22 Settembre 2026

Deficit sopra il 3%: che fine faranno i 5 miliardi chiesti da Schillaci al Tesoro?

La lista dei desiderata del ministro della Salute per la legge di Bilancio era sul tavolo del collega Giorgetti. Ma i numeri Istat che ci inchiodano dentro la procedura d'infrazione Ue costringeranno il governo a rifare i conti. L'economista Cicchetti a Nursind Sanità: "Personale e prevenzione restano le priorità"

Di Ulisse Spinnato Vega
Deficit sopra il 3%: che fine faranno i 5 miliardi chiesti da Schillaci al Tesoro?

Le speranze si infrangono contro il muro dei numeri. Il tanto atteso responso Istat di oggi spegne gli ardori del governo e mantiene l’Italia sopra la soglia del 3% sul deficit-Pil, sbarrandoci la porta d’uscita dalla procedura d’infrazione Ue per disavanzo eccessivo. È questione di un paio di miliardi, ma il 3,1% del 2025, che peraltro vede addirittura, in valori assoluti, una crescita del deficit di 355 milioni rispetto alle previsioni di aprile, accorcia il fiato della prossima legge di Bilancio, decisiva anche in chiave elettorale. E prosciuga il bacino dei desiderata che i vari ministeri avevano già lasciato sulla scrivania del titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Si ridimensioneranno ancor più del previsto pure i 5 miliardi di euro chiesti dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, al collega della Lega. Prima della doccia gelata di oggi, Giorgetti gliene avrebbe forse concessi due o tre, anche per tenere il rapporto tra spesa sanitaria e Pil intorno al 6,3-6,4% ed evitare così gli strali delle opposizioni in campagna elettorale. Adesso, però, i conti saranno sicuramente tutti da rifare e per il Fondo sanitario nazionale rischiano di rimanere solo briciole, divorate peraltro dall’inflazione galoppante.  

L’inquilino di Lungotevere Ripa ha la priorità assoluta di mettere a terra un piano di reclutamento del personale, soprattutto in ottica Case e Ospedali di comunità. Mancano principalmente gli infermieri di famiglia e comunità (Ifec), almeno 7mila sui 20mila che dovrebbero animare le nuove strutture. Ma servono anche 2-3mila medici. Poi ci sono gli ospedali, con le carenze ormai croniche, in primis nell’emergenza-urgenza. Inoltre, il ministro vorrebbe continuare a utilizzare la leva stipendiale delle indennità per rendere più attrattive le professioni sanitarie, con particolare riguardo per alcune specialità. Ma adesso la strada è tutta in salita.

Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore di Altems, Alta scuola di Economia e management dei sistemi sanitari, conferma a Nursind Sanità: "Credo che l’attenzione si concentrerà in particolare sul personale e poi ci saranno gli aggiornamenti contrattuali che assorbiranno una parte importante delle risorse. Si tratta di cose indispensabili e del tutto previste". 


Schillaci avrebbe voluto almeno un miliardo di euro su questo capitolo e un altro sull’aggiornamento dei Lea e delle tariffe ospedaliere per visite ed esami. Ma Cicchetti chiosa: "Ho impressione che nemmeno ci siano istruttorie già perfezionate per quella cifra, sulla base delle richieste giunte e analizzate dalla Commissione nazionale aggiornamento Lea. L’anno scorso sono state messe poche risorse su questo capitolo, è vero, ma ancora manca un Dpcm per poterle utilizzare”.

Poi ci sarebbe il capitolo prevenzione, da potenziare con almeno mezzo miliardo di euro, rafforzando soprattutto le vaccinazioni e gli screening oncologici. L'economista della Cattolica spiega: "Su questo si è sempre concentrata l'attenzione del ministro, che ha dichiarato di voler puntare sulla clausola del Piano strutturale di bilancio di medio termine, che dovrebbe garantire una qualche flessibilità per gli investimenti in area preventiva".

Nella lista delle richieste comparirebbero pure non meno di 400 milioni sull’anno prossimo per la salute mentale, l’autismo, i disturbi alimentari, il fine vita e la non autosufficienza, compreso il Piano nazionale demenze 2027-2031 appena presentato da Schillaci e che prevedrebbe 500 milioni di dotazione nel prossimo triennio. In più, a Giorgetti sarebbero stati chiesti almeno 100 milioni per far partire i grandi ospedali di terzo livello, sui quali anche il Parlamento sta lavorando con una legge delega. Senza dimenticare, infine, la necessità di aggiornare la spesa farmaceutica e di puntellare i parziali progressi fatti sulle liste d’attesa.    

Cicchetti chiosa: "Mi aspetto più che altro qualcosa sul tema non risolto dell’aggiornamento delle tariffe Drg, da cui dipendono anche i contratti del personale nel privato. Serve però che si crei maggiore spazio per lo stesso privato accreditato, altrimenti l’incremento delle tariffe significherebbe soltanto che pago di più le singole prestazioni, ma queste ultime diminuiscono, con ripercussioni negative anche sulle liste d’attesa”.      

Adesso, comunque, i cordoni della borsa inevitabilmente si stringeranno e bisognerà scegliere su quali obiettivi puntare. Tenendo a mente che la sanità è una delle priorità assolute degli italiani in tutte le rilevazioni demoscopiche e diventerà sicuramente materia incandescente durante la campagna elettorale.      

 

 

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