24 Giugno 2026

Ebola, primo caso in Europa. Ciccozzi: "Senza protocolli comuni rischiamo"

Ad aver contratto la malattia è un medico francese di rientro dalla Repubblica democratica del Congo. L'epidemiologo romano evidenzia con Nursind Sanità "la fragilità Ue": "L'assenza di una strategia unitaria rappresenta una grave incongruenza geopolitica e sanitaria"

Di Elisabetta Gramolini
Ebola, primo caso in Europa. Ciccozzi: "Senza protocolli comuni rischiamo"

Un medico rientrato in Francia da una missione umanitaria nella Repubblica democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Si tratta del primo caso registrato nel Paese da quando è iniziata l'epidimemia, ma anche del primo caso importato in Europa che "non deve sorprendere. Specie perché riguarda un operatore sanitario, cosciente del proprio contagio e rientrato a casa per ricevere le cure adeguate", come sottolinea a Nursind Sanità il professor Massimo Ciccozzi, responsabile di Statistica medica e epidemiologia molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma. 
Al momento, il ministero della Salute d’Oltralpe ha annunciato che la carica virale del professionista sanitario è "molto bassa" e che le autorità sono al lavoro per identificare i contatti avuti dall’uomo, tenendo conto che nella RdC non sono disponibili le terapie necessarie. “Il Paese – spiega  ancora Ciccozzi – è devastato da una guerriglia che si protrae da anni tra fazioni militari che impedisce la stabilità delle strutture sanitarie, provocando un alto tasso di mortalità per mancanza di assistenza”.

LA FRAGILITÀ EUROPEA
Lo scenario è profondamente diverso dal celebre caso del 2014, quando il liberiano Thomas Eric Duncan arrivò in Texas, ignaro di aver contratto il virus durante una cerimonia funebre che per tradizione in Africa si svolge lavando il corpo. L'episodio del sanitario reso noto oggi, invece, evidenzia la fragilità dell'Unione europea nella gestione delle emergenze epidemiche: “Nonostante i proclami sulla ‘sanità globale’ – commenta l'edpidemiologo romano –, l'Europa manca di un protocollo unico e i piani pandemici rimangono frammentati, con ogni nazione che agisce in autonomia, come già si era visto in passato con le diverse misure di quarantena per l'Hantavirus". Dunque, "in un mondo interconnesso, dove un virus può viaggiare dall'Africa all'Europa in poche ore di volo – rimarca –, l'assenza di una strategia comune rappresenta una grave incongruenza geopolitica e sanitaria”.

 

MANCA UNA RISPOSTA CONCRETA AL VIRUS PERCHE' MANCANO REALI INTERESSI ECONOMICI 
L'attuale epidemia in Congo e Uganda è causata dalla variante Bundibugyo, responsabile di tre focolai precedenti. È già la quarta volta che questo ceppo si manifesta. Nonostante ciò, “la risposta internazionale – critica il professore – si concentra sullo sviluppo di un vaccino a mRNA, utile soprattutto ai Paesi occidentali che possono permetterselo, piuttosto che sulla creazione di un test molecolare rapido sul campo. Un tampone molecolare basato sulla sequenza genica già nota permetterebbe di isolare i malati in un'ora, ma l'assenza di un reale interesse economico frena questa soluzione”.

L'HANDICAP DELLA SALUTE CONSIDERATA ANCORA UN PRIVILEGIO ECONOMICO
A questo si aggiunge l'inefficienza degli organismi internazionali secondo l’esperto. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è intervenuta con forte ritardo rispetto ai primi casi e l'Agenzia sanitaria autonoma dell'Unione Africana (Africa Cdc) ha ricevuto appena il 10% dei fondi promessi dai donatori internazionali. “Le disuguaglianze strutturali – commenta Ciccozzi – sono emerse anche nel tentativo, poi bloccato dalla magistratura, di costruire in Kenya un'unità di quarantena provvisoria riservata esclusivamente ai cittadini americani, a dimostrazione di come la salute venga ancora considerata un privilegio economico anziché un diritto universale”.

"NON SOTTOVALUTIAMO L'INFLUENZA AVIARIA H5N1, VERA MINACCIA PER UNA PANDEMIA GLOBALE"
Se l'Ebola spaventa per la sua letalità, la minaccia più concreta per una prossima pandemia globale secondo l'epidemiologo, ora è rappresentata dall'influenza aviaria H5N1. “Il virus – dice – ha già compiuto il salto di specie dai volatili ai mammiferi, diffondendosi negli allevamenti intensivi di mucche e maiali e contaminando persino il latte alimentare. Sebbene i recenti casi umani registrati in Australia e negli Stati Uniti siano legati al contatto diretto con gli animali e non alla trasmissione interumana, la continua circolazione del virus aumenta il rischio di una mutazione casuale e letale”. Il contenimento di questa minaccia però è ostacolato da enormi interessi economici. “Gli allevamenti intensivi non vengono ridimensionati e i controlli veterinari ufficiali sono spesso aggirati. Esiste un mercato parallelo di antibiotici e farmaci somministrati preventivamente agli animali sottobanco e senza ricetta, una pratica che ricalca l'accesso indiscriminato ad alcuni farmaci avvenuto tra la popolazione durante la pandemia di Covid-19 e che rischia di accelerare il collasso della biosicurezza globale”.

 

 

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