Liste d'attesa, Salutequità denuncia: "Ancora troppe inadempienze"
L'Osservatorio del think tank rileva che a due anni dall'introduzione della piattaforma nazionale solo 6,86 milioni di cittadini in Italia vedono garantiti i tempi massimi previsti per visite ed esami
Liste d’attesa, avanti piano. Sicuramente la nuova piattaforma nazionale garantisce maggiore trasparenza, ma a due anni dalla norma i miglioramenti sono ancora a macchia di leopardo. E secondo l’Osservatorio di Salutequità solo 6,86 milioni di cittadini, l’11,64% della popolazione, vedono pienamente garantiti i tempi massimi previsti dal Pngla (Piano nazionale governo liste d’attesa). Peraltro, prime visite ed esami mostrano forti differenze regionali, con poche realtà sopra la soglia del 90% e un monitoraggio ancora limitato a 55 prestazioni su 2.108. Il presidente del think tank, Tonino Aceti, riconosce che “la capacità delle Regioni di rispettare i tempi massimi di attesa è in miglioramento rispetto al 2025”. Tuttavia solo due di esse sono adempienti sul rispetto delle deadline per le prime visite nel 2026 e la stessa situazione riguarda gli esami diagnostici.
Entrando in dettaglio, nel 2026 solamente Basilicata e Marche rispettano i tempi massimi di attesa per i codici di priorità B (Breve, 10 giorni), D (Differita, 30 giorni) e P (Programmata, 120 giorni) in almeno il 90% dei casi. Anche rispetto agli esami diagnostici, da gennaio a maggio 2026, sono sempre solo due le Regioni in grado di assicurare il rispetto dei tempi massimi di attesa per i codici di priorità B, D e P in almeno il 90% dei casi: ancora la Basilicata e il Veneto. Il 90% è appunto la soglia di garanzia prevista dal Pngla 2019-21 e confermata anche dal nuovo Pngla 2026-28, approvato a giugno 2026, per la piena adempienza delle Regioni in materia di rispetto dei tempi di attesa.
Come detto, però, la piattaforma monitora i tempi di attesa di sole 55 prestazioni di specialistica ambulatoriale (esami diagnostici e prime visite) su 2.108 cioè il 2,61%, quindi una parte molto residuale di tutte le prestazioni garantite nei Lea. “Anche l’eventuale adempienza delle Regioni è quindi relativa ad una quota molto parziale di prestazioni, non sufficiente a fotografare la reale e piena capacità delle Regioni di garantire il rispetto del diritto dei cittadini ad ottenere tutte le cure nei tempi giusti”, spiegano da Salutequità. In secondo luogo, alcune regioni presentano una percentuale di prenotazioni con classi di priorità P di gran lunga superiori alle altre. È il caso della Basilicata, che pur essendo adempiente su classi B, D, e P, mentre nessun dato è disponibile per la classe di priorità U, ha l’85% di prenotazioni in classe P, contro l’8,8% dell’Emilia-Romagna e il 7,8% della Toscana (dati Agenas).
In conclusione, spiega Aceti, “i dati ci restituiscono un quadro di un’Italia che ha grandi difficoltà a garantire il diritto dei cittadini ad ottenere un accesso tempestivo alle cure e con profonde differenze tra Regioni”. Se la piattaforma nazionale sulle liste d’attesa “rappresenta un risultato e un’innovazione importante nella governance del Ssn, i margini per un suo rafforzamento, anche in una chiave di trasparenza e accountability, sono ancora molto importanti e un imperativo categorico per il sistema”.
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