Infermieri da valorizzare? Macché, in sanità stipendi sempre più piatti
Le detassazioni sui redditi medio-bassi degli ultimi anni contribuiscono ad appiattire le buste paga nette nel comparto tra aree e profili diversi. Così un professionista con anzianità media guadagna solo 137 euro mensili in più di un Oss. I calcoli del Centro studi Nursind
Il taglio al cuneo fiscale, la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% per chi guadagna fino a 50mila euro, la detrazione maggiorata a 1.955 euro per i dipendenti che non superano i 15mila euro: insomma, le misure di alleggerimento tributario disegnate negli ultimi anni a beneficio dei redditi medio-bassi hanno finito per schiacciare ulteriormente le differenze sugli stipendi netti e hanno ridotto il gap sostanziale tra aree e profili diversi nel comparto sanità. Una dinamica che contribuisce a ostacolare la valorizzazione di competenze, merito e professionalità. E che non viene fedelmente fotografata nei valori lordi indicati dalla ‘Bibbia’ dei dati sul personale delle Pa, ossia il Conto annuale della Ragioneria dello Stato.
Secondo il dipartimento del Mef, nel 2024 un dirigente sanitario aveva una retribuzione lorda media di quasi 89mila euro, mentre per il personale non dirigente la cifra si avvicinava a 34mila euro. Ma si tratta di numeri che “andrebbero letti e interpretati, perché altrimenti risultano strani”, spiega a Nursind Sanità Girolamo Zanella, consulente economico del Centro studi Nursind. Poi aggiunge: “Se prendiamo le cifre lorde, le distanze appaiono notevoli, ma sul netto la musica cambia. Una dinamica che ha a che fare con il taglio al cuneo fiscale e le altre forme di detassazione”.
Zanella è partito dall’applicazione del contratto 2022-2024 e ha considerato l’ultima Ivc (Indennità di vacanza contrattuale) in vigore dal luglio 2025 per fare i conti e mostrare così quanto siano appiattite le retribuzioni nette nell’ambito di aree e profili differenti del comparto sanitario. Così se nell’area dei professionisti della salute – considerando un’anzianità media e figure su turni nelle 24 ore – un infermiere e una ostetrica guadagnano mediamente 3035,15 euro lordi mensili, mentre nell’area degli operatori un Oss prende 2.462,18 (con un gap di quasi 600 euro), quando si passa alla busta paga netta la differenza si riduce ad appena 137,87 euro (2006,61 euro dell’infermiere e dell’ostetrica contro i 1.868,74 dell’operatore sociosanitario).
Nella tabella si vede bene come l’Oss recuperi terreno sulle detrazioni e sul cuneo fiscale. Mentre tutti gli altri profili – dai tecnici di radiologia e laboratorio ai fisioterapisti o i collaboratori amministrativi – intascano solo pochi spiccioli in meno di infermieri e ostetriche, malgrado carichi di lavoro, responsabilità e stress nettamente inferiori. Zanella quindi avverte: “Finché rimane questa tipologia di defiscalizzazione la situazione sarà sempre peggiore, anche in ragione del meccanismo del fiscal drag che vede la tassazione aumentare con il crescere del lordo, cui però non corrisponde un incremento del potere d’acquisto reale dei professionisti”.
Il tema della mancata indicizzazione di scaglioni e aliquote Irpef è da tempo sotto i riflettori. Si tratta infatti di una sorta di tassa occulta che grava soprattutto sul lavoro dipendente. Il governo ha promesso di intervenire nella prossima legge di Bilancio sui redditi medio-alti, forse estendendo l’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro lordi. Ma c’è il problema delle scarse risorse disponibili e pesano le fibrillazioni politiche al tramonto della legislatura.
Il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega commenta: “Noi siamo per alzare il taglio del cuneo a 50mila euro, perché purtroppo gli stipendi nella sanità pubblica sono troppo appiattiti e si vede che persino sul paragone con due aree di differenza, come tra infermiere e Oss, il delta sul netto è minimo. Peraltro, anche restando all’interno dell’area dei laureati, un tecnico di radiologia medica al livello iniziale prende più di un infermiere, pur non avendo in carico i pazienti e non vivendo accanto al letto di persone che soffrono”. Secondo Bottega, “il taglio del cuneo oggi finisce per agevolare i redditi bassi e persino i part time. Di conseguenza, malgrado risorse ad hoc come quelle per l’indennità di specificità infermieristica, non c’è differenziazione all’interno dello stesso comparto. E ciò non incentiva i giovani a scegliere una professione come quella dell’infermiere, di cui c’è estremo bisogno”.
Tabella Centro studi Nursind
Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram