07 Ottobre 2026

Ssn, Gimbe: "In quattro anni 'tagli invisibili' per 18,8 miliardi"

Presentato il nono Rapporto della fondazione: il divario tra finanziamento e spesa sanitaria supera i 32 miliardi nel 2027-2029. Appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti e retribuzioni inferiori del 27% sulla media Ocse

Di NS
Foto di Marta Tartarini
Foto di Marta Tartarini

Il diritto alla salute è sempre più condizionato da reddito e residenza dei cittadini. Negli ultimi quattro anni il Ssn ha subito 18,8 miliardi di “tagli invisibili” secondo il nono Rapporto Gimbe, presentato oggi. Il divario tra finanziamento e previsioni di spesa tocca intanto 32,3 miliardi nel triennio 2027-2029 e senza nuove risorse il conto ricadrà su Regioni e persone. Il piano è sempre più inclinato anche sul fronte del personale: 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012. Questo significa che la fuga dal sistema pubblico riguarda ormai un medico su quattro e un infermiere su cinque. Nel frattempo, evidenzia la Fondazione Gimbe, le famiglie spendono di tasca loro 42,4 miliardi per curarsi e troppo spesso rinunciano a visite, esami e terapie.

“SSN HA PERSO EQUITA’ E TEMPESTIVITA’”
“Il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità”, commenta Nino Cartabellotta, presidente della fondazione. Rispetto ai tagli, appunto, secondo Gimbe se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fondo sanitario nazionale/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più.

FINANZIAMENTO TORNA AL 2010
E c’è un altro dato da non trascurare: dal 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Istat, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. Da questo consegue che con il 6,2% del Pil, l’Italia è ultima nel G7 per la spesa pubblica pro-capite, mentre la spesa diretta pro-capite delle famiglie supera la media Ocse del 12,3%. Va detto che gli esborsi pubblici dei Paesi più sviluppati sono in media pari al 7,1% del Pil.

SPESA SUL PIL INCHIODATA AL 6,3%
Il Dpfp 2026, approvato il 2 ottobre, prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Le stime confermano che non c’è alcuna inversione di tendenza: al contrario, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità si riduce. Inoltre, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fsn: 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi. “Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea – osserva Cartabellotta – il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario. In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini”.

QUASI 6 MLN DI PERSONE RINUNCIANO ALLE CURE
Sul versante dei cittadini nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause. “Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie – afferma Cartabellotta – è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute”.

VA UN PO’ MEGLIO SUI LEA
Qualche notizia positiva arriva dall’erogazione dei Lea. Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai livelli essenziali di assistenza, contro le 13 del 2023. Tuttavia, sei delle 18 Regioni “promosse” presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69 e, nello stesso anno, aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami. Come accennato, sul fronte del personale, in 13 anni si sono persi 36,8 miliardi. Nel 2025 la spesa per i dipendenti e convenzionati ammonta a 52,2 miliardi, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Non si tratta di un taglio nominale, ma della differenza cumulativa rispetto a uno scenario ipotetico.

LA CARENZA DI INFERMIERI…
Secondo l’Ocse, l’Italia dispone di 5,8 medici per 1.000 abitanti (media Ocse: 4,0) e si colloca al secondo posto tra i 34 Paesi che forniscono il dato. Tuttavia, dei 339.256 medici censiti dall’Ocse, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel Ssn né frequentano percorsi formativi post-laurea. Per gli infermieri invece il problema è innanzitutto quantitativo: l’Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media Ocse, una dotazione inferiore del 29%. Tuttavia, dei 407.750 infermieri censiti dall’Ocse, almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel Ssn. “Alla grave carenza di personale infermieristico – evidenzia Cartabellotta – si aggiunge il fatto che un infermiere su cinque non lavora nel Ssn: un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti”.

…CHE GUADAGNANO POCO
Secondo i dati della Ragioneria dello Stato, nel 2024 gli infermieri dipendenti del Ssn sono 279.990, pari a 4,75 per 1.000 abitanti, con valori compresi tra 3,75 della Lombardia e 6,78 della Liguria. Anche formazione e retribuzioni restano indietro: 19,5 laureati in infermieristica ogni 100 mila abitanti contro 43,6 della media Ocse e retribuzioni degli infermieri ospedalieri inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto. Il risultato è uno squilibrio strutturale tra le due professioni: 1,2 infermieri per medico, la metà della media Ocse (2,4), con l’Italia al 30esimo posto su 33 Paesi.

CRESCONO I GETTONISTI
Fa da contraltare a questa situazione la crescita del fenomeno dei gettonisti. Nel biennio 2024-2025 il valore dei contratti per servizi di fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi; nel 2025 la spesa è cresciuta del 15% e il valore dei contratti specificamente riferiti al personale medico è aumentato del 62% rispetto al 2024.

 

 

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