24 Settembre 2026

Demenze, sul nuovo Piano le incognite risorse e farmaci

In attesa dei fondi e delle osservazioni della Conferenza unificata, il ministero della Salute mette in campo le linee del nuovo documento. Cittadinanzattiva a Nursind Sanità: "Occorrono finanziamenti vincolati e specifici". Il neurologo Koch (Santa Lucia Irccs): "Centrale la prevenzione, sia primaria che secondaria. E, in alcuni casi, un approccio intersettoriale alla malattia"

Di Elisabetta Gramolini
Demenze, sul nuovo Piano le incognite risorse e  farmaci

Per ora il documento non è pubblico, ma del nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031 si conoscono almeno le linee di indirizzo. Elaborato dal Tavolo permanente sul tema, insieme a Istituto superiore di sanità, Regioni, società scientifiche e associazioni dei familiari, il testo passerà al vaglio della Conferenza unificata entro il mese di ottobre. La visione proposta dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre scorso, si basa su: un percorso di cura integrato; il riconoscimento dei diritti della persona e la valorizzazione del ruolo dei caregiver.

OLTRE UN MILIONE DI PERSONE CONVIVE CON LA DEMENZA
L'impatto sociale della patologia è sempre più evidente. Secondo le stime, sono circa 1,2 milioni le persone che convivono con una forma di demenza, e di queste oltre la metà è colpita da Alzheimer. A queste si aggiungono circa 900mila persone affette da disturbi cognitivi lievi (Mci). L'impatto complessivo del fenomeno, considerando anche la rete di supporto composta da familiari e caregiver, arriva a coinvolgere circa 6 milioni di persone.

LA NECESSITÀ DI FINALIZZARE LE RISORSE
Il Piano segue in ordine di tempo l’istituzione del Fondo per l'Alzheimer e le demenze, finanziato con 35 milioni di euro per il triennio 2024-2026, che ha avviato alcuni servizi. Ora per sostenere l'attuazione delle misure sul territorio, il Ministero immagina di inserire uno stanziamento nella legge di Bilancio. “Un'efficace risposta all'emergenza delle demenze e dell'Alzheimer richiede decisioni finanziarie nette”, commenta Tiziana Nicoletti del coordinamento delle associazioni di malati cronici e rari di Cittadinanzattiva. “Occorre stabilire se destinare fondi vincolati e specifici per queste patologie oppure far confluire le risorse nel calderone generale della spesa sanitaria. Il rischio è che i finanziamenti si disperdano senza produrre impatti, proprio come già accade con il Piano cronicità, rimasto privo di coperture e affidato alla buona volontà delle singole Regioni”.

FATTORI DI RISCHIO E PREVENZIONE
Un capitolo del Piano si concentrerà sulle azioni mirate per modificare i fattori di rischio, responsabili, secondo le stime, del 39,5% dei casi di demenza in Italia. Di recente, il rapporto della Lancet Commission ha spiegato come il 45% siano prevenibili agendo su 14 fattori, fra i quali ipertensione e sedentarietà. “Un limite del Piano è quello di avere un impianto costruito sulla diagnosi e sulla presa in carico assistenziale tramite i Centro disturbi cognitivi e demenze (Cdcd) e i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) ma quasi privo di un asse di prevenzione primaria”, commenta il professor Giacomo Koch, direttore del laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale della Fondazione Santa Lucia Irccs. “Se metà del carico di malattia – continua – dipende da determinanti come ipoacusia, LDL, ipertensione, inattività e isolamento, la prevenzione della demenza diventa una questione di sanità pubblica intersettoriale, non solo neurologica. A ciò si aggiunge la prevenzione secondaria, biomarcatori e terapie nelle fasi presintomatiche, che impone di ripensare i Cdcd come centri di intercettazione precoce. Aggiornare il Piano tenendo insieme queste due traiettorie, oggi disgiunte, è l'occasione da non mancare”.

I FARMACI E IL NODO RIMBORSABILITÀ
 La scienza intanto si muove. Una prima generazione di farmaci per la terapia dell’Alzheimer risulta già registrata. Si tratta del lecanemab e del donanemab. Entrambi, dopo la fase 3, hanno ricevuto l'approvazione dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema). Ma in Italia l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha negato la rimborsabilità sia a marzo 2026 sia a giugno sulla base di precise motivazioni: innanzitutto che il beneficio sia modesto, ma anche che vi sia il rischio di anomalie di imaging correlate all'amiloide (Aira), oltre a una mancata innovatività e una insostenibilità per il SsnI farmaci, quindi, risultano autorizzati e accessibili solo a pagamento o con programmi aziendali e sperimentazioni. Anche all’orizzonte, in fase 3, il candidato più atteso è trontinemab, un bispecifico ad elevata penetrazione cerebrale e dal rischio Aira marginale. “L'Italia – commenta il professore – rischia di avere, nel presente, dei farmaci approvati ma non rimborsati e, nel futuro, se trontinemab confermerà l’efficacia, di ritrovarsi con lo stesso dilemma su accesso e sostenibilità. Oggi - conclude - la via realistica per i pazienti passa dalla partecipazione dei centri italiani ai trial di fase 3 e nei trial con bersagli terapeutici diversi, come ad esempio quelli che agiscono sulla neuroinfiammazione”.

 

 

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