Manovra, cresce il pressing di medici e dirigenti sanitari sul governo
In vista del varo della legge di Bilancio, Anaao chiede che "il richiamo di Mattarella non resti inascoltato. Servono risorse per le rertibuzioni e un piano di valorizzazione del lavoro in ospedale". Fassid: "Bisogna cominciare a ridurre la sperequazione con i camici bianchi e rispettare le sentenze sia su Tfr-Tfs sia sui buoni pasto"
Manovra ai nastri di partenza con il Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio. Il cammino della legge più importante dell’anno si prospetta tribolato per la penuria di risorse rispetto ai problemi del Paese reale. A cominciare dalla sanità, sempre più in affanno. Dopo gli infermieri che già nei giorni scorsi hanno evidenziato le questioni centrali da affrontare per la categoria, oggi sono i medici, ma anche i dirigenti sanitari a farsi sentire.
"RICHIAMO DI MATTARELLA NON RESTI INASCOLTATO"
Anaao-Assomed con il segretario nazionale Pierino Di Silverio ha invitato a non lasciare inascoltato il richiamo di del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e insiste: “Siamo consapevoli che le risorse sono poche, ma proprio per questo vanno spese bene, investendo su chi il sistema lo tiene in piedi ogni giorno, ogni notte, nei giorni festivi, nei pronto soccorso e nelle corsie: i medici e i dirigenti sanitari. Senza professionisti non ci sono cure, e senza cure il diritto alla salute resta scritto sulla carta. Non esiste riforma, non esiste investimento in tecnologia o in nuove strutture che possa funzionare se negli ospedali mancano le persone, o se quelle che restano sono stanche, demotivate e pronte ad andarsene”.
"A questo si aggiunge una questione che non si può più fingere di non vedere. In questi anni il potere d'acquisto delle nostre retribuzioni si è eroso in modo significativo, mentre carichi di lavoro e responsabilità sono cresciuti. Non si tratta di rivendicazioni corporative: si tratta di dignità professionale e della tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale”.
STIPENDI PIÙ ALTI E VALORIZZAZIONE DEL LAVORO IN OSPEDALE TRA LE PRIORITÀ
In concreto, il sindacato dei camici bianchi chiede al Governo e al Parlamento che la prossima legge di Bilancio contenga un aumento reale delle retribuzioni di medici e dirigenti sanitari, che recuperi almeno quanto perso con l'inflazione; un piano serio di valorizzazione del lavoro in ospedale, per fermare la fuga verso il privato e verso l'estero e pari dignità per i dirigenti sanitari, troppo spesso dimenticati nelle scelte di finanziamento. "La sanità pubblica è una priorità assoluta - ha chiosato Di Silverio -: è il momento di dimostrarlo con i fatti, a partire dai professionisti che ogni giorno la rendono possibile. Se le nostre proposte non verranno accolte, la risposta del sindacato sarà immediata e ferma”.
DIRIGENTI SANITARI: "RIDURRE LA SPEREQUAZIONE CON I MEDICI"
Sul fronte della dirigenza sanitaria si è levata la voce di Fassid. Il coordinatore nazionale Giulio Argalia ha messo sul tavolo “alcuni dossier scottanti che – ha sottolineato - rischiano di minare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa, soprattutto in un settore delicatissimo come quello della sanità”. “Innanzitutto – ha spiegato – chiediamo ormai da tre tornate contrattuali di iniziare al colmare il gap in busta paga tra la dirigenza medica e veterinaria e la dirigenza sanitaria non medica che noi rappresentiamo, sperequazione che riguarda in particolare l’indennità di specificità. Servirebbero 150 milioni per sanare questo vulnus, ma ci rendiamo conto che le finanze pubbliche non vivono un momento semplice e tuttavia ci attendiamo, improrogabilmente, un primo segnale. Non è accettabile che, nell’ambito della dirigenza, ci siano professionisti di serie A e di serie B”.
LA BOMBA A OROLOGERIA DELL'EROGAZIONE DEL TSF-TFR
Tra le priorità per la Federazione c’è poi anche una “delle bombe a orologeria sul piano economico che il governo dovrebbe iniziare ad affrontare” e cioè i tempi di erogazione del Tfr-Tfs per chi va in pensione: “Si tratta – ha rimarcato Argalia - di salario differito, quindi parliamo di un diritto costituzionale del lavoratore, che non può vedersi costretto ad aspettare anni per riscuotere ciò che gli spetta. La Consulta è intervenuta più volte per mettere in mora l’esecutivo che ora ha tempo fino a gennaio prossimo per prendere provvedimenti che vadano nella direzione delle sentenze del nostro massimo organo giurisdizionale”.
“Un altro nodo da sciogliere in legge di Bilancio riguarda i buoni pasto. Anche qui i giudici si sono già ripetutamente pronunciati: i dipendenti pubblici ne hanno diritto ogni volta che la prestazione supera le sei ore, a prescindere dal fatto che l’orario sia articolato in turni. E spettano ai lavoratori anche nei giorni di ferie, perché è l’Europa a chiederci di non disincentivare sul piano economico il diritto al riposo. Su questo fronte le sentenze si stanno moltiplicando, le Regioni devono prendere provvedimenti e il governo centrale deve fare da sponda per risolvere il problema”.
IL DOSSIER DEGLI OSPEDALI DI COMUNITÀ
Senza dimenticare il tema degli Ospedali di comunità e della telemedicina: “La digitalizzazione deve portare efficienza e snellezza, ma non può diventare la scorciatoia per evitare di rafforzare gli organici e le loro competenze. Rischiamo altrimenti di avere delle cattedrali nel deserto, strutture vuote e inutili. Invece – ha concluso – servono professionisti formati che possano utilizzare piattaforme e strumenti avanzati, capaci di migliorare gli output di assistenza e cura senza aggravare il carico di adempimenti burocratici”.
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