14 Settembre 2026

"Subito una indennità per gli infermieri delle sale operatorie"

Francesco Coppolella, segretario Nursind Piemonte, a Nursind Sanità: "Serve un intervento in legge di Bilancio. Oltre alla carenza di organico, pesa il caos organizzativo. I professionisti sono allo stremo e fuggono verso il privato"

Di Ulisse Spinnato Vega
"Subito una indennità per gli infermieri delle sale operatorie"

“Tutti parlano dei Pronto soccorso. E le sale operatorie? Qui gli infermieri portano avanti gli ospedali con turni massacranti, reperibilità continue, chiamate a tutte le ore, caos organizzativo. Allora sa che le dico? È stata varata l’indennità di Pronto soccorso? In legge di Bilancio servirebbe un riconoscimento economico anche in questo settore, oltre al rafforzamento degli organici e a una migliore organizzazione”. È l’appello accorato alla politica nazionale del segretario regionale del Nursind Piemonte, Francesco Coppolella, che Nursind Sanità raccoglie alla fine di un’estate diventata torrida dopo la denuncia che il sindacato ha lanciato nel luglio scorso sullo stato in cui versa il personale infermieristico nei blocchi operatori della regione. Allarme corredato da numeri impietosi che val la pena ricordare, anche perché si scrive Piemonte, ma si legge Italia.

Sono circa 1.500 gli infermieri (circa il 7% 8%) del totale assegnati in sala operatoria nel ruolo di strumentisti, infermieri di sala e di anestesia. Questo striminzito contingente deve assicurare la piena operatività di circa 150 sale pubbliche attive nella regione, capaci di macinare una media di 240mila-260mila interventi all'anno, di cui il 15-20% rappresentato da urgenze. Dietro questi grandi flussi e i relativi piani regionali di abbattimento delle liste d'attesa, “si nasconde però una realtà fatta di turni insostenibili e usura fisica”, denunciava il Nursind, che ha interpellato per un sondaggio un campione significativo di 150 infermieri (circa il 10%) di area distribuiti su tutto il territorio piemontese con oltre la metà dei rispondenti concentrata nei grandi nodi ospedalieri dell'area metropolitana di Torino.

Dalla rilevazione è emerso che il personale versa in fortissimo stato di disagio. Per il 58% degli intervistati le sedute operatorie programmate si prolungano oltre l'orario stabilito richiedendo straordinari non programmati praticamente tutti i giorni, mentre per il 28,6% l'evento si verifica 1-2 volte a settimana. Il 76,8% subisce un carico pesante che va da 5 a 7 turni mensili di reperibilità con punte fino a 15 in ospedali come Le Molinette, mentre il 20,5% ne copre da 1 a 4. Inoltre, quando si è in pronta disponibilità, il 63,7% viene chiamato in servizio attivo quasi sempre o costantemente (pari a oltre il 70% delle reperibilità totali). Di conseguenza, il 76,1% definisce pessimo o inesistente il tempo di recupero psicofisico concesso a seguito di una chiamata attiva e il 69% dei professionisti sperimenta un livello elevato o massimo di stress e ansia correlato direttamente al rischio di commettere un errore clinico. Morale? Il 25,2% dichiara che la sala è costantemente sotto organico e il 59,5% segnala che il personale entra immediatamente in crisi alle prime urgenze.

Coppolella racconta che dal momento della denuncia ad oggi non è cambiato nulla. E fa notare che non si tratta solo un problema di carenza degli organici: “Il nodo centrale riguarda l’organizzazione del personale che non va di pari passo con quella degli ospedali. Non c’è coordinamento tra gli orari delle sale operatorie, quelli dei turni di infermieri e medici o per esempio i tempi di dimissione dei pazienti. Il caos coordinativo e organizzativo pesa tantissimo e nessuno si è mai preso la briga di curare questo fronte delle sale operatorie”. Non a caso, il sondaggio Nursind racconta che per l’81,1% degli infermieri piemontesi pesa una marcata difficoltà nel conciliare i ritmi imposti dalle sedute operatorie con i legittimi tempi di recupero biologico del personale. La mancata puntualità nell'inizio delle sedute (40,5% dei rispondenti) e la carenza di coordinamento nella programmazione (41,4%) aggravano ulteriormente la gestione quotidiana. Il 54% segnala infine una forte conflittualità tra la gestione delle urgenze e il rispetto delle sedute chirurgiche ordinarie programmate.

La conseguenza peggiore, ma quasi scontata, è l’emorragia di infermieri e il segretario Nursind Piemonte conferma: “Prendono una specializzazione e poi vanno nel privato, in cui fai solo interventi d’elezione e quindi sei in condizioni molto più agiate. Nel pubblico, con turni di reperibilità attivati al 70%, praticamente non ti fermi mai”. Poi Coppolella rincara: “Peraltro l’ambiente non sempre è facile e i rapporti spesso sono tutt’altro che idilliaci”. Non per niente, pure l'indagine Nursind evidenzia elementi di criticità nelle relazioni inter professionali con la componente medica, ritenute non integrate o disorganizzate dal 63,7% del campione. Il sindacalista conclude: “Serve un cambio di paradigma. Medici e infermieri lavorano nello stesso blocco operatorio e la programmazione delle sale deve rispettare i diritti, i tempi e la dignità professionale di tutti, nessuno escluso. È vero che qui mancano le aggressioni, ma si subiscono comunque fortissime pressioni e il burnout dilaga, dunque bisogna subito prendere in carico a livello nazionale il nodo delle sale operatorie”.

 

 

 

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