18 Giugno 2026

Social e minori: l'allarme cresce, ma il Senato va al rallentatore

Gli appelli a far presto si moltiplicano, ultimo quello del ministro Valditara. Tuttavia l'Italia continua a non avere una norma per regolare il rapporto tra ragazzi e piattaforme, mentre è quasi fermo da due anni un ddl a Palazzo Madama

Di U.S.V.
 Foto di Andrea Piacquadio
Foto di Andrea Piacquadio

In giro per il mondo si spande a macchia d’olio l’allarme sul rapporto tra social e minori e sempre più Paesi passano all’azione per tutelare bambini e adolescenti dall’influenza degli algoritmi. Invece, in Italia, il governo ha lasciato la materia al Parlamento sovrano. E le Camere, segnatamente il Senato, nicchiano, tergiversano nell’affrontare il nodo del rapporto problematico tra le piattaforme di condivisione e i più giovani.  

Tra i tanti progetti normativi depositati, a Palazzo Madama è incardinata da oltre due anni in commissione Ambiente, comunicazioni e innovazione tecnologica una legge che nel titolo reca ‘Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale’. La prima firmataria è la senatrice FdI Lavinia Mennuni, ma è ampio l’elenco dei sottoscrittori in seno alla maggioranza di centrodestra, con qualche incursione delle opposizioni, a partire dai dem Graziano Delrio e Simona Malpezzi fino alla renziana Daniela Sbrollini. La commissione dovrebbe lavorare peraltro in sede redigente, con un procedimento dunque più snello rispetto a quello ordinario. Nonostante ciò, l’iter procede al rallentatore, a dispetto delle sollecitazioni a far presto che arrivano da più parti, ultima in ordine di tempo quella odierna del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

Fino a quale età è giusto vietare l’uso dei social? E soprattutto come neutralizzare le tante soluzioni tecnologiche che consentono di aggirare i vincoli? Senza contare che i giganti del web potrebbero sempre far valere la loro extraterritorialità rispetto alla giurisdizione italiana. Il ddl Mennuni sceglie la soglia dei 15 anni come spartiacque e subito dispone che le norme si applichino a tutti i fornitori di servizi It che offrono prestazioni nella Penisola, a prescindere dalla loro sede stabile. Le piattaforme devono adottare sistemi certificati per accertare l’età degli utenti, ma al tempo stesso sono obbligate a minimizzare i dati personali raccolti. Gli under15 possono infine accedere ai social soltanto sotto la responsabilità dei genitori.   

L’altro tema importante affrontato dal testo riguarda la stretta sui baby influencer. Intanto si prevede che il minore di 15 anni che diffonde abitualmente contenuti online possa farlo solo con l’autorizzazione del genitore se quegli stessi contenuti generano proventi diretti o indiretti superiori ai 10mila euro annui. Qui però entra in gioco la Direzione provinciale del lavoro che deve anch’essa autorizzare l’attività del bambino o adolescente, stabilire la durata massima di impiego del minore per foto, video, reel o stories, dettare ai genitori le misure per ridurre i rischi psicologici legati all’esposizione mediatica e assicurarsi che la frequenza scolastica non venga trascurata.    

In più, contro i fenomeni di sfruttamento genitoriale, il ddl prevede che i proventi che superano i 10mila euro vengano depositati in un conto corrente vincolato e intestato al minore, per cui padre e madre non possono disporne liberamente. Infine, il testo prevede che le piattaforme rendano accessibile il numero di emergenza infanzia 114 per eventuali comunicazioni vocali o testuali immediate da parte dei ragazzi durante la navigazione.


La legge Mennuni

 

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