Troppi social per i minori. Si muove anche il Regno Unito
Il premier britannico Starmer annuncia una stretta sugli under 16. Intanto parte la discussione in Europarlamento. Ciocchetti a Nursind Sanità: "Ok le norme, ma servono accordi con i gestori delle piattaforme"
Gli algoritmi dei social network come maligni baby sitter, cui i genitori affidano i figli per tante, troppe ore ogni giorno. Con conseguenze ormai devastanti sul piano cognitivo e psicologico, effetti che modificano l’auto-percezione, l’umore, il rapporto con la realtà e compromettono l’apprendimento, la capacità di attenzione, la spinta a socializzare. Sempre più Paesi si stanno ponendo il problema e provano a correre ai ripari. Ora anche il Regno unito si muove e il premier Keir Starmer preannuncia il divieto di accesso ai social per tutti i minori di 16 anni. Lo stop riguarderà Facebook, Instagram, X, Tiktok, YouTube e Snapchat, ma escluderà le piattaforme di messaggistica come Whatsapp. Il primo ministro si sbilancia anche sui tempi del provvedimento: “Speriamo di approvare il regolamento prima di Natale e quindi di far entrare in vigore il divieto all'inizio del prossimo anno, probabilmente in primavera”. Poi il capo del governo laburista aggiunge. "Non è una cosa che faccio alla leggera, anche perché dire che i social non hanno portato benefici ai giovani è chiaramente sbagliato”. Tuttavia, spiega Starmer, “governare è anche prendere scelte, ed è chiaro per me che il ban totale sia la scelta giusta”.
LA DISCUSSIONE IN UE
Nel frattempo, proprio a partire da oggi e fino al 18 giugno gli eurodeputati in sessione plenaria a Strasburgo discutono sulle possibili soluzioni per migliorare la protezione dei minori e della loro salute mentale dall’influenza delle piattaforme. Secondo l’Eurocamera, il dibattito con la Commissione Ue dovrebbe affrontare “l’impatto negativo dei social media sui giovani e le possibili risposte, tra cui limiti di età e un rafforzamento dell’azione comunitaria per aumentare la responsabilità delle piattaforme online”. Il Parlamento ha già avanzato la proposta di introdurre un’età minima di 16 anni per l’accesso ai social, lasciando aperta la possibilità ai minori tra i 13 e i 16 anni di entrarvi su autorizzazione dei genitori. E ha adottato raccomandazioni per migliorare la tutela delle vittime di molestie e cyberbullismo online, nonché la responsabilità delle piattaforme. Peraltro, una task force di studiosi Ue sta esaminando le misure in vigore e formulando raccomandazioni sulla sicurezza dei minori online, inclusi limiti e sistemi di verifica dell’età, con conclusioni attese prima dell’estate 2026.
TUTTI I GIOVANI IN RETE
Di tempo da perdere, comunque, non ce n’è, a fronte di uno scenario sempre più allarmante. In Europa il 97% dei giovani usa Internet ogni giorno e il 78% dei minori tra i 13 e i 17 anni controlla i propri dispositivi almeno una volta all'ora. Allo stesso tempo, un minore su quattro fa un uso "problematico" o "disfunzionale" dello smartphone, ossia presenta dinamiche comportamentali affini alla dipendenza. Secondo l'Eurobarometro 2025, più del 90% degli europei ritiene urgente intervenire per proteggere i minori online, in particolare per quanto riguarda l'impatto negativo dei social media sulla loro salute mentale (93%), il bullismo online (92%) e la necessità di strumenti efficaci per limitare i contenuti inadatti alla loro età (92%).
LE PRATICHE NEL MIRINO
L’allarme riguarda, in dettaglio, tutta una serie di pratiche che mettono a repentaglio il benessere psicofisico del minore e possono addirittura risultare pericolose per la sua incolumità. Nel mirino, ad esempio, ci sono le impostazioni predefinite delle piattaforme che finiscono per creare dipendenza, tra cui la riproduzione automatica, lo scorrimento senza limiti, l’aggiornamento tramite trascinamento verso il basso, pratiche di gamification e cicli di ricompensa. Si punta poi a contrastare le tecnologie persuasive con annunci mirati o con la presenza di influencer sempre più baby che fanno pubblicità. Il Parlamento Ue, inoltre, vorrebbe applicare le norme del regolamento sui servizi digitali alle piattaforme di videogiochi online e vietare scatole premio e altri contenuti randomizzati, come valute interne all’app, ruote della fortuna e meccanismi pay-to-progress (si paga per avanzare più rapidamente). Tutto ciò mentre si stagliano sullo sfondo gli interrogativi etici e giuridici posti dagli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come i chatbot da compagnia, i deepfake e gli agenti di Ia. I deputati Ue naturalmente hanno accolto con favore l’impegno della Commissione per sviluppare un'app europea dedicata alla verifica dell'età e il portafoglio continentale di identità digitale (E-Id). Ma restano i timori su sistemi che poi rischiano di non schermare i più giovani in modo accurato e che non rispettano la privacy dei minori.
I PAESI IN PRIMA LINEA
Tornando al Regno Unito, si allunga sempre più la lista delle nazioni che hanno introdotto barriere normative tra i ragazzi e lo scroll compulsivo. Apripista è stata l’Australia che già a dicembre scorso ha previsto un divieto generalizzato per gli under 16. La misura investe le app di Meta, ma anche Snapchat, TikTok, X e YouTube. Le aziende devono adottare "misure ragionevoli" per impedire l'accesso ai minori e rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani in caso di violazioni. Dal primo giugno scorso anche la Malaysia ha applicato una stretta, sempre sugli under 16, per contrastare cyberbullismo, abusi sessuali sui più piccoli e truffe online. Nel frattempo, Canada, Norvegia e Spagna si stanno muovendo, mentre la Danimarca ha nel mirino un’asticella fissata a 15 anni, con alcune possibili deroghe dietro consenso genitoriale. La Francia, invece, già nel 2023 aveva introdotto una legge che fissava a 15 anni la “maggiore età digitale”, prevedendo il via libera dei genitori per l’accesso dei più piccoli. La norma, tuttavia, è rimasta bloccata e adesso il presidente Macron sta lavorando a una nuova e più draconiana regolamentazione.
“UNA NORMA POTREBBE NON BASTARE”
Bene, ma in Italia? Il Senato sta discutendo un ddl dedicato alla ‘tutela dei minori nella dimensione digitale’, un testo bipartisan che punta a vietare l’accesso ai social network agli under 15, oltre a introdurre misure contro lo sfruttamento dei baby influencer. La strada tuttavia appare ancora lunga e il deputato FdI Luciano Ciocchetti, vicepresidente della commissione Affari sociali di Montecitorio, fa professione di pragmatismo con Nursind Sanità: “Una limitazione di legge va posta, in particolare sotto i 16 anni, ma bisogna evitare che la norma venga aggirata da piattaforme i cui gestori non hanno sede in Italia. Dunque, l’aspetto tecnologico è cruciale e serve una riflessione su un possibile accordo con chi controlla gli algoritmi. Un conto è annunciare una stretta, un altro è realizzarla”. Secondo il parlamentare “preoccupa il cyberbullismo via social, ma ora pesa sempre più questa nuova dipendenza digitale, cui bisogna mettere mano. È un problema di educazione generale, non a caso ho accolto con favore il divieto di utilizzo del cellulare nell’orario scolastico. Credo sia una misura da estendere agli istituti di ogni ordine e grado”. Ciocchetti quindi chiude: “Spero che anche a livello Ue si rifletta sull’opportunità di aprire un confronto con i responsabili delle piattaforme, affinché si autoregolamentino. Altrimenti un blocco normativo potrebbe risultare inutile”.
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