Terapie digitali in crescita, ma in Italia pesa l'assenza di norme
Se ne contano 121 attive in tutto il mondo. Nella Penisola tuttavia ancora non nessuna è stata approvata. Eppure 6 pazienti su 10 sarebbero propensi a usarle su prescrzione medica. Tutti i dati della ricerca condotta dall'Osservatorio Life Scienze Innovation- Politecnico di Milano
L’innovazione digitale sta trasformando profondamente l’ecosistema Life Science, introducendo nuove modalità per generare evidenze, sviluppare terapie e gestirne il ciclo di vita. L’Intelligenza artificiale è sempre più strategica: per il 78% delle aziende farmaceutiche rappresenta oggi una priorità per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari; per il 48% è utile a supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. Ma cresce anche la maturità con cui questa tecnologia viene adottata: in un solo anno, la quota di aziende che utilizza soluzioni di AI sviluppate ad hoc è più che raddoppiata, passando dal 36% al 76%, mentre il 92% ricorre anche a soluzioni di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini. Sono alcuni dei dati emersi nella ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria.
CRESCONO LE TERAPIE DIGITALI
A registrare un balzo in avanti sono le terapie digitali che continuano a svilupparsi a livello internazionale: sono oggi 121 gli interventi terapeutici basati- Dtx su software attivi nel mondo, 9 in più rispetto allo scorso anno. Il 40% riguarda la salute mentale e il 43% viene utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica. In Italia, non sono ancora presenti terapie digitali approvate e commercializzate, ma l’interesse potenziale è alto: 6 pazienti su 10 coinvolti nella ricerca sarebbero propensi a utilizzarle su prescrizione medica e il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle. La fiducia dei pazienti verso queste soluzioni dipende da diversi fattori, tra cui la dimostrazione di efficacia clinica (64%), la garanzia di tutela dei dati personali (63%), il supporto dei professionisti sanitari nella comprensione dei benefici (62%) e la validazione e l’approvazione da parte delle Istituzioni (60%).
L'OSTACOLO NORMATIVO IN ITALIA
L'ostacolo in Italia è rappresentato dall'assenza di una legge di riferimento, anche se il quadro normativo è in evoluzione e potrebbe aprire alla futura rimborsabilità da parte del Ssn delle terapie digitali. Un passaggio importante, considerando che il 75% dei pazienti ritiene che queste terapie dovrebbero essere gratuite.
“L’assenza di terapie digitali approvate e commercializzate in Italia è legata alla mancanza di un quadro normativo di riferimento, oggi finalmente in fase di definizione – ha sottolineato Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio Life Science Innovation –. La proposta di legge approvata dalla Camera rappresenta un passo importante: inquadra le DTx come Software as a Medical Device, ne prevede la valutazione attraverso l’Health Technology Assessment e apre alla possibilità di inserirle nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), rendendole prescrivibili a carico del Ssn. Sarà ora fondamentale definire meccanismi di rimborsabilità adeguati, per favorire l’accessibilità e l’adozione di queste soluzioni anche in Italia, offrendo ai pazienti nuove opportunità terapeutiche, in grado di migliorare la gestione della propria condizione di salute”.
IL RAPPORTO TRA IA E PROFESSIONISTI SANITARI
Altro aspetto sondato dallo studio riguarda il rapporto tra IA e professionisti sanitari da cui emerge ancora un significativo spazio di miglioramento: il 67% dei medici specialisti vorrebbe ricevere comunicazioni meno frequenti ma più pertinenti alla propria specialità e un medico su due segnala un eccesso di contenuti difficili da gestire. Una richiesta di maggiore personalizzazione a cui dati e IA possono contribuire a dare risposta.
IL RAPPORTO TRA IA E AZIENDE FARMACEUTICHE
Per le aziende farmaceutiche, l'IA è una priorità di investimento: il 78% la considera strategica per rafforzare l’engagement dei professionisti sanitari e il 48% per supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e di sperimentazione clinica.
“Le tecnologie digitali, e in particolare l’IA, stanno evolvendo da ambiti di innovazione a infrastrutture sempre più integrate e regolate nell’ecosistema Life Science - ha evidenziato Gabriele Dubini, responsabile ccientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation -. La sfida per le imprese è oggi trasformare queste soluzioni in concrete leve di valore e competitività. Per farlo, il digitale deve entrare pienamente nella strategia e nella cultura organizzativa, nelle competenze e nei processi decisionali. Un’integrazione strutturale è infatti essenziale per sostenere una crescita solida e duratura del settore, accompagnata da strumenti e metriche capaci di misurare il valore e l’impatto generati”.
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