13 Luglio 2026

Autonomia regionale, Schillaci: "Intese positive, ma vanno garantiti i Lea"

Il ministro in audizione parlamentare sugli schemi preliminari che interessano i territori del Nord: "Siamo nell'alveo dell'assetto preesistente: non si tratta di forme di libertà incondizionata. Nessuna rottura del sistema nazionale"

Di NS
Il ministro Schillaci oggi in audizione
Il ministro Schillaci oggi in audizione

C’è l’apertura all’autonomia regionale, ma ogni forma di devoluzione “può essere positiva” soltanto se “non compromette la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è prudente durante la sua audizione alle commissioni Affari costituzionali riunite di Camera e Senato sugli schemi di intesa preliminare tra il governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

Tra le quattro materie oggetto degli accordi (le altre sono Protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa, ndr) la sanità è naturalmente la più delicata e Schillaci conferma che si tratta del “luogo in cui si misura l’effettività del diritto fondamentale alla salute e la capacità dello Stato di garantire livelli uniformi di tutela su tutto il territorio nazionale”. Secondo il ministro, “le riforme delineate dagli schemi in esame introducono spazi di autonomia che vedono però sostanzialmente confermata l'impostazione per come si è venuta a formare con le modifiche degli ultimi anni. Di fatto non modificano l'assetto del regionalismo sanitario preesistente”. Insomma, gli schemi si “collocano in un quadro costituzionale in cui le Regioni godono già di autonomia”.

"Lo Stato definisce i Livelli essenziali di assistenza e i vincoli di spesa", per cui "mantiene la garanzia del diritti alla tutela della salute e assicura l'equilibrio finanziario, che resta invariato anche nel quadro previsto dagli schemi in discussione", aggiunge Schillaci. Dunque, il trasferimento di funzioni non tocca il principio di uniformità dei Lea, “la solidarietà tra i territori, l’equilibrio finanziario del sistema e il ruolo statale di indirizzo, monitoraggio e controllo”.

L’inquilino di Lungotevere Ripa ribadisce che “i Lea rappresentano già la traduzione operativa dei Lep, ma la questione riguarda la capacità di garantirli su tutto il territorio nazionale”. E le intese, dal punto di vista del ministro, non istituiscono una disciplina regionale autonoma e non incidono sulla contrattazione nazionale, per quanto riguarda il personale. Insomma, non creano “sistemi sanitari separati” o una “rottura” del sistema sanitario nazionale. E, chiude Schillaci, non rappresentano una “libertà incondizionata” o “una maggiore autonomia delle Regioni a danno delle altre” e nemmeno una “differenziazione dei diritti”, proprio perché i “Lea individuano prestazioni che lo Stato deve garantire a tutti”.

Di fronte al fuoco di fila delle critiche delle opposizioni e a qualche perplessità espressa con sobrietà dai parlamentari meridionali del centrodestra, Schillaci conferma in sede di replica i concetti già espressi e parla di “stimolo a migliorarsi” anche per le Regioni meridionali. Dopodiché “va fatta un’opera generale di riqualificazione del personale, ma ci sono tutte le premesse”. Mentre sulle liste d’attesa rivendica di aver rimesso il nodo al centro dell’agenda e attacca: “Sfido chiunque a sostenere che il sottoscritto abbia voluto privatizzare la sanità pubblica”.  
 

 

Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram