"Il lavoro degli infermieri resta invisibile senza un linguaggio standard"
Il Parlamento, con un emendamento al decreto Pa, focalizza il nodo della mancanza di una tassonomia comunicativa sulla tracciabilità dell'attività dei professionisti. Giurdanella (Fnopi) a Nursind Sanità: "Non è una necessità nostra, ma del sistema"
Eppur si muove. Il nodo del linguaggio standardizzato infermieristico arriva in Parlamento: un emendamento di FdI al decreto Pa e Protezione civile, in prima lettura nelle commissioni Bilancio e Ambiente della Camera, chiede che “entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con decreto del ministero della Salute venga adottato un linguaggio standardizzato infermieristico che contenga gli elementi di integrazione nel Fascicolo sanitario elettronico, di coordinamento e integrazione professionale permanente nonché gli elementi istruttori conoscitivi necessari all’efficienza” del sistema sanitario e “a tutela dei Livelli essenziali di assistenza”.
Insomma, il regolatore politico sembra dare segni di reazione dopo che a luglio scorso la Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) ha adottato il sistema costituito da Nanda International (per la formazione delle diagnosi infermieristiche), Nic (Nursing interventions classification, dunque per gli interventi) e Noc (Nursing outcomes classification per la misurazione degli esiti). Sinteticamente NNN, lo standard considerato più coerente per l’omogeneizzazione del linguaggio infermieristico in Italia.
Per intenderci, i linguaggi infermieristici standardizzati sono sistemi di terminologia uniforme che servono a documentare, descrivere e misurare l’assistenza infermieristica. Averne uno nel nostro Ssn significherebbe rendere chiaro il contributo autonomo del professionista nei processi di diagnosi e cura, ma anche garantire maggiore intelligibilità e dunque sicurezza ai pazienti, riducendo gli errori di comunicazione che possono compromettere gli output clinici. Aiuterebbe pure a favorire il confronto tra professionisti, il monitoraggio e la pianificazione delle attività da parte delle aziende sanitarie e delle istituzioni, nonché l’interoperabilità dei dati tra le varie infrastrutture digitali, a partire dalle cartelle cliniche elettroniche. Si tratterebbe, insomma, di rendere descrivibile la complessità di bisogni connessi a cronicità, fragilità, autocura, multi-morbilità, caregiver, famiglia e comunità di riferimento.
“Il tema è complesso e richiede una filiera di interventi sul tema della tracciabilità delle attività infermieristiche”, spiega a Nursind Sanità Pietro Giurdanella, consigliere del Comitato centrale Fnopi e presidente dell’Opi di Bologna. “Prendiamo ad esempio gli Infermieri di famiglia e comunità: ad oggi compiono milioni di attività ogni mese su ogni territorio che non entrano in alcuno dei flussi che già esistono tra ministero, Regioni e aziende sanitarie. Per inserirle, serve un linguaggio comune con cui comunicarle, dobbiamo sapere come chiamarle. Noi come Fnopi ci muoviamo su più direzioni e a luglio abbiamo pubblicato un razionale che individua il linguaggio scientificamente più supportato, secondo il nostro punto di vista”. Il NNN, appunto. Tuttavia, “abbiamo bisogno della norma, lo standard va adottato dalle aziende e il ministero deve creare dei flussi delle attività che scaturiscono dal linguaggio standardizzato. Siccome bisogna mettere a punto una filiera, poi la lingua comune deve essere a disposizione del Fascicolo sanitario elettronico”.
Secondo Giurdanella, “non si tratta di fare un favore agli infermieri, ma serve al sistema”, benché comunque si tratti di un passaggio che contribuisce alla valorizzazione della professione, anzi “è una questione di dignità, perché si dà all’infermiere il giusto riscontro di ciò che fa e che oggi rimane invisibile come se si lavorasse in catena di montaggio”. Uno dei nodi più discussi è legato al mancato inserimento, finora, delle prestazioni infermieristiche nei Livelli essenziali di assistenza. Giurdanella rincara: “È un altro pezzo della filiera: queste attività diventano esigibili su tutto il territorio se entrano nei Lea e successivamente vanno nei flussi. Nel mezzo, ecco che serve il linguaggio standardizzato”.
Ma il vero vulnus che il consigliere Fnopi vede all’orizzonte è quello della mancata compliance verso uno standard unico: “Ad oggi rischiamo, secondo la nostra mappatura, di avere tre standard diversi di linguaggio, dato che le Regioni hanno bisogno di procedere speditamente all’inserimento delle attività per renderle visibili. E ciò naturalmente sarebbe contrario all’esigenza di omologazione”. Nel frattempo, quest’anno Nanda-I è diventata Inka (International nursing knowledge association), un cambiamento globale che riflette l’avanzamento della conoscenza infermieristica focalizzata sulla diagnosi. Anche se il nome ‘Nanda’ rimane comunque associato al sistema di classificazione delle diagnosi infermieristiche. L’Opi di Roma, dal canto suo, si è portato avanti e nel maggio scorso è stata annunciata una partnership strategica con la stessa Inka, da cui è scaturito l’Inka-Opi di Roma Centro di eccellenza per la Ricerca e la cultura infermieristica (Cecri), ente a sostegno del lavoro internazionale sulle competenze degli infermieri centrate sulle diagnosi, sul linguaggio standardizzato e sulla pratica basata sulle evidenze.
Giurdanella fa notare in ogni caso che ormai "si tende verso Nanda 360". Si tratta in pratica del framework integrato di classificazione e ragionamento clinico ampliato, progettato per assorbire le conoscenze infermieristiche nell'intero processo assistenziale attraverso una base di conoscenze orientata alla valutazione e incentrata sulla diagnosi, che supporta l’elaborazione clinica basata sull'evidenza, e un'assistenza informata al paziente.
Poi c’è il rapporto – non sempre idilliaco – con i medici, che naturalmente hanno già il loro linguaggio standardizzato. “Non vedo problemi – spiega il presidente dell’Opi di Bologna –, d’altronde la stessa Oms Europa invita ad accostare al linguaggio medico anche quello infermieristico, in modo da avere il quadro clinico e assistenziale completo. Noi non tocchiamo gli aspetti clinici e comunque nel sistema dei Drg dobbiamo iniziare a inserire anche le problematiche legate all’assistenza infermieristica”.
Infine Giurdanella non pare affatto preoccupato dal nodo della formazione: “Anzi, gli studenti potranno finalmente vedere una corrispondenza tra ciò che imparano sui banchi in relazione a diagnosi e interventi e ciò che avviene successivamente nei setting di attività concreta. Mentre per gli operatori già in servizio si potrà certamente utilizzare il sistema della formazione Ecm”.
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