23 Giugno 2026

Medici di famiglia e Case di comunità, c'è l'accordo sulle sei ore a settimana

Domani la firma sull'ipotesi di Acn. Le Regioni: "Pronte ad avviare il confronto anche sul triennio contrattuale 2025-27". Schillaci: ""Li vogliamo fortemente nelle strutture territoriali perché conoscono meglio i pazienti". Fimmg: "Passaggio di grande responsabilità"

Di NS
Medici di famiglia e Case di comunità, c'è l'accordo sulle sei ore a settimana

"C’è condivisione sull’ipotesi di Accordo collettivo nazionale di lavoro - Acn dei medici di medicina generale per l’attuazione delle Case di comunità. Le sigle sindacali e la Sisac si sono incontrate oggi per limare il testo sulla base dell’atto di indirizzo presentato dalla Conferenza delle Regioni nei giorni scorsi. La firma è attesa per domani mattina". A renderlo noto sono state le Regioni. 

SEI ORE PER 48 SETTIMANE NELLE CASE DI COMUNITÀ
Dalle autonomie territoriali anche la conferma dell'"obbligo per i medici di famiglia di svolgere fino a 6 ore, per 48 settimane annue, nelle Case di comunità, nella misura utile a garantirne la funzionalità e, comunque, secondo quanto previsto dagli atti di programmazione regionali e aziendali, nei limiti delle risorse economiche individuate".

"VERSO UNA SANITÀ PIÚ MODERNA E VICINA AI CITTADINI"
Anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha parlato di un "accordo di base": "Stiamo trattando con i sindacati e con le Regioni, vogliamo fortemente che i medici di medicina generale siano all’interno delle nuove strutture territoriale peché conoscono meglio i pazienti e quindi meglio possono gestirli in tante situazioni". Il ministro ha poi aggiunto: "Questo ci farà avere una sanità più moderna e più vicina ai cittadini e io spero che porti anche un po’ a decongestionare i pronto soccorso". 

IL PUNTO DI EQUILIBRIO
Da parte sua, il sindacato Fimmg ha definito l’ipotesi di Acn “un passaggio di grande responsabilità della medicina generale a tutela dei pazienti, della categoria e dell’intero Servizio sanitario nazionale”, oltre che “un punto di equilibrio”. Dalla Federazione dei medici di famiglia hanno sottolineato il prevalere del senso di responsabilità, perché “in questa fase è necessario tenere insieme più esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici di medicina generale, la necessità del Paese di raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr e il dovere di evitare la restituzione di risorse che avrebbe conseguenze pesantissime sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale e, quindi, sui cittadini. A pagare il prezzo più alto sarebbero ancora una volta gli assistiti più fragili, più soli e più in difficoltà”.



"NUOVO ATTO D'INDIRIZZO ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2026"
Le Regioni hanno fatto sapere infine che è confermata anche l'intenzione ad avviare quanto prima il confronto sul triennio contrattuale 2025-2027, con il loro "impegno a emanare l’atto di indirizzo per tutta la medicina generale entro il 30 settembre 2026".

 

 

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