Farmaci equivalenti: i giovani non si fidano
E li conoscono poco. Meno noti soprattutto tra quelli della generazione Z. Il ricorso a questi medicinali inoltre continua a prevalere al Nord rispetto al Centro e al Sud. I dati Cittadinanzattiva-Swg
Mediamente attenti alla propria salute ma, di fronte ai tanti piccoli malesseri fisici e psichici dai quali sono colpiti, si affidano troppo all’intelligenza artificiale e alla soluzione rapida trovata su internet. Cresce il ricorso ai farmaci da banco, mentre non decolla l’informazione e la fiducia nei farmaci equivalenti, soprattutto da parte delle giovani generazioni.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca Swg realizzata tra aprile e maggio su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. Lo studio, presentato oggi al ministero della Salute a conclusione della VI edizione di della campagna di Cittadinanzattiva IoEquivalgo, è giunto alla terza edizione.
LA CAMPAGNA
L’inizitiva nasce con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia, e di colmare un divario culturale ed economico che penalizza soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, per le quali la spesa per la compartecipazione al costo dei farmaci risulta più elevata.
Anche nel 2025, infatti, come emerge dal Report annuale del Centro studi Egualia sull’andamento del mercato italiano degli equivalenti, i cittadini hanno versato un differenziale di prezzo - ossia il surplus per ritirare il brand più costoso rispetto all’equivalente - pari a oltre un miliardo di euro. In particolare a spendere di più sono i residenti nel Lazio e nel Molise, di meno quelli della Lombardia.
INCIDENZA MAGGIORE DI EQUIVALENTI AL NORD
Dal punto di vista dei consumi territoriali, il ricorso agli equivalenti continua ad essere privilegiato al Nord (41,4% a unità e 34,6% a valori), rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media Italia del 33,3% a confezioni e del 29,1% a valori. L’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella P.A. di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). In coda per consumi degli equivalenti Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%), Campania (21,7%).
L’INFORMAZIONE DI PROSSIMITÀ
“Nel corso degli anni - spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva - abbiamo raggiunto tutte le regioni d’Italia attraverso l’allestimento di villaggi itineranti in piazze e atenei in 22 città. In questa attività di informazione di prossimità sono stati coinvolti cittadini e studenti grazie alla sottoscrizione di protocolli d’intesa con diverse Regioni, tra cui Campania, Sicilia, Marche e Sardegna. Per i cittadini sono disponibili anche strumenti pratici come il portale www.ioequivalgo.it e una app con informazioni chiare, certificate e aggiornate. In questa edizione abbiamo inoltre lavorato con Federfarma e Fofi per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace - al quale hanno partecipato più di 2700 farmacisti - con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti. Un percorso che è stato accolto molto positivamente dai professionisti che, nel 96%, ritiene molto importante una formazione in tal senso".
Inoltre, nelle circa 19mila farmacie aderenti alla rete di Federfarma sono presenti video e locandine provviste di QR code per consultare online, scaricare gli opuscoli informativi e approfondire la conoscenza riguardo l’utilizzo dei farmaci equivalenti.
LO STUDIO SWG
Tornando ai dati Swg, lo studio analizza gli atteggiamenti generali verso la salute, il livello di informazione, la fiducia nei players, il rapporto con i farmaci, la conoscenza del farmaco generico/equivalente e i criteri d’acquisto, registrando gli scostamenti più significativi rispetto ai dati rilevati nel 2024.
L’IMPATTO DELL’IA E IL RICORSO AL MEDICO DI FAMGLIA
Per il 56% degli italiani i piccoli malesseri continuativi sono la routine (dolori osteoarticolari +20 punti in 8 anni, stanchezza, +15, insonnia, +14) e l’indice medio di salute percepita diminuisce ancora (-3 punti sul 2024). È su questo scenario che irrompe prepotentemente l’IA, consultata dall’8% degli intervistati (il 15% della Gen Z), che ricorrono anche a Internet (10%, +4 sul 2024) e al farmacista (13%, +3). Stabile il ricorso al medico di famiglia (32%, +1) anche se l’urgenza di risolvere rapidamente i piccoli fastidi sembra essersi tradotta in un notevole ricorso a farmaci da banco (+8%). Il fenomeno è ancora più evidente quando si analizza il tema dell’informazione su salute e benessere: l’ 81% degli italiani si dichiara ben informato, i professionisti ricoprono un ruolo di peso (77%) con una presenza crescente del farmacista (+8% sul 2024), ma nel 56% dei casi la fonte d’informazione prioritaria è Internet e il 12% degli italiani (17% Gen Z) consulta chatbot IA.
IL RAPPORTO CON I FARMACI, ANCHE CON QUELLI SCADUTI
Ambivalente il rapporto con i medicinali: un po’ in calo la convinzione che i medicinali vadano usati con cautela e attenzione (45%); uno su 4 li considera semplicemente uno strumento per stare meglio; il 38% tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, soprattutto Gen Z e Millennials. Questi ultimi ammettono di assumere tranquillamente farmaci scaduti (41%), mentre il 29% degli intervistati smaltisce i farmaci nell’indifferenziata.
IL LIVELLO DI CONOSCENZA DEGLI EQUIVALENTI
Arretra invece la conoscenza dei farmaci equivalenti (-5% in 5 anni). A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z: solo il 50% dice di conoscerli bene, contro una media generale del 70% e un 79% tra i boomers. Cala anche la consapevolezza sulle caratteristiche degli equivalenti ed emerge un leggero aumento di preferenza (+3%) per i brand per questione di abitudine ma anche per una crescita di sfiducia negli equivalenti, che emerge in tutte le categorie di prodotto (antidolorifici -3%; gastrointestinali -3%; antibiotici -3%). Sostanzialmente inalterate, infine, le inclinazioni prescrittive dei medici: nel 30% dei casi indicano solo il principio attivo lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand (-1% rispetto al 2024), il 22% (20% nel 2024) indica solo il farmaco di marca, il 36% (=nel 2024) indica principio attivo e farmaco di marca.
LE PROPOSTE IN CAMPO
Anche sulla scia dei dati sono diverse le proposte messe in campo e quindi i prossimi obiettivi da raggiungere. A cominciare da campagne di informazione istituzionale con un focus specifico sui canali digitali e social per intercettare le fasce di popolazione più giovani. Si punta poi su percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università per promuovere l'uso consapevole dei farmaci e correggere abitudini pericolose emerse tra i più giovani, come l'assunzione di medicinali scaduti o l'errato smaltimento nell'indifferenziata. Spazio inoltre alla formazione continua e trasversale dei professionisti sanitari. Non meno importante il il monitoraggio – l’obiettivo è renderlo sistematico - dell'intero percorso del farmaco, dalla prescrizione alla dispensazione. Ma anche l’adozione di politiche sanitarie capaci di garantire la continua disponibilità dei farmaci equivalenti sul mercato, tutelando gli approvvigionamenti in un contesto globale segnato da rincari energetici e delle materie prime, e la tutela delle fasce di popolazione a basso reddito dall'aumento della spesa farmaceutica privata.
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