o sviluppo, ma per ora l'opera di contenimento è affidata alle classiche misure di sanità pubblica, consistenti nell'isolamento (con costruzione di strutture ad hoc), rintraccio e quarantena dei contatti, cordoni sanitari. Le maggiori difficoltà derivano comunque dalle guerre tribali in corso che impediscono in alcune zone l'intervento delle autorità governative, e dall'ostilità della popolazione locale nei confronti delle misure di controllo. Mentre a livello regionale il rischio di diffusione è considerato alto o molto alto - ha concluso -, a livello globale resta invece basso".
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