10 Giugno 2026

Autonomia differenziata e sanità, "C'è il rischio che si allarghino le diseguaglianze"

Le quattro Regioni - Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria - che hanno sottoscritto le pre-intese già presentanto profonde differenze. Gimbe lancia l'allarme e chiede "di sospendere l'iter fino alla definizione dei lep sanitari"

Di NS
Autonomia differenziata e sanità, "C'è il rischio che si allarghino le diseguaglianze"

L’autonomia differenziata in sanità e i rischi che si allarghino le diseguaglianze. E’ uno degli aspetti chiave sui quali ha insistito la Fondazione Gimbe nel corso dell’audizione oggi in commissione Affari costituzionali del Senato. “Le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – per ottenere ulteriori autonomie in materia di tutela della salute presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nell’accesso alle cure e nella capacità di attrarre pazienti. E le maggiori competenze richieste dalle Regioni rischiano di aumentare diseguaglianze di accesso e privatizzazione”, ha chiarito Gimbe. Per poi ricordare che la Corte Costituzionale, con le sentenze n. 192/2024 e n. 10/2025, ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico.

“Desta forti perplessità – ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta - che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse”, ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta che con la sua Fondazione ha chiesto “di sospendere l’iter o di subordinarlo ad una moratoria fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità”.

LE DIFFERENZE SUL PIANO DEI LEA
“Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità - ha commentato Cartabellotta - partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui LEA, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale".

IL NODO DELLA MOBILITÀ SANITARIA
Anche sul fronte della mbilità sanitaria, nonmancano le differenze, con Lombardia e Veneto che attraggono pazienti, Piemonte e Liguria che perdono risorse. Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di 645,8 milioni  di euro, il Veneto di  212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per 20,7 milioni e 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a 65 euro per la Lombardia e 44 per il Veneto, mentre scende a - 5 euro per il Piemonte e a - 49 per la Liguria. "La mobilità sanitaria è no dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali. Per questo lascia perplessi che le richieste di autonomia in sanità siano pressoché sovrapponibili".

LA RINUNCIA ALLE PRESTAZIONI SANITARIE
Secondo l’indagine Istat 2024, ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% della popolazione lombarda, il 10,1% di quella ligure, il 9,2% di quella piemontese e il 7,9% di quella veneta. “La rinuncia alle prestazioni sanitarie – ha aggiunto Cartabellotta – è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà. Prima di attribuire nuove competenze alle Regioni occorre garantire livelli essenziali realmente esigibili e monitorare l’equità di accesso ai servizi, altrimenti il rischio è spingere sempre più cittadini verso il settore privato".

IL PERSONALE SANITARIO   
Persistono rilevanti differenze nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Particolarmente marcata la variabilità nella dotazione di infermieri dipendenti, che passa da 6,86 ogni 1.000 abitanti in Liguria a 3,80 in Lombardia. Secondo Gimbe, dunque, "In assenza di Lep sanitari definiti e finanziati, ulteriori margini di autonomia sul personale rischiano di accentuare la competizione tra Regioni e di ampliare le difficoltà di accesso al servizio pubblico".

 

 

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