06 Ottobre 2026

Salute mentale, l'allarme degli psichiatri: "Supporto dedicato solo in 4 Case di comunità su 10"

La Sip spinge per un "modello integrato in cui la nuova rete dell’assistenza di prossimità dialoghi con quella dei Dsm" e dice no "alla costruzione di servizi separati"

Di NS
Salute mentale, l'allarme degli psichiatri: "Supporto dedicato solo in 4 Case di comunità su 10"

Il supporto dedicato alla salute mentale è presente solo in quattro Case di comunità su dieci. È la Sip (Società italiana di psichiatria) a fare di conto, in vista della Giornata mondiale del 10 ottobre. Nel dettaglio, delle 1.715 Case di comunità programmate, 781 hanno almeno un servizio attivo e di queste solo 334 (il 42,8%) servizi di supporto per la salute mentale. Non solo, ma appena 66 risultano pienamente operative secondo gli standard previsti (rapporto Agenas 2026).

 

LA RETE DEI DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE E LE PRESTAZIONI EROGATE
La Sip, però, ricorda anche che c’è la rete specialistica dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm): secondo l’ultimo Rapporto salute mentale del ministero della Salute, nel 2024 sono state quasi 850 mila le persone assistite dai Dsm. Circa 275 mila di questi sono nuovi ingressi nel corso dell’anno e, per 260 mila di loro, si è trattato del primo contatto con i servizi di salute mentale nell’intera vita. Complessivamente sono state erogate oltre 10 milioni di prestazioni, con una media di 13,6 interventi per utente. L’81,7% delle prestazioni viene ancora effettuato all’interno delle sedi dei Dsm e soltanto l’8,3% a domicilio. T

 

LA SFIDA SULLA SALUTE MENTALE
utti dati che - osservano dalla Sip - fotografano la sfida della salute mentale sul territorio: non costruire nuovi servizi separati, ma integrare la nuova rete dell’assistenza di prossimità con quella dei Dsm, mettendo in relazione Case di comunità, Centri di salute mentale (Csm), cure primarie, consultori familiari e servizi sociali.

 

IL MODELLO PROMOSSO DA SIP
In Italia vi sono circa 1200 Csm. A regime, quando le Case di comunità saranno tutte attivate, praticamente avremo un Csm ogni 1,4 Case di comunità. “Si tratta di collegamenti sostenibili sul piano organizzativo”. È questo il modello indicato dalla Società italiana di psichiatria.
“Il modello italiano nasce dalla legge 180 del 1978, il cui principio di deistituzionalizzazione era ed è esattamente quello di cui parla oggi l’Oms – spiega Guido Di Sciascio, co-presidente Sip e direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asl di Bari –. Oggi la sfida è rafforzare la psichiatria di prossimità senza creare nuovi livelli di assistenza separati. Le Case di comunità rappresentano un’opportunità importante per intercettare precocemente il disagio e avvicinare la salute mentale ai luoghi nei quali le persone incontrano il sistema sanitario, ma devono essere fortemente integrate con i Dipartimenti e i Centri di salute mentale, con la medicina generale e con gli altri servizi già presenti sul territorio. Servono équipe multiprofessionali e percorsi capaci di garantire continuità, appropriatezza dell’invio e presa in carico quando necessaria. Sono obiettivi indicati anche dal recente Piano di azione nazionale per la salute mentale (Pansm), per la cui attuazione sono state stanziate nuove risorse: 80 milioni nel 2026, 85 nel 2027, 90 nel 2028 e 30 milioni annui dal 2029; 30 milioni l’anno sono vincolati alle assunzioni a tempo indeterminato”.

 

 

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