14 Ottobre 2026

Menopausa, un tabù caduto solo in parte

Se ne parla di più, ma molte donne continuano comunque a nasconderla. Mentre la percezione come fase naturale della vita comporta una sottovalutazione dei sintomi e dell'impatto su quotidianità e salute. La survey

Di NS
Menopausa, un tabù caduto solo in parte

In parte “sdoganata”, ma non ancora pienamente compresa nella sua complessità. Di menopausa si parla di più, ma sintomi e cambiamenti vengono ancora in parte considerati “normali” e quindi non vengono comunicati al medico, mentre la percezione di essere informate non si traduce sempre in una conoscenza delle possibili conseguenze a lungo termine. È quanto emerge dalla survey di AstraRicerche su un campione di 1000 donne italiane tra i 50 e i 70 anni, in vista della Giornata mondiale della menopausa del prossimo 18 ottobre.


MOLTE DONNE CONTINUANO A NASCONDERLA
Per il 70,6% delle intervistate oggi si parla della menopausa più apertamente rispetto a qualche anno fa, ma il 65,2% considera insufficiente il livello di conversazione sul tema. Il tabù però resiste nei comportamenti: quasi la metà delle intervistate ha fatto almeno qualcosa per nascondere la menopausa, dal celare i disturbi (38,1%) al nascondere una vampata quando si trovava con altre persone (21,1%). Questo si riflette anche nelle persone con cui le donne scelgono di parlarne: di menopausa le donne parlano principalmente fra loro (il 78,5% ne parla con le amiche, il 68,3% con le figlie e il 66,4% con le colleghe). Il confronto è molto meno frequente con gli uomini, dagli amici ai colleghi maschi.

DIALOGO ANCORA INSUFFICIENTE CON I MEDICI
La menopausa è vissuta soprattutto come una fase naturale della vita: lo pensa l’86,6% delle donne, che la considera una fase al pari delle altre. Ma proprio questa percezione, come detto, può contribuire a ridurre l’importanza attribuita a ciò che si vive durante questa fase e a limitare il confronto con il medico.
Il dialogo con il medico rimane infatti ancora insufficiente: il 26,8% delle donne non ha mai parlato di menopausa con un medico e il 21,9% ne ha parlato una sola volta. Tra le donne che presentano disturbi, il 30,8% non ne ha discusso con un medico. La ragione principale di questo silenzio (indicata dal 63,7%) è che si considera la menopausa qualcosa di naturale o non abbastanza importante da portare all’attenzione del medico.

L'IMPATTO DEI SINTOMI
È proprio qui che la percezione della menopausa come fase “naturale” può diventare un limite: ciò che viene considerato normale rischia di essere anche sottovalutato, lasciando in secondo piano l’impatto concreto dei sintomi sulla vita quotidiana e sulla salute a lungo termine. Vampate e insonnia: quando i sintomi limitano la vita di tutti i giorni.
Quasi la totalità delle donne intervistate avverte almeno uno dei sintomi legati alla menopausa, tra disturbi del sonno, vampate di calore diurne o notturne, sbalzi d’umore o calo della libido. Vampate e insonnia rappresentano un carico particolarmente significativo per chi ne soffre (il 40,7% delle intervistate ha oggi disturbi del sonno moderati o severi, il 37,3% vampate moderate o severe): tra le donne che hanno sperimentato questi disturbi, il 62,4% ha rinunciato ad almeno un'attività o l'ha svolta peggio di quanto avrebbe voluto. Nell'ultimo mese, i disturbi hanno limitato in media 4,2 giorni di attività.
Il lavoro è uno dei luoghi in cui la menopausa pesa: il 33,9% fa più fatica a concentrarsi rispetto a prima. E l’impatto è ancora maggiore quando i sintomi sono più intensi: il 32% delle lavoratrici con vampate moderate o severe quotidiane ha giornate in cui rende meno, mentre il 56% di chi dorme male almeno quattro notti alla settimana fatica a concentrarsi.
Le donne però cercano di reagire di fronte ai sintomi. L'86,9% di quelle che hanno avuto vampate ha provato almeno un rimedio, nella maggior parte dei casi attraverso strategie legate allo stile di vita o accorgimenti pratici. Anche per i disturbi del sonno il 92,5% ha provato qualcosa. Oggi, tuttavia, il 42,7% delle donne con disturbi non segue alcun trattamento o rimedio e solo il 9,3% segue una terapia prescritta dal medico. La ricerca evidenzia quindi uno spazio importante per un maggiore dialogo tra donne e professionisti sanitari.
“Non esiste una sola menopausa e non esiste una sola risposta ai suoi sintomi. Accanto alle modifiche dello stile di vita, oggi abbiamo diverse possibilità per aiutare le donne, comprese opzioni ormonali e nuove soluzioni non ormonali, che possono essere valutate in funzione dei sintomi, della storia clinica, delle esigenze e delle preferenze individuali. L'obiettivo non è medicalizzare una fase naturale della vita, ma evitare che una donna debba semplicemente rassegnarsi a convivere con sintomi che incidono sulla sua qualità di vita. Parlare con il medico permette di individuare, insieme, l'approccio più adatto alla singola persona”, ha sottolineato Rossella Nappi, professore ordinario di Clinica ostetrica e Ginecologica dell'Università di Pavia, Policlinico San Matteo, e presidente della International menopause society (Ims).

 

LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE
Uno degli elementi più significativi della ricerca riguarda la distanza tra la percezione di essere informate e la conoscenza effettiva delle conseguenze della menopausa sulla salute. Il 61,1% delle donne si considera molto o abbastanza informata sulla menopausa, ma questa sicurezza non sempre corrisponde a una conoscenza completa. Se infatti il 59,1% associa correttamente la menopausa alla perdita di massa ossea, solo il 24,7% la collega al rischio cardiovascolare, il 24,2% al colesterolo e il 15,1% alla glicemia.
“La menopausa non riguarda soltanto i sintomi che una donna può sperimentare nel quotidiano, ma rappresenta una fase della vita nella quale è importante prestare attenzione anche alla salute nel lungo periodo. Il calo degli estrogeni che accompagna la menopausa si inserisce in un processo di cambiamenti che coinvolge diversi aspetti del benessere psicofisico e della salute, compreso il sistema cardiovascolare e quello scheletrico. Anche sintomi spesso considerati transitori, come le vampate di calore, possono avere implicazioni che vanno oltre il disagio quotidiano. Le evidenze scientifiche mostrano, infatti, che le vampate moderate o severe possono rappresentare un indicatore di un aumentato rischio cardiovascolare. In questo senso, le vampate possono essere considerate la punta di un iceberg: un segnale evidente di un cambiamento più ampio che merita attenzione. Per questo è importante che la donna non si limiti a considerare i sintomi come qualcosa da sopportare, ma li porti all’attenzione del medico, così da poter valutare insieme il proprio stato di salute e le strategie di prevenzione più appropriate”, ha concluso Nappi.

 

 

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