16 Luglio 2026

Sanitari no vax, la frattura tra politica e Ordini

Non si arresta la polemica sull'emendamento Buonguerrieri al ddl delega sulle professioni sanitarie. La parlamentare Pd Malavasi porta il tema in Aula e chiede "un'informativa urgente al ministro Schillaci". Contrariati Fnomceo e Fnopi: "La nostra autonomia una garanzia per i cittadini"

Di NS
Sanitari no vax, la frattura tra politica e Ordini

Non si arrestano le polemiche dopo il via libera in commissione Affari sociali della Camera - nell’ambito del ddl delega di riforma delle professioni sanitarie - all’emendamento Buonguerrieri che riabilita il personale no vax radiato dall’albo e di cui Nursind Sanità ha dato per prima notizia.

LA RICHIESTA DI INFORMATIVA URGENTE A SCHILLACI
Un clamore amplificato anche dalle parole della deputata Pd e membro della Commissione XII, Ilenia Malavasi, che ha portato la questione pure in Aula ieri durante l’esame della legge elettorale. La parlamentare dem che subito ha puntato l’indice contro quella che ha definito “una ferita grave" oltre che "precedente gravissimo”, ha infatti chiesto “un’informativa urgente al ministro Schillaci”. La modifica che permette appunto la reiscrizione del personale sanitario radiato per fatti non dolosi all’epoca del Covid, come ha spiegato Malavasi nell’emiciclo, “viene a rompere la fiducia che ci deve essere tra il personale sanitario, i cittadini, i professionisti, le istituzioni”. Malavasi si è soffermata proprio sul significato della radiazione quale “atto estremo che non viene mai fatto con leggerezza - ha sottolineato -, verso chi non si è riconosciuto nel proprio codice deontologico, per chi ha deciso di non seguire i precetti di quella categoria e ha scelto di mettersi fuori dalla comunità scientifica”. Fino all’attacco finale: “Questo governo - ha detto - continua, per fini elettorali, a stringere l’occhiolino alla categoria dei no-vax; lo hanno fatto nella Commissione Covid, lo abbiamo fatto annullando le sentenze a quei medici e a quei professionisti e oggi lo facciamo addirittura proponendo la riabilitazione del personale radiato dall’albo”.
Parole che hanno dato il la agli altri partiti di minoranza da Avs a Italia viva fino al M5s, tutti compatti nella condanna dell’emendamento. In particolare, la deputata Cinque stelle Gilda Sportiello ha parlato di “una politica che, nel riordino delle professioni sanitarie invade il ruolo degli ordini professionali e vuole decidere per legge di reintegrare quei medici a cui probabilmente fanno l’occhiolino per la loro propaganda elettorale”.

 

ORDINI PROFESSIONALI SUL PIEDE DI GUERRA
Proprio gli Ordini, c’è da dire, non sono rimasti silenti. Quasi immediata la reazione della Fnomceo che non ha esitato un attimo nel dirsi sconcertata”, oltre che “amareggiata e delusa”: “Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali a tutela della salute individuale e collettiva. Ed è un affronto alle vittime del Covid, e, tra loro, ai 383 medici e odontoiatri e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare”, ha attaccato il presidente Filippo Anelli. Non senza ricordare: “Che una legge, in automatico, voglia riammettere chi è stato radiato, ci sembra un’ingerenza ingiustificata nella nostra azione, che svuota di significato il ruolo di Enti sussidiari che lo Stato ci ha affidato. Richiamiamo al rispetto che le istituzioni devono avere l’una per l’altra. L’autonomia degli ordini non è un privilegio delle professioni. È una garanzia per la collettività. Indebolirla significa indebolire uno dei presidi sui quali si fonda il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni”. Anche gli infermieri, però, hanno fatto sentire la loro voce. “Se il Parlamento indebolisce il ruolo di Enti sussidiari che lo Stato ha affidato agli Ordini professionali si apre una frattura istituzionale che non reca giovamento a nessuno, men che meno alla salute dei cittadini che ogni giorno tuteliamo", ha avvertito la Fnopi. Per poi sottolineare: “Il codice deontologico degli infermieri fonda l'esercizio della professione sull'adesione alle migliori evidenze scientifiche, sul continuo aggiornamento professionale, sul rispetto degli standard etici della ricerca e sulla tutela della salute pubblica".

 

 

 

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