14 Luglio 2026

Malattie rare, Sicilia paradigma del nodo assistenza

L'Isola come tutto il Sud arranca sulle cure, in linea con i dati dell'ultimo Rapporto Uniamo che vede l'Italia al top per gli screening. Montagne russe invece sul fronte centri e strutture dedicati

Di Elisabetta Gramolini
Malattie rare, Sicilia paradigma del nodo assistenza

L'Italia si conferma un’eccellenza europea per la capacità di risposta terapeutica delle persone con malattie rare, ma si trova a dover sciogliere nodi strutturali annosi. Il nuovo Piano nazionale malattie rare, chiamato a coprire il prossimo triennio, dovrà partire dalla necessità di rispondere alle criticità emerse dall’applicazione del primo, stabilito per gli anni 2023-26 e in procinto di scadere.

ECCELLENZA IN EUROPA
Secondo i dati contenuti nel XII "Rapporto MonitoRare", realizzato da Uniamo - Federazione italiana malattie rare e illustrato di recente, l’Italia viaggia sulle montagne russe, tra picchi di eccellenza, ad esempio sul fronte diagnostico, e cadute sul piano dell'assistenza. È ai vertici per quanto riguarda l’applicazione dello screening neonatale esteso, cioè un test gratuito eseguito fra le prime 48 e 72 ore di vita che individua oltre 40 patologie metaboliche e genetiche rare, tant’è che nel 2024 il sistema ha intercettato precocemente 1.300 bambini, ed è all’avanguardia  per la disponibilità dei farmaci orfani, dal momento che l'accesso è garantito per ben 140 dei 147 medicinali approvati dall'Unione europea, pari al 95,2%. Ottimi riscontri arrivano anche dall'attrattività internazionale, con 1.672 pazienti stranieri che sono venuti a curarsi nei nostri centri, a fronte di soli 395 italiani che si sono recati all'estero, e dal numero complessivo di Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (Pdta), saliti a 361 nel 2025.

IL NODO DISUGUAGLIANZE NELLE CURE
Il livello di assistenza scende in picchiata invece quando si tratta di garantire a tutti gli italiani le cure. Secondo il Rapporto, quasi i due terzi dei 78 centri inseriti nelle reti di riferimento europee (Ern) si trovano al Nord e la densità delle strutture regionali varia in modo vertiginoso (da 1,5 a 9,6 centri per milione di abitanti). Uno squilibrio che costringe il 18% dei malati rari, e addirittura il 24% se si guarda solo ai minori, a spostarsi fuori regione per ricevere assistenza.

LA SICILIA ALLE PRESE CON IL DIFFICILE ACCESSO AI NUOVI FARMACI
Anche Maria Gaglio, referente per la Sicilia dell'organizzazione di volontariato Aim-Associazione italiana miastenia gravis e malattie immunodegenerative, segnala difficoltà di accesso al percorso diagnostico e di cura. Ad oggi, nella sua Regione, “l’accesso ai nuovi farmaci biologici – spiega a Nursind Sanità – è limitato ai soli casi refrattari ai trattamenti tradizionali che hanno effetti collaterali gravi a lungo termine, come il cortisone”. Con i medicinali nuovi invece questi effetti si eviterebbero, oltre tutto “molti pazienti trattati con le nuove terapie sono andati in remissione o comunque svolgono una vita normale”. Il motivo per cui non sono disponibili i medicinali è sempre il costo: “la somministrazione – continua – avviene nei Centri di riferimento regionale (Crr) con disponibilità dei farmaci limitata alla distribuzione regionale tra le strutture e comunque solo per i pazienti positivi agli anticorpi AChR (anti-recettore dell'acetilcolina), ovvero il marcatore principale della miastenia gravis. Per i sieronegativi questi farmaci sono ancora negati”. In altre Regioni, come la Lombardia, i centri specialistici possono fare richiesta per i pazienti sieronegativi tramite approvazione speciale (uso off label o negoziazione con la commissione aziendale del farmaco).

MIASTENIA GRAVIS SENZA PERCORSI DIAGNOSTICO TERAPEUTICI
Un’altra criticità segnalata in Sicilia per la miastenia gravis è la mancanza di un Pdta regionale che accompagni il paziente nel suo percorso diagnostico multidisciplinare e interdisciplinare. “A mio parere – afferma la referente dell’Associazione – si potrebbe pensare ad un unico Pdta per le malattie neuromuscolari con l’inserimento delle schede per ogni patologia”. In particolare, per l’altra patologia rara autoimmune a cui si dedica l’Associazione, la sindrome della persona rigida (Stiff person syndrome) la situazione è peggiore. “È molto rara, poco conosciuta e quindi non viene mostrato interesse da parte degli organi istituzionali”, commenta Gaglio. “Si dovrebbe – suggerisce – fare informazione e formazione obbligatoria attraverso l’Ordine dei medici per i medici e pediatri di base; promuovere la ricerca per le terapie con farmaci attualmente in sperimentazione che vanno finanziati, come le Car-T, i farmaci biologici come l’efgartigimod alfa e altri che qualche Paese già sta facendo con ottimi risultati”.  Qualcosa si muove, ma andrebbe perseguito con decisione o recuperato. La stessa referente ricorda come al Policlinico di Palermo, un centro d’eccellenza per ricerca e professionalità, “era iniziato uno studio di secondo livello di un farmaco per la Stiff person syndrome che è stato tuttavia bloccato per problemi burocratici che non si ha avuto la volontà di risolvere da parte della Direzione”.

 

 

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