Fibromialgia, una persona su due convive col dolore cronico da oltre 10 anni
Lo rivela la survey di CFU-Italia, tra le più ampie mai realizzate nella Penisola. La denuncia del vicepresidente della Camera Costa: "Mai calendarizzata la proposta di legge bipartisan e l'inserimento della patologie nei Lea per le situazioni più gravi non basta"
Una patologia che colpisce oltre 2,5 milioni di persone in Italia, per lo più donne, e che risulta particolarmente invalidante sia in ambito lavorativo e sia sociale. Eppure nel Paese ancora manca una legge ad hoc sulla fibromialgia. A riaccendere i riflettori sulla malattia e sulla necessità di legiferare i dati di una delle più ampie indagini mai realizzate in Italia e presentati oggi alla Camera. Sono state oltre 6mila e 200 le persone che da tutte le regioni d’Italia hanno partecipato alla survey "Fibromialgia. Chi e quanti siamo davvero?”, promossa da Cfu-Italia (Comitato Fibromialgici Uniti) in collaborazione con Fondazione ISAL.
I RISULTATI
Che cosa è emerso da questa indagine condotta durante lo scorso anno e presenatta da William Raffaeli, presidente Fondazione Isal e dallo psicologo e psicoterapeuta Michel Tenti? Intanto, come informano i promotori, nella raccolta dei dati si sono presi a riferimento i criteri diagnostici dell’American College of Rheumatology del 2016, oggi il principale riferimento internazionale per la classificazione della fibromialgia. E veniamo ai numeri. Innanzitutto l'età media dei partecipanti è di 52 anni e il 90% sono donne. La survey rivela che una persona su due convive con il dolore cronico da oltre dieci anni. Il 35% ha ricevuto la diagnosi entro 3 anni dall’insorgenza dei sintomi. Il 50% ha riscontrato pareri medici contrastanti, il che conferma la necessità della formazione dei professionisti. Il 70% rientra nelle categorie di gravità severa o molto severa. I sintomi percepiti come più gravosi sono risultati il dolore, la stanchezza persistente, i disturbi del sonno, la rigidità muscolare e la dolorabilità diffusa. Le aree maggiormente interessate sono il tratto cervicale, dorsale e lombare della colonna vertebrale, segnalate da più dell’80% dei partecipanti, ma il dolore è apparso ampiamente diffuso in tutto il corpo, coinvolgendo frequentemente spalle, anche e nel 60% dei casi arti inferiori. Trattamenti. L'81% utilizza farmaci per il controllo del dolore, il 26.5% la cannabis e oltre la metà ricorre anche ad approcci non farmacologici come fisioterapia, attività fisica adattata o supporto psicologico. Tuttavia, l'efficacia percepita di questi interventi è risultata mediamente moderata. L'ambito maggiormente compromesso è risultato quello lavorativo, ma punteggi molto elevati sono stati registrati anche nella vita sociale, familiare e affettiva.
LA DENUNCIA
“A inizio legislatura - ha dichiarato Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati - maggioranza e opposizione hanno firmato insieme la proposta di legge sulla fibromialgia. Sembrava che si volesse veramente affrontare la sofferenza di oltre 2,5 milioni di italiani, ed in particolare di donne. La maggioranza, che ha i numeri, non ha mai voluto calendarizzare la norma e votarla. Poi, solo nel 2025, ha inserito la fibromialgia nei Lea. Ma solo per le situazioni particolarmente gravi che riguardano non oltre 150mila cittadine italiane. E le altre? Devono prima rimanere in sedia a rotelle o allettate per essere curate? E chi non ha risorse economiche proprie che fa? È abbandonato? Non ci arrenderemo. Abbiamo preso un impegno e intendiamo soddisfarlo. In questa o nella prossima legislatura, appena andremo al governo dell’Italia”, ha concluso.
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