"Ossa e muscoli? Vanno tenuti in salute sin da giovani"
Osteoporosi e sarcopenia camminano di pari passo e non è vero che dipendano ineluttabilmente dall'invecchiamento. L'esperta Mauro (Università di Palermo) a Nursind Sanità: "Sono patologie vere. Già i ragazzi dovrebbero concentrarsi sulla costruzione delle proprie riserve di massa"
Ossa e muscoli non sono entità separate, ma rappresentano due facce della stessa medaglia, legate da un continuo dialogo biochimico e funzionale. Anzi, parliamo di una sola unità funzionale che salda la salute scheletrica a quella muscolare. Eppure spesso si commette l'errore di considerare l'osteoporosi e la sarcopenia come condizioni parafisiologiche, come inevitabili problemi legati all'invecchiamento ma pur sempre distinte. “Al contrario, si tratta di patologie vere e proprie che camminano di pari passo”, spiega a Nursind Sanità Giulia Letizia Mauro, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell’Università degli studi di Palermo, direttore del dipartimento di Riabilitazione, fragilità e continuità assistenziale dell'AOU Policlinico “P. Giaccone” di Palermo. “L'osteoporosi – continua – consiste in un'alterazione sia quantitativa che qualitativa della resistenza ossea, dove le trabecole si riducono di numero e si assottigliano, esponendo il paziente al rischio di fratture. La sarcopenia, invece, è la perdita progressiva di forza e di qualità della massa muscolare circostante”.
I messaggi di prevenzione e cura di queste malattie sono stati ribaditi proprio il mese scorso in occasione della seconda edizione di “Non Romperle! Non perdere tempo, proteggi le tue ossa”, la campagna nazionale che porta informazione e cultura della salute fuori dagli ambulatori, direttamente nelle piazze delle città italiane e sulla piattaforma digitale www.nonromperle.it.
LA PREVENZIONE E LA NECESSITÀ DI UNA RISERVA DI MASSA OSSEA E MUSCOLARE SIN DA GIOVANI
La prevenzione per la salute di ossa e muscoli non ha un'età d'inizio ideale. “I giovani - sottolinea la professoressa - dovrebbero concentrarsi sulla costruzione della propria ‘riserva’: il picco di massa ossea si raggiunge infatti entro i 30-35 anni, mentre quello della massa muscolare si stabilizza ancora prima, intorno ai 25 anni. Più alto è il picco accumulato in gioventù, maggiore sarà la protezione nelle fasi successive della vita”.
Per impostare una strategia preventiva efficace è necessario valutare i fattori di rischio, distinguendoli tra modificabili e non modificabili. “Tra gli elementi non modificabili – indica la specialista – rientrano il sesso femminile, l'avanzare dell'età, l'appartenenza alla razza bianca e una forte familiarità, specialmente lungo la linea parentale femminile. Esistono inoltre forme di osteoporosi secondaria, causate da terapie farmacologiche dannose per l'osso, come l'uso prolungato di cortisonici, o legate a patologie da malassorbimento e a terapie di deprivazione ormonale per carcinomi prostatici o mammari”.
CONTA LO STILE DI VITA,TRA UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE E L'APPORTO DI VITAMINA D
Sui fattori modificabili si può intervenire con grande efficacia attraverso lo stile di vita. Una corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale, ma la sola dieta mediterranea non è sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero di vitamina D, necessaria per fissare il calcio nelle ossa. “Un adulto - aggiunge la professoressa - dovrebbe assumere circa 1200 mg di calcio al giorno e attraverso l'alimentazione adeguata, incentrata su cibi come latte, latticini teneri o parmigiano, si riesce a coprire soltanto la metà di questa quota. La restante parte deve essere integrata, così come la vitamina D”. Anche l'esposizione solare, pur essendo utile, si rivela spesso insufficiente a causa dell'uso protettivo e necessario delle creme solari ad alta protezione o della mancanza di un'esposizione totale e perpendicolare del corpo per tutto l'anno, rendendo l'ipovitaminosi D, cioè la carenza di vitamina D nel sangue, una condizione endemica anche nelle regioni più calde.
I BENEFICI DALLO SPORT
L'esercizio fisico svolge un ruolo terapeutico cruciale sia sull'osso che sul muscolo, ma deve essere differenziato in base all'obiettivo. “L'osso risponde agli stimoli meccanici in compressione grazie all'effetto piezoelettrico, che stimola la rimineralizzazione del tessuto quando si praticano attività in carico ortostatico come la camminata a passo veloce, la corsa o gli sport con la palla”, osserva l’esperta. Al contrario, il muscolo trae beneficio dagli esercizi in trazione o che non gravano sulle articolazioni, come il nuoto e la piscina. “L'integrazione di queste diverse attività - sottolinea - permette di prevenire contemporaneamente osteoporosi e sarcopenia. Discipline come il pilates offrono un ottimo supporto per la componente muscolare, ma risultano meno efficaci per la stimolazione dell'osso. L'attività motoria mirata inoltre migliora la postura, contrasta il gibbo vertebrale e allena l'equilibrio e la coordinazione, riducendo drasticamente il rischio di cadute nell'anziano”.
TERAPIE E RIABILITAZIONE
Un capitolo a parte è assegnato alle terapie farmacologiche che diventano inevitabili in presenza di fratture da fragilità pregresse, tipicamente a carico del rachide, del femore o del polso, che spesso si verificano anche a seguito di traumi minimi o banali cadute. “In assenza di fratture – afferma la professoressa –, la terapia viene impostata analizzando i valori della densitometria ossea (Dexa), quando il T-score è inferiore a -2,5, oppure in presenza di osteopenia associata a un elevato rischio fratturativo, calcolato tramite gli algoritmi Frax o Defra”. I farmaci disponibili si dividono principalmente in tre categorie: “gli antiriassorbitivi, che bloccano la degradazione dell'osso (come i bifosfonati e il denosumab), i neoformatori, che stimolano la produzione di nuovo tessuto osseo (come il teriparatide e l'abaloparatide), e i farmaci a duplice azione come il romosozumab. Ogni terapia deve essere rigorosamente personalizzata e associata alla somministrazione di calcio e vitamina D. Il trattamento farmacologico deve sempre essere affiancato da un percorso riabilitativo individuale guidato dal fisioterapista, che combina l'esercizio terapeutico personalizzato per intensità e frequenza alla terapia fisica, dove la magnetoterapia rappresenta il gold standard per favorire il recupero del tessuto osseo”.
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