11 Giugno 2026

Integratori alimentari, è boom. Ma servono sicurezza e scienza

L'Italia si conferma un mercato leader con 5,4 mld di volume complessivo e 30 milioni di consumatori. Il settore punta a un maggiore coinvolgimento ai tavoli tecnici europei e a un quadro regolatorio omogeneo, anche a tutela dei cittadini

Di NS
Foto di Amanda Jones
Foto di Amanda Jones

Dai probiotici e i fermenti lattici per la salute intestinale, alle classiche confezioni di sali minerali e vitamine per il supporto energetico, dai prodotti per il benessere mentale a quelli per il sonno, è boom di integratori alimentari. Un settore che si conferma in espansione e sempre più strategico per la salute. I dati parlano chiaro:il mercato in Europa ha registrato lo scorso anno un giro d'affari di 24 miliardi di euro (+10% rispetto all’anno precedente). E l’Italia rappresenta una realtà leader, con un volume complessivo che si attesta oggi a circa 5,4 miliardi di euro. Un primato che permette al Paese di coprire oltre il 21% del valore totale dell'intera area Ue, superando Germania e Francia. La spinta si riflette anche sul fatturato industriale della filiera italiana, che ha superato la soglia dei 3,5 miliardi di euro, raddoppiando di fatto i volumi nell'arco di un decennio. Tutti numeri sui quali ha acceso i riflettori l'Associazione farmaceutici dell’industria (Afi), a Rimini per per il 65esimo Simposio, così come sulla necessità di coniugare la straordinaria crescita del mercato con standard di sicurezza, qualità e validazione scientifica sempre più elevati.

 

LA REGOLAMENTAZIONE ITALIANA
La crescita del mercato impone infatti allo stesso tempo responsabilità scientifica. La regolamentazione vigente in Italia è tra le più severe d'Europa e si fonda sul decreto legislativo 169/2004 che definisce gli integratori quali prodotti alimentari volti a favorire il benessere fisiologico e vieta di attribuire loro proprietà terapeutiche. Il sistema prevede un controllo precedente alla commercializzazione, per cui ogni azienda deve notificare l'etichetta al Ministero della Salute che, dopo aver verificato la conformità, inserisce il prodotto nel Registro ufficiale degli integratori alimentari.
Di recente, lo stesso Dicastero ha istituito un tavolo dedicato, che avrà durata triennale, a cui partecipa anche Paola Minghetti, vicepresidente di Afi. “Dal punto di vista della qualità e della transizione tecnologica – ha detto  –, la filiera degli integratori alimentari è chiamata a confrontarsi con la necessità di mantenere standard ottimali per garantire la tutela della salute pubblica. Le principali sfide riguardano la tracciabilità e la variabilità delle materie prime, la riproducibilità dei processi produttivi, e il rafforzamento del supporto scientifico alle indicazioni d’uso, in un contesto di forte innovazione di prodotto. La digitalizzazione della filiera e l’adozione di strumenti avanzati di controllo e gestione dei dati rappresentano un’opportunità importante, ma richiedono investimenti e competenze specifiche, lungo tutta la catena del valore. Sul piano normativo europeo, al momento non sono previste modifiche significative della direttiva degli integratori alimentari, ma l’evoluzione delle altre normative da applicare per gli aspetti relativi al digitale, all’uso dei dati e alla sostenibilità ambientale richiederanno modifiche aziendali. L’obiettivo sarà garantire un mercato innovativo ma al tempo stesso solido, sicuro e scientificamente affidabile".

 

LA CORSA AGLI STUDI CLINICI
Sempre più aziende del settore cercano di confermare gli effetti positivi e l’accettabilità dei propri prodotti con diverse forme di studi clinici, osservazionali o trial clinici randomizzati. “Questo trend – ha confermato Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, professore associato dell’Università di Bologna e direttore della Scuola di specializzazione Scienza dell'Alimentazione – è un segnale di crescente maturità del settore, specie considerando i costi fissi degli studi ed i tempi burocratici per attivarli (talora anche 12 mesi). Ma un prodotto clinicamente (e correttamente) testato ha una marcia in più, non fosse altro che chi lo deve promuovere non deve fidarsi di un teorico effetto ma può poggiare le proprie promesse su un dato reale”.

 

L'ITALIA HA SUPERATO QUOTA 30 MILIONI DI CONSUMATORI
I consumatori regolari o occasionali in Italia hanno ormai superato la quota di 30 milioni di persone, traducendosi in centinaia di milioni di confezioni vendute ogni anno. Tra le categorie più richieste spiccano i probiotici e i fermenti lattici per la salute intestinale, seguiti dai classici integratori di sali minerali e vitamine per il supporto energetico e da prodotti per il benessere mentale e il sonno, che registrano i tassi di crescita più dinamici.
L'educazione del consumatore (e talora dei professionisti sanitari) deve passare necessariamente da un aumento della consapevolezza dei potenziali target degli integratori, intesi come fattori di rischio o come tipologie di soggetti. “Una divulgazione mass-mediatica o tramite i social media – ha continuato Cicero – che non sia sensazionalistica, ma neanche banale, deve orientare il consumatore verso scelte per un prodotto di qualità e adeguatamente dosato, incentivando la richiesta di supporto da parte di professionisti della salute. Per questi ultimi, ad oggi, valgono ancora i format standard, ovvero una formazione frontale o a distanza rinforzata da informatori scientifici del nutraceutico, magari sfruttando la maggiore elasticità progettuale che il campo consente rispetto all'area farma per format più dinamici, veloci ed incisivi”.

 

LE SFIDE DEL COMPARTO
Ma quali sfide attendono il comparto? Daniela Giuriati, presidente di Assointegratori, ha tracciato le linee guida per il futuro del comparto. “Sono due – ha spiegato – le direttrici per rafforzare la leadership industriale italiana nel settore: il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e una maggiore partecipazione ai processi decisionali europei, per cui Assointegratori si vuole attivare come interlocutore di sistema”. Sul fronte dell’export, “auspichiamo di sviluppare una collaborazione molto operativa con il ministero della Salute per rendere più efficiente e strutturato il sistema dei certificati di libera vendita. Si tratta di uno strumento fondamentale per le aziende che esportano, perché consente di semplificare l’accesso ai mercati internazionali e di aumentare la competitività delle imprese italiane, che rappresentano già oggi un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale nella produzione conto terzi e nei prodotti a marchio. Parallelamente, intendiamo rafforzare la nostra presenza a livello europeo con l’obiettivo di essere parte attiva nei tavoli tecnici e regolatori, contribuendo con dati, competenze e proposte concrete ai processi di valutazione scientifica e normativa, in particolare quelli che coinvolgono le opinioni dell’Efsa. Questo impegno è oggi ancora più importante perché assistiamo a una crescente frammentazione tra i diversi Paesi europei. Il rischio è che ingredienti o sostanze oggi utilizzati negli integratori alimentari possano essere soggetti a interpretazioni e limitazioni differenti, generando incertezza per le imprese e ostacolando gli investimenti. La priorità di Assointegratori è promuovere un quadro regolatorio armonizzato, basato sull’evidenza scientifica, che tuteli i consumatori ma allo stesso tempo consenta alle aziende di continuare a innovare, produrre ed esportare. È questa la condizione necessaria per consolidare la leadership industriale italiana per accrescere la presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali”.

 

 

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