Medici di famiglia, addio alla riforma. Una sconfitta per tutti
Gli mmg possono tirare un sospiro di sollievo. Ma solo per ora. Anche se il decreto Schillaci è stato azzopato, un intervento legislativo o amministrativo è inevitabile per rispettare le scadenze di Pnrr e Case di comunità. Intanto, altre riforme sono rimaste al palo
Da ieri la riforma dei medici di medina generale ha imboccato il viale del tramonto. E con essa si fa più accidentato il cammino delle Case di comunità che dovrebbero essere tutte operative entro la fine del mese, ma che adesso sommano alla carenza di infermieri (rispetto alla quale si sta tamponando anche lasciando scoperti gli ospedali) anche quella dei medici di famiglia.
UNA RIFORMA SEMPRE OSTEGGIATA DAI MEDICI
Non una novità, in verità, visto che da quando il decreto Schillaci sulla medicina territoriale ha compiuto i primi passi gli mmg si sono sempre dichiarati contrari. Non un fulmine a ciel sereno, dunque. Peccato perché, dopo le incomprensioni per le liste d’attesa, sui medici di base Schillaci e Regioni (se non tutte, di sicuro quelle a trazione centrodestra) erano finalmente sulla stessa linea. Almeno fino a ieri, quando è arrivata sul tavolo degli assessori regionali alla Sanità la doccia fredda del passo indietro.
CHI VINCE E CHI PERDE
L’arbitro ha fischiato il fine partita. Tocca capire come leggere il risultato. Lo stop governativo fa propendere la bilancia verso una vittoria della lobby dei medici che in questi mesi hanno dispiegato tutte le loro energie per fermare la riforma. La nota diffusa oggi dalla Fimmg farebbe propendere per questa lettura: “Aprire Case della Comunità che siano realmente funzionali all’assistenza dei cittadini nei tempi previsti non è soltanto un obiettivo di sistema, ma rappresenta anche una garanzia per la tenuta del Servizio sanitario nazionale e conseguentemente per il nostro lavoro. Per questo ribadiamo, come abbiamo sempre fatto, la nostra disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr, con serietà e senso delle istituzioni”, afferma il sindacato.
Tra le righe, però, è anche una presa d’atto che dalla prospettiva delle Case di comunità non si sfugge. Il monte ore di sei alla settimana che i professionisti dovrebbero garantire rimane in piedi. Insomma, su qualcosa dovranno cedere. Così come del resto è evidente che un intervento normativo dovrà esserci, non foss’altro per la spada di Damocle deL Pnrr e delle stesse Case di comunità. Si potrebbe optare per un emendamento da agganciare a uno dei prossimi treni legislativi o per un atto amministrativo. Del resto dal ministero della Salute l’intenzione trapelata rimane quella di andare avanti. Certo, la riforma ormai è azzoppata. Neanche dalle parti di Lungotevere Ripa, dunque, c’è granché da festeggiare. Morale? Non vince nessuno. E perdono i cittadini.
E INTANTO SI È SPRECATA L'OCCASIONE DI RIFORMARE LE PROFESSIONI SANITARIE
Peccato, perché il lavoro andava avanti da mesi. Tutto tempo che poteva essere dedicato ad altre riforme tipo quella sulle professioni sanitarie che quasi sicuramente per mancanza di tempo (la legislatura è agli sgoccioli) non arriverà a meta, ma che avrebbe visto invece un protagonismo costruttivo da parte delle categorie interessate. Infermieri e ostetriche in primis.
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